Al via il progetto "(C) ave canem adotta Meleagro" per gli animali che vagano tra le rovine In tre zone riparate del sito sono state allestite aree con cucce, cibo e acqua Potenza di una consonante. Da "Cave" ad "Ave" è solo caduta una "c", ma il senso è completamente cambiato. Pompei il famoso avviso "Attenti al cane" lha cambiato in "Ciao, amico cane". Pompei antica rende omaggio ai suoi abitanti a quattro zampe, provando a render loro la vita meno grama. I circa cinquanta cani del sito archeologico saranno sotto la diretta protezione del commissario straordinario Marcello Fiori. Il progetto si chiama "(C) ave canem. Adotta Meleagro", come il famoso mosaico della Casa del Poeta Tragico e come leroe che sconfisse un cinghiale grazie al suo cane. È una convenzione che porta le firme del commissario Fiori, della Lega antivivisezione, dallEnpa e dalla Lega nazionale del cane, rappresentate ieri dai presidenti Gianluca Felicetti, Carla Rocchi e Laura Rossi. Presiedeva la presentazione alla stampa del nuovo corso animalista di Pompei, il sottosegretario ai Beni e alle attività culturali Francesco Giro. «Con il commissariamento - ha detto il sottosegretario - in 15 mesi abbiamo fatto di più che negli ultimi tre anni, investendo 30 milioni in cento progetti di tutela e valorizzazione. Non siamo malati di commissarite, qui come a Roma e a Ostia era un atto dovuto. Abbiamo valutato una spesa di 55 milioni, ma mi impegno a chiedere più fondi. Ora sono accessibili solo 40 case su 150, vorremmo aprirne altre 40, anche dialogando con i sindacati. Perché non scavare altri quaranta ettari?». Ma la giornata di ieri, come ha detto la senatrice Rocchi, con un impegno di lungo corso in materia, è stata positiva per lanimalismo italiano. Non aveva tutti i torti. Fiori è il primo allinterno di una pubblica amministrazione a tentare una soluzione a un problema sempre utile per dare la stura alle lamentele su Pompei, ma mai veramente affrontato. Questo anche grazie a unordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri, che dal 10 agosto ha conferito poteri al commissario anche sul randagismo interno allarea. Lobiettivo ultimo è che trovino casa. A cinquanta cani, che ora si chiamano Menade, Odone, Polibia, Plautus o lo stesso Meleagro e che vagano tra le rovine da quando i loro ex padroni se ne sono disfatti, saranno dati oltre a un nome, anche un collare con un numero e il microchip di identificazione per lanagrafe canina regionale, previsto per legge. Anche i cani di Pompei scontano le inadempienze di chi dovrebbe occuparsi di loro istituzionalmente: Comune e Asl. E non avviene solo qui. «Abbiamo scritto centinaia di lettere - dice il commissario Fiori - e ora non voglio sostituirmi a nessuno, ma solo fare qualcosa, laddove chi dovrebbe non fa. Perciò entro tre mesi i nostri cani dovranno essere censiti, controllate le condizioni di salute, microchippati, e con vitto e alloggio. La loro presenza tranquillizzerà invece di allarmare i visitatori, come accade già da quando gli abbiamo messo i collarini». Molti non fanno, in materia di randagismo. Ma il problema avrebbe una scrollata se forze dellordine e magistratura perseguissero con convinzione il reato previsto dalla legge 189 del 20 luglio 2004, che punisce abbandono, maltrattamento, uccisione (fino a 18 mesi di reclusione), combattimenti, sperimentazione, spettacoli o manifestazioni con impiego di animali. Un reato che nella prassi quotidiana di questure e tribunali deve sempre cedere il passo ad altri, ritenuti più gravi e urgenti. Così labbandono è lo sport preferito a Sud. In tre zone riparate del sito archeologico, lontano dai percorsi più battuti dai turisti, sono allestite aree con cucce, distributori di croccantini e acqua per i cani che finora per sopravvivere hanno dovuto frugare nellimmondizia o sono stati nutriti dai volontari vesuviani (mai abbastanza elogiati). Questo finché non arriverà ladozione sui siti di Lav, Lega del cane ed Enpa e anche su quello pronto a giorni www.icanidipompei.com (insieme con www.pompeiisites.org e www.lav.it, completi di foto). Lultima arrivata è Milvia Prisca, una pastorella tedesca diventata madre da poco. Dei cuccioli non cè traccia. «Potrebbero essere stati venduti sul mercato nero», ipotizza Giacomo Bottinelli, responsabile Lav di Grosseto, che per tre mesi con la sua collega di Bari lavorerà per il benessere dei cani pompeiani. Poco dopo infatti eccolo che cerca di mettere il collare anche a un maschio di media taglia, nero, che si allontana pigro. «Ci vorrà qualche giorno per familiarizzare». È così. Ma per il benessere di un cane ci vuole anche altro. Per esempio il lavoro di esperti del comportamento, anche per rendere le adozioni più agevoli e sicure, per cani abituati a vivere liberi e non in appartamento. E una schedatura degli adottanti, che saranno premiati con ingresso gratuito e visita guidata agli Scavi. Ma poi con chi manterranno i contatti per monitorare e, nel caso, restituire il cane? «Controlleremo - assicura Felicetti della Lav - favorendo le adozioni in Italia e poi anche allestero, ci saranno un passaporto europeo e controlli dei nostri corrispondenti nei diversi paesi». Al collare colorato andrebbe affiancato quello anti-leishmania, malattia endemica e grave in Campania. Tutto fa pensare che la cura quotidiana, dopo il primo periodo, sarà affidata ufficialmente ai volontari, che hanno già fatto presenti le loro difficoltà (aggiunte a quelle delle zone di appartenenza). Ma questa è unaltra storia. A una buona iniziativa va detto sempre di sì. E su questo a Pompei, città di una regione "maglia nera" per abbandoni e maltrattamento dei randagi, ieri erano tutti daccordo. (stella cervasio)
NAPOLI - "Adottate i randagi degli scavi". Pompei, iniziativa del commissariato: 50 cani avranno una casa
Il commissario straordinario Marcello Fiori ha lanciato il progetto "(C) ave canem. Adotta Meleagro" per adottare i cani randagi che vagano tra le rovine di Pompei. I cani saranno censiti, microchippati e forniti di vitto e alloggio. Il progetto è stato sostenuto dalla Lega antivivisezione, dall'Enpa e dalla Lega nazionale del cane. Il sottosegretario ai Beni e alle attività culturali Francesco Giro ha detto che il commissariamento è stato necessario per risolvere il problema del randagismo. I cani saranno anche dotati di un collare con un numero e il microchip di identificazione per l'agrafe canina regionale.
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