Nel bicentenario della Pinacoteca una mostra fotografica illustra i danni subiti e racconta le strategie adottate Lo sposalizio della Vergine di Raffaello, che oggi si ammira da poco restaurato nella Pinacoteca di Brera, o la Pala di Montefeltro di Piero della Francesca, sono sfuggiti alle mani del Terzo Reich con uno stratagemma degno di un film dazione. E alla truppe hitleriane fu sfilata sotto il naso anche parte della raccolta di Palazzo Venezia, che il Mussolini della Repubblica di Salò voleva portare in Germania come proprietà privata. Occultata, invece, nella sede milanese della Banca dItalia, complice il direttore. Mosse astute e sangue freddo di alcuni sovrintendenti, spostamenti continui a seconda dellevolversi della guerra, su carri con cavalli, sui camion o sui treni: le storie dei capolavori milanesi salvati dalle bombe nei due conflitti mondiali, stivati nelle ville sui laghi, in centro Italia o in Vaticano, sono avventure tutte da scoprire nella mostra fotografica Brera e la guerra che la Pinacoteca offre in occasione del suo bicentenario. Racconta tecniche di salvataggio e potenza delle devastazioni in città, ma pure gli animi intrepidi di personaggi celebri - i sovrintendenti Ettore Modigliani, Guglielmo Pacchioni, Pasquale Rotondi - e meno celebri - custodi, collaboratori, funzionari - che grazie al loro coraggio misero al sicuro larte in Lombardia. Se nel '15-'18, guerra di trincea e sul fronte, che poco invade le città, si scelse di mantenere in loco le opere imballate (ma poi, alla disfatta di Caporetto, le più notevoli di tutta la regione furono portate comunque a Roma, compreso limponente altare di Volvinio della basilica di SantAmbrogio), drammatiche sono le foto del secondo conflitto, dove le bombe entrano in casa. Milano è tutta macerie. I bombardamenti pesanti degli alleati nellagosto del '43 sventrarono Brera, massacrarono Villa Reale, semi distrussero la sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, colpirono il Castello, la Scala, SantAmbrogio, lAmbrosiana, il Poldi Pezzoli e Santa Maria delle Grazie, dove rimase miracolosamente in piedi il muro del Cenacolo. Ma ci si era attrezzati per tempo. Già la notte successiva alla dichiarazione di guerra, l11 giugno 1940, 32 casse dei dipinti più importanti di Brera - da Caravaggio a Mantegna, da Raffaello a Bramante - avevano preso la via dellUmbria, mentre altre opere della Pinacoteca, del Poldi Pezzoli, del museo della Scala, delle chiese, venivano ricoverate nel sotterraneo blindato della Cassa di Risparmio in via Verdi e nei sotterranei del Castello, oltre che in ville sui laghi. Dopo l8 settembre lItalia centrale e il bresciano divennero pericolosissimi. E iniziarono spostamenti da un rifugio allaltro, in luoghi ritenuti più sicuri: la Valtellina, i laghi Maggiore e di Como, Urbino e soprattutto il Vaticano.