Le ossa degli animali raccontano Lucca Medievale Pestilenze e carestie colpirono la città e venne a mancare il cibo Scoprire le condizioni socio-economiche della Lucca Medievale dalle ossa degli animali. È quello che è successo con il materiale recuperato dal sito archeologico di Palazzo Poggi, in via della Rosa, grazie all'archeozoologia, una scienza relativamente giovane, che si è dimostrata preziosa. Gli studi, condotti dalle dottoresse Laura Landini e Silvia Nutini sui reperti ritrovati dal prof. Michelangelo Zecchini e dal dott. Giulio Ciampoltrini della Soprintendenza per i beni archeologici e realizzati con il contributo della Fondazione Banca del Monte, rivelano una situazione ben chiara. A Lucca nel VI-IX secolo (altomedioevo, epoca di San Frediano) e poi, successivamente, nel XIII-XIV secolo (bassomedioevo, periodo della costruzione della seconda cinta muraria), si stava tutt'altro che bene. Due gravi carestie colpirono la città, insieme a pestilenze e invasioni, durante le quali, per far fronte alla mancanza di cibo, venivamo macellati animali impiegati solitamente per il lavoro (l'asino) o considerati indicatori di status sociale, come il cavallo. I segni di macellazione e disarticolazione presenti sulle ossa ritrovate non lasciano dubbi. «Gli equidi - spiega Laura Landini - non erano specie dedite alla macellazione; la situazione quindi doveva essere di seria difficoltà». E' stato possibile risalire al movimento condotto dall'animale in vita: probabilmente girava in circolo in senso orario trasportando un congegno meccanico di grosse dimensioni (una mola). La situazione del cavallo, invece, è ancora più emblematica. «Le ossa ritrovate - spiega Silvia Nutini -, dimostrano che l'animale era in buona salute. Nonostante questo e nonostante l'affezione umana nei confronti del cavallo, ci sono tracce di macellazione sulle ossa». L'esame dei reperti animali è stato utile anche al Museo anatomico Veterinario di Pisa, come ha confermato la sua responsabile, la dottoressa Alessandra Colo, «per un riscontro determinante che ha contribuito alla ricostruzione della storia anatomica dell'animale domestico». In entrambe le epoche, inoltre, sono stati ritrovati anche resti di cane, che come oggi avevano una funzione di compagnia e guardia delle greggi. Da non dimenticare l'importanza di due reperti: una rosetta basale, la porzione iniziale delle corna di un cervo, con segni di lavorazione da parte dell'uomo, che si pensa sia stata levigata per essere utilizzata come pestello per ammorbidire le carni macellate; e poi i resti di un suino. Il colore, l'usura e la lunghezza della porzione di dentatura, indicano profonde anomalie nella masticazione, dovute al probabile utilizzo di una museruola.