Caro direttore Larticolo di Salvatore Settis del 16 novembre "Il comò che inaugura la svendita dei beni culturali" che parla della commode eseguita dallebanista francese Antoine-Robert Gaudreaus nel 1744 è impreciso, fazioso e banalmente allarmistico. Non cè e non ci sarà nessuna svendita del patrimonio culturale, né mobile né immobile. Come è stato dimostrato nei fatti in questi anni lamministrazione dei beni culturali ha saputo difendere egregiamente il dettato costituzionale che pone a fondamento ineludibile la salvaguardia del patrimonio culturale della Nazione. È impreciso larticolo di Settis perché, volutamente o meno, non riferisce fatti essenziali che hanno caratterizzato la storia di questa vicenda. Non fa capire ai lettori di Repubblica, Settis, che sullargomento esiste una sentenza del TAR Lazio (498707) che accoglie il ricorso della proprietà contro il diniego alla revisione del vincolo. E non dice neanche che lo stesso Ufficio legislativo del MiBAC, che a suo dire sarebbe stato ignorato, afferma in maniera lapidaria che «la sentenza non merita appello». Settis non riferisce che la questione è stata sottoposta allesame del Comitato tecnico scientifico per il Patrimonio artistico ed etnoantropologico che deve essere obbligatoriamente sentito in casi del genere e che gode di piena autonomia scientifica. Non dice che il Comitato è un soggetto terzo dellAmministrazione, costituto da personalità del mondo della cultura. Figure sulla cui serietà professionale non ci sono e non ci possono essere dubbi. Perché non parla di tutto questo? Perché si limita ad affermazioni apodittiche che poco hanno a che vedere con la realtà? Difficile dirlo, ma chiunque può farsi la sua idea. Di certo, le cose stanno in maniera molto diversa da come sono state rappresentate da Settis. Questopera arriva in Italia nel 1962. Nel 1984 lUfficio esportazione di Roma ne nega la libera circolazione, perché considera lopera di altissima qualità (quale è); il parere viene confermato dallallora Comitato tecnico scientifico e nel 1986 segue un provvedimento di vincolo. Dopo varie schermaglie giudiziarie, pareri del Comitato e accidenti vari, nel 2007 la proprietà chiede una revisione del vincolo. Revisione che viene negata affermando, tra laltro, che la commode sarebbe un tipico esempio dellebanisteria francese e dellarte italiana del XVIII secolo (AGS, prot. ct 2757707). Sulla base di queste considerazioni e di altro, il TAR dà ragione ai ricorrenti con la sentenza di cui sopra. Il Comitato, allora, viene di nuovo chiamato a esprimersi e riconosce anche sulla scorta della dotta relazione di Alvar Gonzales-Palacios, illustre studioso della materia, dellottobre 2008 che «la stessa provenienza dimostra come questo mobile non abbia non solo alcun rapporto con lo sviluppo dellebanisteria italiana ma anche con la storia di questo paese e con le sue collezioni storiche. È dunque da escludere che essa possa far parte del patrimonio artistico italiano e si deve affermare senza alcun dubbio lassenza di ogni legame, diretto o indiretto, con le arti decorative della penisola». Dopodiché lAmministrazione dei Beni culturali e per essa la Direzione generale competente dà esecuzione alla sentenza del TAR. Dove sta la svendita? Cosa cè di drammatico a dare esecuzione a una sentenza e a un parere di un Comitato tecnico scientifico? Forse vanno bene solo alcune sentenze? Quelle che ci fanno piacere? Spiace che uno studioso della levatura del professor Settis si trasformi in un polemista che privilegia lideologia e lattacco pregiudiziale a una serena e obbiettiva proposizione dei fatti.