Nel 2006 tolti i vincoli a quattro arazzi Gobelins della famiglia di Carla Bruni Il comò di Antoine-Robert Gaudreaus è in un magazzino di via Acuto, a Roma, fra la Tiburtina e la Nomentana, immerso nel frastuono del vicino Raccordo anulare. Attende la propria sorte. Finirà o no allestero, come chiedono i suoi proprietari e come hanno autorizzato i vertici del ministero per i Beni culturali, allo strabiliante prezzo di 15 milioni di euro? Oppure resterà in Italia, come prescriverebbero - ha denunciato ieri su queste pagine Salvatore Settis - molte norme, fra le quali il Codice dei beni culturali? Lo scontro è al calor bianco e attraversa le sale del Collegio romano, sede del ministero, dove vi sarebbe un conflitto fra la Direzione generale di Roberto Cecchi e lUfficio legislativo. Ma dove in subbuglio sono anche altri uffici: molti, infatti, sono stati i messaggi di solidarietà a Settis. In gioco ci sono i precetti della tutela: si possono esportare o vendere allestero opere darte di grande valore, opere da molti decenni in Italia, dunque sottoposte alle norme italiane anche se realizzate da artisti non italiani? Oltre al Codice Urbani, citato da Settis, cè la legge Bottai del 1939 e persino la legge alla base di tutto il sistema di salvaguardia del patrimonio artistico in Italia, varata nel 1909, che impongono regole severissime. Ieri, a difesa delloperato della Direzione generale, sono intervenuti i membri del Comitato tecnico scientifico, un organo consultivo del ministero (ne fanno parte Marisa Dalai, Carlo Bertelli, Caterina Bon Valsassina e Orietta Rossi Pinelli), che in un primo tempo aveva espresso parere negativo a chi chiedeva di rigettare il vincolo sul prezioso mobile (marzo 2007). Successivamente (aprile 2009) lo stesso Comitato ha dato un parere positivo allesportazione sulla base di una relazione di Alvar Gonzales Palacios, storico dellarte e grande esperto di arti minori. «Mi sorprende che il professor Settis, che conosce bene la qualità professionale di chi fa parte del comitato di settore, pensi che persone di questa qualità si mettano a svendere il patrimonio nazionale», insiste Carlo Bertelli, storico dellarte. In una lettera, lAssociazione Antiquari dItalia chiede che si distingua «ciò che è veramente importante per il patrimonio artistico da ciò che spesso viene notificato in ragione di unonnivora ingordigia». Il comò che sta per prendere la via dellestero è stato realizzato nel Settecento da un ebanista di Luigi XV, re di Francia. Dopo aver girato per le case di molte famiglie illustri, arriva in Italia dallEgitto nel 1962. Entra poi nel patrimonio della Edmond J. Safra Philanthropic Foundation, che ha sede a Vaduz, nel Liechtenstein. Nel 2006 questa fondazione incarica lavvocato romano Giovanni Ciarrocca di ottenere la cancellazione del decreto di particolare interesse storico-artistico. E lavvocato si è dato da fare. Ma quante sono le opere darte, realizzate da pittori o artigiani non italiani, che però sono nel nostro paese, a rischiare lespatrio? Un monitoraggio preciso non cè. Secondo Italia Nostra sarebbero tante. E il pericolo più concreto è che si allarghino le maglie della tutela. Negli annali delle opere esportate figurano pezzi molto pregiati. Qualcuno ricorda che nel 2006 sono stati tolti i vincoli a quattro arazzi Gobelins che ritraggono le quattro stagioni, di proprietà dei Bruni Tedeschi, la famiglia di Carla, moglie di Nicolas Sarkozy. Lo stesso avvocato Ciarrocca ha chiesto di eliminare il vincolo su sei arazzi di Beauvais, che ritraggono le conquiste di Luigi XIV. Gli arazzi sono stati notificati nel 1939 e facevano parte della collezione del principe Marcantonio Doria dAngri. Poi sono transitati nella villa di Achille Lauro, 'o comandante, sindaco di Napoli negli anni Cinquanta. Analoga domanda è stata inoltrata per un quadro cinquecentesco del pittore Bernardo Van Orley, di proprietà di un celebre antiquario romano, Cesare Lampronti. La tela proviene da Palazzo Frizzoni, sede del Municipio di Bergamo, ed è stata notificata negli anni Sessanta. Secondo Settis, la vicenda del comò spinge in direzione di una forte deregulation in materia di tutela. Le associazioni di salvaguardia del patrimonio ricordano i provvedimenti, poi naufragati, che introducevano un "archeo-condono", quella specie di sanatoria per chi si fosse dichiarato in possesso di reperti provenienti da scavi. Non ci sono altre iniziative di condono, ma nellottobre scorso si è tenuto un seminario a Milano che ha rilanciato la proposta e al quale ha partecipato Valentina Aprea, Pdl, presidente della Commissione Cultura della Camera. Sullesportazione del comò Giovanna Melandri del Pd ha presentato uninterrogazione. Mentre Italia Nostra ha avviato un ricorso legale. Inoltre lassociazione di tutela, dice il presidente Alessandra Mottola Molfino, «chiederà gli atti per conoscere cosa è avvenuto allinterno del Comitato di Settore e degli uffici del Ministero». La partita sul pregiato mobile, che attende silenzioso in un deposito alla periferia di Roma, non è ancora conclusa.
la Repubblica
17 Novembre 2009
Dopo lallarme lanciato da Salvatore Settis in difesa del vincolo sui nostri beni artistici, crescono le polemiche fra gli studiosi. E spuntano altri casi
FR
Francesco Erbani
la Repubblica
Il comò di Antoine-Robert Gaudreaus è in un magazzino di via Acuto, a Roma, fra la Tiburtina e la Nomentana, immerso nel frastuono del vicino Raccordo anulare. Attende la propria sorte.
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