Scherzi del destino. E grandezza del Comune (di una volta). Dopo quasi due anni di promesse e di rimpalli di responsabilità, una nuova scoperta potrebbe cambiare la storia dei «Sette savi», i giganti in pietra scolpiti da Fausto Melotti nel 1960 che ora giacciono in uno scantinato del Carducci. Fu la scuola, e quindi il Comune di Milano, a commissionare l'opera all'artista. Nessun regalo, dunque. Ma una commessa. E ora il classico di via Beroldo può partire con le rivendicazioni: «I savi sono nostri, adesso vogliamo riportarli al vecchio splendore». Riassunto delle puntate precedenti. Nel '61, i «savi» di Melotti fanno il loro ingresso nel cortile del Carducci. Nel '64, imbrattate da alcuni studenti, le statue vengono spostate in un deposito. L'autore se ne rammarica, e nel 1981 ricostruisce l'opera per il Pac. Oblio assoluto fino al 2008: dopo oltre quattro decenni di incuria, gli studenti scoprono che abbandonati e decapitati in un garage del Carducci ci sono i sette savi «donati» da Melotti nel 1960. Esplode la polemica, Comune e Provincia si accordano per il restauro, interviene l'ex carducciano Gerry Scotti che offre il suo contributo. Poi, più niente. Se non la denuncia della famiglia Melotti e della figlia dello scultore, Marta: «Che senso ha riportarli in una scuola che se ne è disinteressata per oltre quattro decenni?». I Savi: un dono mal conservato, pareva. Ma ora le cose cambiano. Grazie alla scoperta di una «mamma detective». Elisabetta Pellarin, vicepresidente del consiglio di istituto, ha trovato le prove che assegnano l'opera alla scuola: le carte del Comune. È del 23 novembre 1960 il contratto con cui l'amministrazione milanese, «ripartizione lavori pubblici», commissiona al professor Melotti una «fornitura di gruppo scultoreo alla sede del liceo ginnasio Carducci di via Beroldo». Compenso per l'artista: 5 milioni e 850 mila lire. Una cifra colossale per l'epoca. C'è anche il rendering originale. E, in calce, l'ok dei tecnici del Comune («archistar» di allora: Piero Portaluppi, Marco Albini e Renzo Gerla). Caccia ai documenti originali: «Non potendo accedere all'archivio della scuola e sapendo che l'istituto non aveva mai inventariato l'opera, ho chiesto tutte le autorizzazioni per entrare nell'archivio civico. La risposta è arrivata girato l'angolo, in via Grazia Deledda, dove ho trovato il fascicolo. Non era mai stato richiesto da nessuno». Le statue alla scuola. E quindi, alla Provincia (che dal '96 ha acquisito tutto gli istituti superiori della città e dell'hinterland). «Ormai non c'è più un dubbio, qualcosa si deve muovere, ma all'interno del nostro istituto», ribadisce Elisabetta Pellarin. L'associazione degli ex carducciani aggiunge: «La vicenda si è finalmente chiarita, l'opera fu espressamente commissionata e realizzata per abbellire il Carducci. A questo punto la destinazione delle statue deve essere di nuovo il liceo. In questo modo 'I sette savi', oltre a divenire una presenza familiare per gli studenti, sarebbero visibili alla cittadinanza e costituirebbero un arricchimento di grande prestigio per la zona e per la città». Unghie affilate. Ma adesso si aspettano la contromosse della famiglia Melotti.