In provincia di Siena scoppia la guerra degli ecomostri. Siena. "Mai più un caso Monticchiello. In Toscana non sarà più possibile vedere sorgere seconde case in un territorio che l'Unesco considera patrimonio dell'umanità". Era il 2006 quando il governatore della regione Toscana Claudio Martini pronunciava queste parole. Eppure non lontano dalla Valdorcia, altre splendide campagne meta di turisti da tutto il mondo, sono state violate da amministratori e costruttori. A Casole d'Elsa, in provincia di Siena, già dal 2007 cominciano a piovere avvisi di garanzia per abusi edilizi e inquinamento, uno di questi arriva al sindaco e un altro alla direttrice dell'ufficio tecnico del comune. L'associazione Italia Nostra ha presentato un ricorso al Tar contro una variante al piano di recupero di San Severo, località nel comune di Casole, approvata dal consiglio comunale lo scorso giugno: "Si tratta di un vero scempio ambientalista, con un agglomerato di villette, per un totale di 55 appartamenti, ricavati dove sorgeva un antico podere di pregio", denuncia l'associazione. La procura di Siena ha già stabilito la demolizione di cinquemila metri cubi del complesso edilizio e le ruspe hanno cominciato il lavoro da pochi giorni. Sparirà anche un laghetto abusivo, ma se il ricorso di Italia Nostra andasse a buon fine ci sarebbero altri settemila metri cubi da distruggere. E non è tutto. Perché in quella pioggia di avvisi di garanzia, ben quattro cantieri sequestrati sulle colline senesi, ce n'è anche uno per il sindaco Piero Pii, alla guida di Casole per ben dieci anni. Nel 2007, quando la procura di Siena comincia a muoversi, il primo cittadino è cambiato: il sindaco è Valentina Feti, anche lei ex Ds poi entrata nel Pd, per tutti a Casole il "delfino" di Pii. La Feti non è stata ricandidata dal partito lo scorso giugno e il Pd ha perso, seppur per una manciata di voti. Una cosa strana in provincia di Siena. Eppure succede. A vincere con una lista civica alleata al centrodestra è stato, colpo di scena, il vecchio sindaco comunista Piero Pii. E ora dovrà risolvere i problemi urbanistici di Casole, proprio lui che ha ammesso in Consiglio comunale di aver lavorato da consulente per una delle ditte impegnate nel "recupero" di San Severo, uno dei cantiere finiti sotto la lente di ingrandimento della magistratura, quello dei 55 appartamenti nel podere di pregio. Per salvare almeno le apparenza, Pii ha deciso di non partecipare al voto mentre l'assemblea impegnava il Comune (con il "no" del Pd) a farsi economicamente garante con la ditta per la demolizione dei metri cubi in eccesso. Con il ricorso Italia Nostra chiede l'annullamento del piano di recupero perché "la responsabile dell'ufficio urbanistica ha tenuto una condotta chiaramente volta ad agevolare la definizione del procedimento in termini favorevoli alla società Toscana Real Estate, proprietaria dell'area e committente dei lavori". Per il legale dell'associazione Gianluigi Ceruti "si tratta di gravi illeciti e presto ci sarà qualche rinvio a giudizio: qui abbiamo un problema di cementificazione addirittura superiore allo scandalo di Monticchiello". Italia Nostra attacca anche la giunta regionale: "Mentre questi scempi venivano costruiti dov'era la Toscana per non accorgersi di nulla?". Intanto Martini, come il suo predecessore Vannino Chiti, si è sicuramente accorto dei danni ambientali causati dai lavori dell'Alta velocità nel Mugello, perché la Corte dei Conti ha inviato degli inviti a dedurre ai due politici e a tutti i membri delle giunte dal 1990 al 2000. Gli inviti a dedurre non sono avvisi di garanzia ma segnalano la fase preliminare di un procedimento in corso. Non c'è pace urbanistica in Toscana. Sono recenti i casi di Firenze, prima l'affaire Castello e poi la vicenda Quadra, che sono seguiti a quello ancora più inquietante di Campi Bisenzio, la cosiddetta Appaltopoli con un "cartello d'imprese" e i suoi 27 imprenditori imputati per associazione a delinquere, turbata libertà degli incanti e truffa. Dalle trecento intercettazioni telefoniche di Appaltopoli emersero anche riferimenti a "un fatto di sangue" avvenuto in Calabria e legato alla 'ndrangheta. Non sono più in pochi, qui tra le curve dove fu girato "il Sorpasso" di Dino Risi ad essere d'accordo con Italia Nostra, convinta che "che ci sia davvero un'emergenza urbanistica, anzi di mal urbanistica in Toscana".