CÈ una lucida follia nel modo in cui il Governo sta portando avanti il suo progetto di scaricare i costi della crisi sui lavoratori dipendenti e i pensionati. A dispetto dei reiterati proclami sulla ripresa, la cruda realtà dei fatti ci descrive un paese più povero dove sono stati cancellati centinaia di migliaia di posti di lavoro, dove crollano i consumi anche dei beni di prima necessità e crescono a dismisura le disuguaglianze in una logica dallentamento della fedeltà fiscale che va a colpire il reddito da lavoro dipendente e da pensione. Non stupisce allora che, dopo lo scudo fiscale, la priorità venga individuata nella riduzione dellIrap sino ad arrivare allultima stesura della riforma dei servizi pubblici locali che, di fatto, determina la privatizzazione di questi servizi svuotando di significato qualsiasi ruolo pubblico anche solo nelle fasi di regolamentazione e controllo. Parliamo di servizi essenziali che riguardano da vicino la vita concreta delle persone e che rappresentano una componente fondamentale dei diritti di cittadinanza e dello sviluppo del territorio. Parliamo di risorse indispensabili come lacqua la cui accessibilità va assicurata in termini universalistici; ma parliamo anche del diritto alla mobilità che solo un sistema di trasporto pubblico locale e regionale adeguatamente finanziato con soldi pubblici può garantire. Le modifiche allarticolo 23 bis imprimono un colpo di acceleratore ai processi di privatizzazione portati avanti con furia ideologica sino a mettere in discussione persino gli sviluppi realizzatisi nei processi industriali e aggregativi sino a oggi maturati. Ancora una volta si evince in modo chiaro la direzione di marcia. Perché naturale conseguenza di unesasperata logica di privatizzazione è che a pagare i costi saranno tutti i cittadini, in termini di maggiori tariffe e minori controlli, senza contare che la qualità dei servizio andrà di pari passo con il tentativo di scaricare sul lavoro le logiche del profitto. Se poi aggiungiamo lesplicita intenzione di costringere i Comuni a liberarsi sottocosto delle quote delle Società partecipate, il cerchio si chiude e si delinea in modo chiaro un esplicito obiettivo di ridurre al minimo termine la rete delle tutele sociali anche a livello locale. Rispetto a questo scenario la Cgil confederale condivide e sostiene le categorie del Pubblico Impiego impegnate a scioperare il 18 novembre a difesa dei lavoratori che operano nel ciclo integrato dei rifiuti contro i rischi di precarizzazione contrattuale, ma anche a tutela di un servizio continuamente esposto alle emergenze ambientali. Con larticolo 23 bis modificato risulterà residuale e sostanzialmente impraticabile lipotesi gestionale del "in house", ovvero del totale controllo pubblico, mettendo in discussione le soluzioni organizzative consolidate che a partire da Amiu hanno saputo garantire servizi qualitativamente adeguati con piani tariffari contenuti. Si fa un gran parlare di Federalismo Fiscale e poi si espropriano le amministrazioni a livello decentrato non solo delle risorse necessarie, ma anche della stessa possibilità di scelta mettendo definitivamente in soffitto il ricco patrimonio di esperienze a livello territoriale. Il 18 novembre è una data importante per ribadire il valore del lavoro pubblico e confermare la nostra convinzione che il ciclo integrato dei rifiuti deve essere gestito secondo logiche industriali senza che questo debba significare lasciare ai privati il monopolio del settore. Anche gli Enti Locali sono chiamati a fare la loro parte e come ha già fatto la regione, che ha legiferato in materia ignorando quanto previsto dallarticolo 23 bis, devono far sentire la propria voce, respingendo al mittente ogni tentativo di privatizzazione indiscriminato. Segretari Cgil, Genova