Con una poco appropriata missiva inviata al «Foglio» di Ferrara il ministro Bondi offende il presidente della Repubblica, gli artisti accusati di pregiudizio politico e servaggio, tratta i soldi pubblici come privati, volgarizza citazioni. Il movimento emergenza cultura Movem09 prepara nei suoi confronti una denuncia collettiva Quello che colpisce della lettera del ministro Bondi al Foglio (che sia un apocrifo di Ferrara? un esercizio di stile? ma non risultano smentite ufficiali) non è tanto l'infimo livello dell'attacco agli artisti che ormai è diventato un luogo comune da non meritare confronto dialettico, quanto pensare che, come un grazioso dono del sovrano, spetti al ministro decidere se concedere o meno i finanziamenti, in quanto provengono non da capitali privati ma da fondi pubblici anche se in quantità che ci pone agli ultimi posti tra i paesi europei. La lettera pubblicata dal Foglio è molto più offensiva nei confronti del Presidente che non degli artisti, perché le loro dichiarazioni portavano a definirlo una delle poche persone per cui ci si sente fieri di essere italiani (e nel passato gli artisti hanno deciso chi andare a incontrare e chi no). Il linguaggio di Bondi, come ad evocare una corte dei miracoli, evidentemente è influenzata dall'atmosfera governativa. Nella Sala dei Corazzieri durante la Giornata dello Spettacolo il ministro Bondi appare sorridente accanto al presidente Napolitano che consegna il premio Vittorio De Sica postumo alla moglie di Mike Bongiorno, ma è molto meno accondiscendente quando si tratta di ripensare all'evento alcuni giorni dopo, e prende di mira la portavoce degli artisti Giovanna Mezzogiorno che, guarda caso, il giorno prima alla conferenza stampa di presentazione del film La Prima Linea di Renato De Maria ha ben saputo rispondere a ogni domanda con grande lucidità tanto da far emergere i punti oscuri del contesto sociale in cui avvennero quei fatti. Un attacco frontale simbolico. Viene il dubbio che ogni volta che il governo perde il controllo della diffusione di notizie o di elaborazione, perde anche le staffe. L'attrice Giovanna Mezzogiorno, premiata anche lei con il De Sica, come Massimo Ranieri, si è fatta portavoce del cinema per chiedere finanziamenti pubblici da destinare soprattutto alle opere prime. E in quanto al reintegro del Fus lanciato e poi nascosto e poi rilanciato («quasi quasi non glieli concedo») temiamo che si tratti della solita tecnica della promessa mai mantenuta, poiché non si conoscono i tempi con cui questi oboli saranno erogati. Né con quali criteri siano stati suddivisi quei risicati provvenimenti straordinari per un totale di 60 milioni in 25 per gli enti lirici, 24 al cinema. 1.8 al teatro 800 alle attività all'estero e uno alla danza. Giovanna Mezzogiorno fa sapere di non avere nulla da commentare in merito, poco prima di partire per gli Usa dove inizia la promozione di Vincere! di Bellocchio, film imprescindibile di quest'anno. Anche l'Associazione per il teatro italiano, artisti, operatori e tecnici, ritiene che ci si debba rifiutare di rispondere «a un interlocutore di tal fatta... non scatenare un confronto con un siffatto personaggio, che pure è ministro della Repubblica, e interrompere qualsiasi dialogo con il governo (leggi tavoli permanenti). Chiedere, poi, esigere, che l'opposizione faccia il proprio mestiere e prenda posizione rispetto alla gravità inaudita dei contenuti pubblicati. Dovrebbe inoltre avvertire il dovere di non scrivere menzogne: non è vero, infatti, che il Fondo unico dello spettacolo - dopo i micidiali tagli dei mesi scorsi - sia stato reintegrato, così come non è vero che la legge per lo spettacolo da lui prevista liberi «il servo-artista» dal giogo del Potere. In tale proposta di legge, distante anni luce da tutti i princìpi fondamentali sanciti dagli organismi internazionali ed europei in tema di diritto e tutela dell'arte e dello spettacolo, si registra tra l'altro un incredibile accentramento di poteri nelle mani del ministro stesso e del Presidente del consiglio dei ministri». Il segretario generale della Uil beni culturali Gianfranco Cerasoli definisce «sconcertante» la lettera. I termini usati dal ministro «lo qualificano drammaticamente» e dimostrano che «se c'è qualcuno che non ha capito il valore della cultura in tutte le sue forme e ne dovrebbe prendere atto, questo è proprio lui, che corre il rischio di essere ricordato quale il peggiore della storia Repubblicana. Giovanna Melandri definisce la lettera «una miscela tossica ed indigeribile, in cui il delirio di onnipotenza si mescola al disprezzo nei confronti delle donne e degli uomini che oggi in Italia, tra mille difficoltà, producono cultura». Il Movimento emergenza Cultura Spettacolo e Lavoro (Movem09) che raccoglie 40 associazioni professionali della cultura e dello spettacolo chiede le dimissioni immediate del ministro Bondi e fa proprio il comunicato lanciato dall'Associazione per il Teatro Italiano e nel contempo ha dato mandato ai propri legali di definire, a termini di legge, una denuncia collettiva da presentare nelle sedi opportune.
Lettere cortigiane per affondare l'arte
Il ministro della Cultura, Bondi, ha scritto una lettera al Foglio di Ferrara in cui ha attaccato gli artisti e il Presidente della Repubblica, definendoli "servi del potere" e "pregiudizialisti". La lettera è stata considerata offensiva e ha scatenato una forte reazione da parte degli artisti e delle associazioni professionali della cultura e dello spettacolo. Il Movimento emergenza Cultura Spettacolo e Lavoro (Movem09) ha chiesto le dimissioni immediate del ministro Bondi e ha lanciato una denuncia collettiva contro di lui.
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