La coreografa tedesca a Roma nel nuovo Maxxi ROMA Ore 20.30. Venerdì. Manca ancora qualche minuto per arrivare all'ingresso del nuovo Maxxi di Zaha Hadid, ma già la parte più alta della sua sagoma luminosa accende di bianco la notte. Eccoci. Molta gente passeggia dentro e fuori dall'edificio in attesa che nel «Museo delle Arti del XXI secolo», pensato come luogo pluridisciplinare dedicato alla creatività contemporanea, inizi la performance della compagnia di Berlino di Sasha Waltz organizzata con il sostegno della Fondazione Romaeuropa: è l'evento che ancora oggi accompagna per due volte, alle 16 e alle 21, la presentazione del nuovo Maxxi al pubblico, in anteprima sull'apertura definitiva di maggio. L'impatto visivo con la nuova struttura apre il respiro, sensazione così necessaria in questi tempi difficili, qualcosa che l'arte e gli artisti, bene prezioso e non accattone, possono offrirci. Da dentro il Maxxi ci invita. La luce attraversa le grandi vetrate cominciando a svelare da fuori alcune onde dello spazio fascinoso e labirintico ideato dall'architetto iracheno. Uno spazio nel quale, da qualunque punto lo si osservi, sembra scorrere un flusso di movimento invisibile, un moto dinamico sorprendente che chiama alla scoperta. Il cammino tra scale e stanze e luoghi che si aprono alla vista è un viaggio personale. I visitatori salgono e scendono, scoprendo, ognuno per sé, prospettive in fuga, balconi da cui lasciare fuggire lo sguardo tra vetrate, grate e altre scale. È un allenamento della percezione. In questo incrociarsi vociante di persone e di occhi, si è avvisati che la performance sta per iniziare. Non è detto da dove. Le azioni sono molte. A ogni spettatore il suo percorso. All'annuncio, mi trovo a un passo dalla grande vetrata obliqua, fantasticamente spiazzante, della sala più in alto. Una bella donna in nero si aggira per lo spazio: è la violoncellista Frances-Marie Utti, suona il cello con due archetti e nella sala bianchissima in alto, davanti a una fila ondulata di piatti per terra, toccherà da lì a poco il suo strumento mentre altrove avviene la danza. Le installazioni sonore sono curate da Hans Peter Kuhn. Funzionano da richiamo. Il rumore delle percussioni che viene dal basso ci riporta su una delle balconate tonde che avvolgono il percorso delle scale: ci affacciamo per riscoprire dall'alto lo spazio dell'ingresso dove ora altro pubblico circonda danzatrici in abito nero. Si avvolgono in movimento rotatorio, anche loro abitate da quella ipnotica energia circolare che pervade lo spazio. La violoncellista suona. Risalgo. Mi siedo per terra con le mani appoggiate sulla striscia di vetro trasparente che rivela sotto altri spazi: laggiù quattro donne in nero creano nel bianco con la loro danza una croce, le vediamo dall'alto, i capelli lunghissimi di stoffa che le legano una all'altra, i corpi protesi all'esterno verso la libertà. Il giro continua. Danzatori in chiaro camminano contro le pareti, altri danzano dai vetri. La musica è in movimento come la danza, archi, percussioni, trombe che si spostano rivelandoci nuovi luoghi. Waltz: «Lo spazio è la prima espressione di un pezzo. Contiene il suo nucleo tematico». Gli interventi di Waltz al Maxxi abitano per buona parte del lavoro il Museo per frammenti, decostruendo e ricostruendo nel corpo le forme scelte da Hadid. Waltz, che ha inaugurato a marzo con la danza anche il Neues Museum di Berlino, ha intitolato la performance Dialoge 09 - MAXXI. Decostruction I. L'idea del 'dialogo' e della decostruzione è portante: dialogo tra le arti, qualità della comunicazione tra il pubblico e gli artisti. Il visitatore guarda i frammenti come opere di un museo, sosta o si affretta, si innamora o si distrae. Tante danze per tanti luoghi. Tutto sembra pacificamente esaurirsi in bellezza. Ma Waltz è un'artista corrosiva sotto la forma. Basta osservarla come si aggira per il Museo tra le performance dei suoi danzatori, regista presente che ci porta senza che ce ne accorgiamo verso il colpo d'ala finale. Siamo nella sala oblunga a pianterreno. Le donne sono in abito lungo color carne, danzando bei duetti. Tra un po' si andrà via, pensiamo. E invece no: d'un tratto tutto diventa corale, le corse verso le pareti finiscono in arrampicata in fuga, le cadute diventano drammatiche, il gruppo avanza, travolge lo spazio. Ventilatori giganteschi si mettono in moto, riempiendo lo spazio con violenza acustica, si odono urla, si sente un «achtung achtung» che risveglia memorie. Le danzatrici scartano mazzi di fiori recisi: crisantemi gialli che formano per terra una striscia larga e lunga. È una striscia che separa. I danzatori sono ormai tutti lì. Tutti vicini una accanto all'altro con i piedi a un passo dalla striscia di fiori. Alzano il braccio, fanno finta di sparare oltre i fiori, verso uno dei muri che fa da parete allo spazio. E poi quegli stessi corpi crollano a terra, uno dopo l'altro. Strisciano sdraiati, dandosi la mano, formano un cerchio sul pavimento bianco. In mezzo lo spazio è vuoto. Nessuno tra il pubblico può più permettersi di passare attraverso la performance. Ed è come se il mondo, le strisce di terra combattute, i muri caduti o ancora in piedi, entrassero tutto d'un tratto con la loro pienezza, dopo i frammenti, dopo i brindisi, lì, dentro il meraviglioso spazio di Hadid. E nella festa Waltz risveglia la coscienza. Foto: SCENA DAL PROGETTO «DIALOGE 09» PORTATO AL MAXXI DI ROMA DA SASHA WALTZ FOTO DI PIERO TAURO;
ROMA - Maxxi: Travolti nello spazio i corpi di Sasha Waltz
La coreografa tedesca Sasha Waltz ha inaugurato la performance "Dialoge 09 - MAXXI. Decostruction I" al Museo delle Arti del XXI secolo (Maxxi) di Roma. La performance è stata curata con il sostegno della Fondazione Romaeuropa e ha visto la partecipazione di una compagnia di Berlino. La performance è stata presentata due volte, alle 16 e alle 21, e ha visto la partecipazione di oltre 100 persone. La coreografia è stata creata per esplorare il concetto di "dialogo" e "decostruzione" tra le arti e il pubblico. La performance è stata caratterizzata da una serie di azioni e movimenti che hanno creato un'atmosfera di tensione e di liberazione.
Artista / Persona
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Luogo