Nel 2011 ricorre il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia. Credo che Firenze, che fu capitale del Regno, debba commemorare adeguatamente l'evento. Uno dei modi potrebbe essere il ritorno in piazza della Repubblica del monumento a Vittorio Emanuele II. Molti fiorentini pensano che lo sventramento ottocentesco del centro storico sia opera di Giuseppe Poggi, l'architetto che progettò l'ampliamento della città quando fu destinata a diventare capitale. In realtà non è così. Il Poggi disegnò i viali alberati di circonvallazione sul modello dei boulevards parigini e del ring viennese per dare a Firenze l'immagine elegante delle grandi capitali europee. Progettò poi il viale dei Colli, con il piazzale intitolato a Michelangelo, come arteria di una nuova preziosa città giardino. Gli è stato rimproverato di aver demolito le mura medievali, ma questo gli fu imposto dalle decisioni del Consiglio comunale e dalla necessità di utilizzare la fascia di proprietà pubblica che correva da entrambi i lati delle mura, diminuendo così il ricorso agli espropri. Fu lui anzi a battersi per salvare le porte, che il Comune voleva demolire. Quando nella seconda metà del XIX secolo si decise di risanare il centro storico, la capitale se n'era già andata a Roma ed il Poggi era amareggiato per le polemiche che avevano seguito il dissesto del Comune, dissanguato dal costo degli espropri e ormai abbandonato a se stesso dal governo centrale. Nella commissione che approvò il progetto di risanamento il vecchio architetto fu l'unico a votare contro. Non che egli fosse contrario all'idea di intervenire con estese demolizione nel cuore della città, ma riteneva che l'intervento proposto non avesse la qualità adeguata. Era la fine del 1884. In sei anni il centro della città cambiò volto. La Firenze medievale lasciò il posto a strade più ampie e, soprattutto, alla grande piazza dedicata al re Vittorio Emanuele, con i portici ed il grande arco. Il risultato fu di uno squallore totale. La piazza rettangolare appariva inutilmente magniloquente, anonima nelle facciate e glaciale nella sua vastità. Giuseppe Poggi avrebbe progettato un ambiente più elegante, sul modello delle città europee. Aveva pensato anche a fontane ed aiuole. Non gli fu permesso. Una sola cosa rendeva meno povera la piazza: il monumento equestre a Vittorio Emanuele II, che sorgeva esattamente al centro e dava un senso al grande spazio vuoto, rendendo meno assurdo l'arco che ad esso fungeva da quinta. Poi il monumento fu spostato di fronte alle Cascine e la piazza intitolata alla Repubblica, in una sorta di isterica damnatio memoriae di casa Savoia e del Regno d'Italia. Così, da brutta, la piazza diventò orribile. A suo tempo gli amici Enrico Bosi e Giovanni Pallanti hanno chiesto il ritorno del monumento ottocentesco nella sua collocazione originale. Facciamo in modo che così sia. Non ci sono ormai motivi di traffico che possano impedirlo. Quanto ai Savoia, sono ben felice che non ci sia stato un Vittorio Emanuele IV, ma credo che tutti gli italiani debbano rispetto e gratitudine verso il re, piccolo di statura ma grande di animo, che con Cavour, Mazzini e Garibaldi ha costruito la nostra nazione. architetto e urbanista
FIRENZE - Urbanistica e memoria. Quella piazza glaciale. E la statua per rincuorarla
Il 2011 è il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia. Firenze, capitale del Regno d'Italia, dovrebbe commemorare l'evento. Uno dei modi potrebbe essere il ritorno in piazza della Repubblica del monumento a Vittorio Emanuele II. Molti fiorentini pensano che lo sventramento ottocentesco del centro storico sia opera di Giuseppe Poggi, l'architetto che progettò l'ampliamento della città. In realtà, Poggi non demolì le mura medievali, ma le demolì per utilizzare la fascia di proprietà pubblica. Fu lui a battersi per salvare le porte. Quando si decise di risanare il centro storico, Poggi fu l'unico a votare contro il progetto.
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