Il presidente nazionale dell'Associazione «Musei dell'ospitalità». Così il presidente dell'associazione «Locali storici d'Italia» Giuseppe Nardini (bassanese doc e titolare dell'omonima distilleria attiva dal 1779) definisce bar, hotel e ristoranti storici. Il personaggio In Veneto 33 fra caffè e ristoranti, dal Pedrocchi alle Arche. «Custodiscono il fascino del passato» Nardini: «Difendiamo la cultura fra i tavoli» Il presidente dell'Associazione locali storici italiani «Musei dell'ospitalità». Così il presidente dell'associazione «Locali storici d'Italia» Giuseppe Nardini (bassanese doc e titolare dell'omonima distilleria attiva dal 1779) definisce bar, hotel e ristoranti storici. Quelli dove, fra arredi d'altri tempi e tavolini minuscoli, riesci ad ascoltare ancora il racconto che si portano dentro, dove respiri ancora il soffio di chi ci è passato e la scia di quanto vi è capitato. Succede in posti come alla Meneghina di Vicenza, dove Garibaldi beveva ed alzava la voce, o il Londra Palace di Venezia, dove Tchaikowsky compose la Quarta sinfonia, oppure le Arche di Verona, dove D'Annunzio recitava poesie a suon di Valpolicella o il Pedrocchi di Padova definito da Stendhal «le meilleur cafè d'Italie», solo per citarne alcuni. Locali elencati in una guida annuale e che, nell'edizione 2009, ne raggruppa 33 di veneti. Quali sono i requisiti di un locale per diventare «storico»? «Innanzitutto deve avere almeno settant'anni di vita. Poi, nel luogo in questione non ci devono essere stati cambiamenti significativi, anzi, ci deve essere stato il mantenimento degli arredi originali. Cosa importante, infine, è che in quel posto deve essere successo qualcosa di importante oppure ci deve essere stata la frequentazione da parte di qualche personaggio di rilievo socio-politico o culturale anche per la comunità circostante. Insomma: il locale deve aver ricoperto un ruolo storico e di riferimento per il territorio dove si trova. Una volta avanzata la richiesta alla nostra associazione, noi ci attiviamo. Ad esempio, per quanto riguarda le prossime entrate nell'elenco, tre-quattro in gestazione su cui non posso anticipare nulla per non illudere i proprietari, stiamo raccogliendo informazioni ed analizzando tutta la documentazione con attenzione. Dopo aver studiato le carte, almeno uno dei nostri consiglieri va in visita al locale e poi si decide o meno per l'accettazione. Il nostro è un lavoro molto scrupoloso in tal senso». Quali sono gli obiettivi del vostro ente? «L'associazione "Locali storici d'Italia" si è costituita liberamente nel 1976 con la specifica missione di valorizzare questo grande patrimonio che raggruppa bar, hotel, ristoranti storici, nel segno della cultura, del turismo e dell'ospitalità italiana e per far sì che rimanga il più possibile intatto per le generazioni future. Patrimonio che, nella guida 2009 ammonta già a 230 locali, musei dell'ospitalità aperti al pubblico e funzionali che noi cerchiamo di sponsorizzare al meglio. Non solo: fra i nostri obiettivi c'è quello, costante, di fare opera di persuasione presso i proprietari di tali posti per dissuaderli dal chiuderli o perché non siano stimolati a venderli ad estranei. Contemporaneamente ci attiviamo anche con i Comuni perché intervengano laddove c'è una situazione a rischio e si attivino per difendere l'apertura e il mantenimento del locale in questione. Insomma, il nostro è un lavoro corale e su più fronti. Così, con l'aiuto di tutti, si valorizzano questi luoghi storici. L'unico aspetto su cui noi non abbiamo competenza e su cui non garantiamo è il prodotto stesso che offrono, ovvero la loro cucina. Ma è giusto così, altrimenti diventeremmo una guida gastronomica, più che una guida di locali storici». Il Veneto, secondo lei, è una regione ricca o povera in fatto di locali storici? «Nella nostra regione tali locali superano di gran lunga la trentina. Direi che la presenza è abbastanza significativa, nella media nazionale, tenendo presente che tale tipologia di locali tende a concentrarsi soprattutto nelle capitali. Venezia, dunque, non fa eccezione, come Milano, Firenze e Roma. In laguna se ne trovano molti». Lei, nel suo tempo libero, che locali frequenta? «Se possibile, ne cerco sempre uno di storico nella zona in cui mi trovo. Ma non lo dico per partito preso: lì si vive un'atmosfera particolare, si hanno delle sensazioni bellissime, proprio si sente il fascino del passato, di tutta la storia vissuta sulla pelle di quel posto. Sensazioni che vengono testimoniate anche dagli stessi turisti. E poi c'è un altro motivo per cui frequento questi bar, ristoranti e locande: ormai li conosco quasi tutti, conosco la loro valenza e i loro ricordi, con i loro proprietari c'è un rapporto di amicizia, dunque è come essere a casa da loro». Silvia Maria Dubois