Lucca. Parla l'avvocato che difende tanti ricorrenti. I cittadini condannati ad aspettare Non finirà presto la paralisi dell'edilizia. Il blocco delle concessioni, secondo l'avvocato Giovanni Iacopetti, andrà avanti almeno 6 mesi, se il Comune seguirà le procedure per approvare la variante al piano strutturale o al regolamento urbanistico. A causarlo sarebbe l'impossibilità di sciogliere il conflitto sull'edificabilità. Licenze bloccate ancora per 6 mesi Lunghi i tempi di adozione della variante: allarme dell'avvocato Iacopetti La paralisi dovuta al fatto che il Comune non ha saputo risolvere le discrepanze fra piano strutturale e regolamento urbanistico LUCCA. Non finirà tanto presto la paralisi dell'edilizia. Il blocco del rilascio delle concessioni, secondo l'avvocato Giovanni Iacopetti, esperto di diritto amministrativo, andrà avanti almeno per 6 mesi, se il Comune seguirà le procedure di legge per approvare la variante al piano strutturale o al regolamento urbanistico. Neppure le diffide agli uffici a esprimere un parere sui permessi in attesa di rilascio, possono cambiare la situazione. E, quindi, l'avvocato - codici alla mano - domanda al Comune come pensa, secondo quanto annunciato, di sbloccare la situazione in un mese. In realtà, l'interrogativo dell'avvocato Iacopetti - che segue vari clienti con concessioni edilizie in sospeso - sul blocco delle licenze nasce a monte: il legale chiede perché il Comune abbia creato questa paralisi «dal momento che non esiste una norma che sospenda l'edificabilità prevista dal regolamento urbanistico. Quindi, in base a un principio cardine del diritto amministrativo un qualsiasi atto (compreso un regolamento urbanistico) è legittimo fino a quando non venga annullato o sostituito da un altro atto. Perciò il regolamento urbanistico del Comune è legittimo e in base alle previsioni che contiene dovrebbero essere rilasciati i permessi a costruire». Il fatto, però - sottolinea l'avvocato - è che il Comune non ha saputo risolvere, almeno finora, il problema della discrepanza tra le previsioni del regolamento urbanistico e quelle del piano strutturale. «Il problema - osserva l'avvocato - non è nato nell'ultimo anno quando ci si è accorti che in molte Utoe (le zone nelle quali è suddiviso il territorio ai fini della programmazione urbanistica, ndr) era stato superato il limite di edificazione residenziale previsto dal piano strutturale. Il problema è nato al momento dell'approvazione del regolamento urbanistico, per l'impossibilità di calcolare con precisione quanto si sarebbe potuto costruire a causa dei bonus di volume (veri e propri regali di cubatura, ndr) che non venivano conteggiati». Ora, però, il nodo è venuto al pettine perché con o senza i bonus, da S. Anna a San Concordio si sono costruite più case di quelle che il piano strutturale avrebbe consentito. E, quindi, si è formalizzato il conflitto fra regolamento urbanistico, per il quale si potrebbe ancora costruire, e piano strutturale, per il quale l'edilizia residenziale dovrebbe essere bloccata. Ecco quindi l'idea di una variante alla quale il Comune sta mettendo mano. Nel frattempo, però, l'edilizia è paralizzata «perché il Comune non ha saputo decidere se, ai fini del rilascio dei permessi a costruire, tenere conto del solo regolamento urbanistico, che resta un atto legittimo, o se tenere conto sia del regolamento che del piano strutturale. In questa indecisione è maturata la paralisi: per un anno, il blocco delle licenze è stato giustificato ricorrendo a provvedimenti speciali previsti dalla legge sulla trasparenza amministrativa. L'articolo 21 quater, secondo comma, della legge 24190 sostiene, infatti, che l'efficacia di un provvedimento possa essere sospesa per gravi ragioni, indicando il termine della sospensione nell'atto che ne congela l'efficacia. E aggiunge che il termine della sospensione può essere prorogato solo una volta, come è stato fatto a Lucca». Da luglio, però, il blocco delle licenze è, di fatto, decaduto, ma il Comune non ha ancora ripreso a ritmi regolari a rilasciarle «proprio perché - insiste l'avvocato Iacopetti - è incerto sulla normativa di riferimento. Il problema è che lascia le richieste senza risposte: non dà dinieghi e, a quello che mi risulta, non ci sarebbero dinieghi motivati con il contrasto fra regolamento urbanistico e il piano strutturale». Di fatto, quindi, i cittadini non hanno neppure un atto da impugnare al Tar e possono solo aspettare. Il Comune assicura una soluzione in un mese, ma per Iacopetti questo termine non è realistico. «Se ci atteniamo a quello che prevede la legge regionale sull'urbanistica anche per le varianti al piano strutturale o al regolamento urbanistico si devono seguire le procedure per l'approvazione di questi strumenti: deve essere avviato il procedimento, nominato il garante della comunicazione, devono essere attivati tutti gli enti che devono esprimere il parere sulla variante. Inoltre si deve produrre uno strumento che sia compatibile con le previsioni del Piano territoriale di coordinamento (Ptc) della Provincia, con il Piano di indirizzo territoriale (Pit) della Regione, con i vincoli idrogeologici che si sono fatti più stringenti. In più servono gli studi sulla morfologia del terreno, la compatibilità con la normativa antisismica. Dopo tutto questo, bisogna seguire la procedura prevista dalla legge regionale: adozione della variante in consiglio comunale, pubblicazione, presentazione delle osservazioni, approvazione definitiva di nuovo in consiglio comunale». Quindi, se è anche vero che «la sola adozione della variante basta a far scattare le norme di salvaguardia - osserva l'avvocato Iacopetti - è anche altrettanto vero che per seguire le procedure un mese non basta. Forse servirà giusto per l'avvio del procedimento. Quindi è bene che il Comune ci dia tempi certi e ci dica che cosa ha intenzione di fare». i.b. Tolti allo stadio per garantire l'attività delle squadre giovanili Stanziati 300mila euro per gli impianti sportivi Approvato l'ordine del giorno del Pd: le società non dovranno più versare la maxi-fidejussione a garanzia della gestione delle strutture LUCCA. Le società sportive, in particolare quelle di calcio giovanile e dilettantistico, non dovranno più versare una fidejussione di 15mila euro per avere in gestione gli impianti sportivi dal Comune. Non dovranno, insomma, più versare una garanzia che rischiava di essere letale per i loro bilanci. Inoltre potranno riscuotere i contributi arretrati dal Comune. E, con tutta probabilità, già in questa stagione amici e parenti dei baby calciatori potranno seguire le partite dalle tribunette dentro i campi e non fuori attaccati alla rete di recinzione: il Comune, infatti, si impegna a chiedere alle istituzioni competenti una deroga dietro la presentazione di progetti per la realizzazione dei lavori di messa in sicurezza. Per eseguire questi lavori, il Comune metterà a disposizione 300mila euro, come annuncia l'assessore allo sport, Lido Moschini, nel consiglio comunale che approva l'ordine del giorno sugli impianti sportivi presentato dal Pd e dal suo capogruppo, Alessandro Tambellini. Questi soldi - spiega l'assessore - sono stati trovati grazie a uno storno di 300mila euro «dai fondi per il rifacimento dell'impianto di illuminazione dello stadio Porta Elisa. Questo intervento, comunque, sarà effettuato, nonostante lo storno deciso». I soldi così recuperati serviranno per la messa a norma degli impianti sportivi comunali utilizzati dalle società «che svolgono attività giovanile e dilettantistica. Ciò permetterà - insiste Moschini - nelle more dello svolgimento dei lavori, di chiedere la deroga alle norme di sicurezza per l'esercizio degli impianti sportivi, come previsto dalla normativa vigente. Purtroppo dopo la gestione commissariale del Comune i fondi destinati alla manutenzione degli impianti sportivi incidevano solo per l'1,5 sul bilancio. Ora siamo riusciti a riportare questa cifra irrisoria al 5,4 che è ancora insufficiente ma è un segnale dell'attenzione dell'amministrazione». Questo, del resto è quello che chiedeva l'ordine del giorno del Pd: un'azione che consentisse alle società amatoriali e giovanili di proseguire la propria attività. Che invita anche l'amministrazione comunale, nel caso in cui ritenga di non poter procedere agli adeguamenti di legge, «a cedere la cessione dei diritti di superficie degli impianti alle società sportive che vorranno gestirli, per un congruo periodo di tempo (non inferiore a 50 anni), in modo da consentire alle società stesse di ammortizzare i costi che esse dovranno sostenere per l'adeguamento delle strutture e per la loro manutenzione ordinaria e straordinaria».
Il Tirreno
14 Novembre 2009
LUCCA. Edilizia, stop per altri mesi. Tempi lunghi per la variante. E il blocco continua
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