CLARISSA TEMPESTINI «Sono sconcertato per questo sfregio. La Terrazza rimane l'unica apertura vera con il mare, va tutelata come bene prezioso». Salvatore Re, architetto di nascita livornese, operante a Pisa dove ha fondato la società di Progettazione Leonardo e dove ha firmato importanti opere come il famoso Hotel San Ranieri, membro insieme ad altri cinquanta architetti under 50 di Aida (Agenzia Italiana d'Architettura per la promozione dell'architettura italiana), commenta con amarezza lo sfregio alla terrazza. «L'ho sempre vista come la perfetta congiunzione di Livorno con il suo mare. E' il simbolo dell'anima dei livornesi. Quando ero bambino era la meta della passeggiata con mia madre». Che danno rappresenta in termini di beni artistici il vandalismo sconsiderato di un monumento simbolo della città? «Ferisce la nostra storia e noi stessi. Il fenomeno delle scritte e degli sfregi rispecchia la vita sociale che conduciamo, si è perso il rispetto per la cultura ma anche per gli altri». E dal punto di vista architettonico e affettivo? «Uno scempio che offende il mio senso etico, culturale ed estetico. La Terrazza Mascagni è il Dna di Livorno, perchè questa città vive del rapporto con il suo mare e con l'acqua, il mare è il suo futuro, la sua porta sul mondo, che caratterizza il carattere dei livornesi. Stiamo perdendo il rapporto con questo elemento naturale, con tutti i cantieri e le scelte architettoniche che sono state fatte a Livorno». Non è chiaro se questo danno sia restaurabile o meno. Si possono cancellare le scritte sul marmo? «Le tecnologie ci sono, ma ci sono alti costi e le cicatrici rimangono. Il marmo è calcare e assorbe molto. Il risultato dipende da quanto la tinta delle bombolette è andata in profondità. I giovani non capiscono la gravità di un gesto del genere. C'è differenza tra imbrattare un muro anonimo e un monumento, ma non sembra così chiaro». Ci vuole più educazione civica nelle scuole? «Ancora prima della scuola è la famiglia che deve educare e far innamorare i giovani dell'arte».