Posto d'onore a Siena per un dipinto leccese di Gerolamo Imparato Lo scorso 10 ottobre è stata inaugurata a Palazzo Squarcialupi, nel Complesso Museale di Santa Maria della Scala della città di Siena, una mostra dal fascinoso titolo «Pittura d'aria e di nubi. Federico Barocci e l'Europa tra Cinque e Settecento». Si tratta di una esposizione, visitabile fino al 10 gennaio del prossimo anno, realizzata a cura di un autorevole comitato scientifico, che intende porre l'accento sul pittore urbinate Federico Barocci, attivo tra la metà del XVI ed i primi anni del XVII secolo, molto noto in Baviera, Fiandre, Spagna e numerose regioni italiane. La concezione dello spazio compositivo, i timbri cromatici, la varietà della definizione dei panneggi insieme all'esplorazione delle più varie tecniche pittoriche, grafiche ed incisorie, fanno di Barocci un punto di riferimento per molti artisti del Seicento, anche lontani e diversi tra loro. La mostra senese, a differenza della grande esposizione monografica del 1975 nella città di Bologna, intende dare conto del complesso influsso esercitato dal maestro urbinate, radunando quegli artisti che tra il Cinque ed il Settecento, in varia misura e in vario modo hanno trovato in Barocci una fonte di ispirazione. Insieme ad artisti di forte personalità e grande notorietà come Ludovico e Annibale Carracci, Guido Reni e Pieter Paul Rubens e alla folta schiera di seguaci marchigiani, umbri, fiorentini e senesi, vi sono anche autori di cultura meridionale. E tra la produzione degli autori napoletani un doveroso posto di rilievo spetta al dipinto pugliese d'adozione, ma napoletano di nascita, che raffigura una fresca «Annunciazione » firmata e datata Hieronymus Imperatus Neap Faciebat 1596 , conservata nella Chiesa del Gesù di Lecce, una delle fastose chiese barocche del centro storico del capoluogo salentino, purtroppo aperta solo qualche ora al giorno. Al di là di ogni retorica si tratta di una delicata e straordinaria realizzazione della produzione matura di un pittore di cultura napoletana, Girolamo Imparato, documentato a Napoli, città in cui mandava avanti una produttiva bottega, dal 1573 all'anno della sua morte,1607, nella quale l'incanto e la straordinarietà dell'intima narrazione sta tutta nella apparente semplicità compositiva, resa tuttavia ricercata grazie alla morbida stesura della luminosa, raffinata e cangiante gamma dei colori, alla cura nell'attenta definizione dei panneggi e alla dolcezza dei volti; il delicato volto dell'Angelo annunciante circondato da riccioli dorati si dimentica a fatica. E proprio i tratti relativi alla elegante scelta dei colori ed al gusto del cangiantismo, all'attenzione nella resa dei panneggi, alla luminosità delle atmosfere di serena intimità, legano la preziosa opera ai modi del maestro urbinate, assimilati grazie ad artisti seguaci del Barocci attivi a Roma e a Napoli, facendo dell'Imparato, molto apprezzato dai Gesuiti, suoi maggiori committenti, un raffinato seguace della cultura baroccesca in ambito meridionale. Nella medesima chiesa, adorna di ricchi altari barocchi in cui vi sono numerose opere di valore, è conservata un'altra tela dell'Imparato che raffigura un San Girolamo penitente; sempre per la città di Lecce, l'artista eseguì ancora un dipinto, un San Giovanni Battista di cui si sono perse le tracce, ma per il quale l'Imparato aveva ricevuto nel 1599 l'ultima rata del pagamento. La mostra senese ospita anche un'altra opera pugliese, conservata ad Altamura nella Chiesa di Santa Maria della Consolazione raffigurante una Madonna con Bambino e i Santi Leonardo e Antonio da Padova del pittore partenopeo Francesco Curia, importante rappresentante del tardomanierismo napoletano tra il XVI ed il XVII secolo. Soprintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici della Puglia