Caro Duomo, che ti guardiamo distrattamente, attraversando sempre di corsa la piazza, se tu fossi ad almeno cento chilometri di distanza (o meglio ancora all'estero) cercheremmo tutte le occasioni per venire a rimirarti, ci faresti battere il cuore a più non posso, come un amante lontano invece del marito in cucina. Ti fischiano le guglie in questi giorni che nomi grandissimi parlano tanto di te? Progettano di circondarti di alberi, dicono forse di aceri, chissà quali, ce ne sono centinaia di specie, tu quali preferiresti? il rubrum con le foglie che in autunno diventano belle rosse? Ah già però le foglie cadono, per terra con la pioggia farebbero un picio-pacio, forse ci vorrebbe allora il sempervirens che però ogni tanto qualcuna la perde anche lui. O forse tu preferiresti l' acer nano per non correre il rischio di sembrare, al loro confronto, meno alto di quello che sei? Esagerato, mica sono sequoie, anche gli aceri più alti non superano i trenta metri e tu, tranquillo, sei più di cento. Va bene che siamo abituati a vederti emergere dal rasoterra, come da una micro pianurina padana, come dal nulla e, senza alcuna barriera, a salutarti dal tram quando curva prima di girare da via Orefici in via Torino, mah, del resto tutto cambia... Forse, circondato da alberi, potresti godere non-stop della compagnia cinguettante di uccellini di ogni tipo che trasferirebbero lì la loro residenza, bel salto di prestigio abitare in piazza del Duomo. I piccioni no, non nidificano sugli alberi (solo alcuni negli alberi cavi), loro prediligono (o possono permettersi) solo i monolocali nel cemento. Infatti il due novembre ne ho visto uno che stava arredandosi un loculo sfitto in un ossario di Musocco, attratto forse dal nome latino columbarium ? E del resto anche tra gli uomini non pochi senzatetto sono stati trovati poveracci che dormivano tra le tombe, e ricordate quando avevano occupato la casa sfitta del leone allo zoo? I piccioni gli alberi potranno però sempre usarli per i pasti, come ristorante, per cercarvi semi, insetti, qualche filo verde, o come bar per qualche bicchierino di Dew (rugiada), di prima mattina. In piazza Duomo o non piazza Duomo, purché alberi siano. Nella superverde scuola elementare Rinnovata Pizzigoni genitori e nonni hanno assistito, il mese scorso, alla piantagione di gelsi e melograni da parte dei loro bambini. Non tutte le scuole avranno la possibilità di fare altrettanto, ma tutte tutte potranno fare leggere ai loro scolari «L'uomo che piantava gli alberi» di Jean Giono, da grandi se ne ricorderanno.
MILANO - La speranza sempreverde di un bosco sotto il Duomo
Il testo è un elogio del Duomo di Milano, che il protagonista considera un oggetto di ammirazione e desiderio. Il testo descrive la possibilità di circondare il Duomo di alberi, che potrebbero essere di diverse specie, e di godere della compagnia degli uccellini. Il protagonista ritiene che il Duomo sia un luogo speciale e che la sua presenza possa migliorare la qualità della vita delle persone che lo circondano. Il testo conclude con la speranza che le scuole possano fare leggere ai loro studenti un libro che racconta la storia di un uomo che pianta alberi, in modo da trasmettere l'importanza dell'ambiente e della natura.
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