Il ministro attacca: quante bandiere rosse alla Giornata dello Spettacolo ROMA - «Quante bandiere rosse, quanta nostalgia, quanta trepidazione e quanta attesa di una nuova rivoluzione dOttobre si agitavano al Quirinale durante la Giornata dello Spettacolo». Inizia così la lettera del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, in prima pagina sul Foglio, intitolata dal quotidiano "Artisti che accattoni", in cui critica gli artisti ospiti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano definendoli «schiavi e proni», animati, invece che dal fuoco dellarte, «da un pregiudizio politico ostinato» e consumati un «cieco odio atavico». La lettera scatena polemiche, gli artisti insorgono. Il ministro cita gli interventi di Giovanna Mezzogiorno e Massimo Ranieri. «Davanti a tutto quel genuflettersi e inchinarsi di attori e attrici, di artisti e commedianti, di registi e teatranti, di cantanti e cantautori», scrive «quasi quasi mi dispiaceva di aver previsto leggi che non contempleranno più la prosa prona, il servaggio, laccattonaggio dellartista al politico. Mi sembrava di aver tolto dignità al servo, liberandolo..... Quasi mi sarei dovuto pentire di aver reintegrato il Fus». Luca Barbareschi applaude: «Basta con la cultura del piagnisteo, Bondi è legittimato a dire certe cose». Di parere opposto lex ministro della Cultura Giovanna Melandri (Pd): «La lettera è una miscela tossica e indigeribile»; Gianfranco Cerasoli della Uil la definisce «sconcertante» e chiede le scuse. LAssociazione per il Teatro Italiano trova che «offenda gli artisti, ma anche la figura del Presidente della Repubblica». Il regista Marco Risi è furioso: «Dirmi indignato è poco. Bondi lho visto applaudire al Quirinale mentre parlava Ranieri, cercava anche lui il consenso. Il cinema fatto da accattoni? È vergognoso che un ministro parli così di chi lavora, il cinema ha reso allo Stato più di quello che aveva chiesto. Lo spettacolo è unindustria per cui lavorano 250mila persone, è come decidere di chiudere la Fiat. Schiavi e proni verso chi? Verso il presidente della Repubblica? Il signor Bondi, non lo chiamo ministro», continua, «si scusi. Non chiediamo lelemosina, se ci fosse una legge come in Francia, una "tassa di scopo" per attingere a settori che sfruttano il cinema - basterebbe un euro per ogni film trasmesso - non saremmo ridotti così. Bondi ci pensa?».