La polemica Il New York Times lha definita «arte del conflitto dinteresse», Art Newspaper ha parlato di «museo delle vanità» e Steven Dubin, sociologo della Columbia che indaga gli intrecci fra arte e potere, lha bollata come «incesto». E una domanda rimbalza dai blog in su: qual è oggi letica dellarte? Il New Museum, che ha cambiato il volto dellEast Village, ha presentato un nuovo ciclo di mostre intitolato The Imaginary Museum, dove esporrà opere private di grandi collezionisti. La prima, dedicata alla collezione del miliardario greco Dakis Joannou, inaugurerà il 6 marzo con un curatore deccezione: il divo postpop Jeff Koons. Peccato che il tycoon greco sia proprio il maggior collezionista di Koons. E a guardar bene sue sono pure le opere di Urs Fischer, artista svizzero cui il N.M. sta dedicando una retrospettiva. E Joannou è un consigliere del museo con potere di voto. Troppi interessi privati? La direttrice si difende: «Così fan tutti. Noi lo dichiariamo». Ma i più critici accusano: nella nuova e sponsorizzata sede, il Museum, nato nel 1977 come laboratorio per artisti emergenti, ha perso la sua mission.