Il dibattito sulla cultura in città si va delineando come una scelta secca, tipo "liscia o gassata?". La domanda è: meglio fare pochi Grandi Eventi o tante Piccole Iniziative? Intanto, è chiaro che se i Grandi Eventi si autofinanziano, il dibattito è inutile: si facciano, e la città sarà felice. Il problema si pone se i Grandi Eventi vanno finanziati. E roba che per definizione costa, quindi bisogna tagliare qualcosaltro. Ma cosa? Va ricordato che parliamo di un settore che, dalla piccola associazione di periferia alla Cineteca, è stato "potato" appena un anno fa. E allora per fare i Grandi Eventi dove si taglia? Le grandi istituzioni, che spesso già lamentano scarsità di fondi, o le piccole associazioni che rendono viva la città e creano "tessuto culturale"? Dal dibattito, viene da pensare che per fare quattro Eventi lanno si vogliano tagliare le "piccole iniziative". Non so se è così. Ancora, come ha detto il Sindaco, "bisogna fare una scelta". Però se (e in attesa di risposte, sottolineo il "se") la scelta fosse tagliare la "cultura diffusa" per fare quattro Eventi che fanno notizia in tivù, mi parrebbe legittima ma più giusta per un sindaco di centro-destra, anzi: di Forza Italia. Già Alemanno non la farebbe, è troppo attento al valore sociale del tessuto culturale di base. Del resto, lo stesso Delbono, disse in campagna elettorale che lassociazionismo è una delle forze da valorizzare. Non può certo tagliare lì. Allora, ripeto: dove si taglia per fare i Grandi Eventi? La Gam? La Cineteca? I Musei? Se non sappiamo questo, è difficile scegliere. Sarebbe bello se lassessore Mantovani ce lo dicesse. Secondo punto: lAssessore dice che vuole fare i Grandi Eventi perché servono a rafforzare limmagine della città, renderla più attraente per i turisti e "riempire gli alberghi". Ottimi obiettivi, ma siamo certi che sia la strada migliore? Forse ne sono altre. Una, ad esempio, noi dellaudiovisivo la suggeriamo inutilmente da 20 anni: rafforzare limmagine di Bologna facendola diventare oggetto di racconto nei film e nelle fiction. Non sarebbe difficile, perchè Bologna è un set naturale, molti registi vorrebbero girare qua e non lo fanno perché costa troppo. Io stesso ho scritto 4 film ambientati a Bologna che poi i produttori, conti alla mano, hanno deciso di girare in altre città. Perché? Semplice: in quelle città (Torino, Trieste, ora anche Firenze) il Comune offre sconti e servizi alle produzioni. Il risultato è potente. Primo: già quando giri i film "riempi gli alberghi" perché arrivano 40-50 persone per due mesi. Dopo i Cesaroni, al quartiere Garbatella ci vanno i pullman in giro turistico. E il nostro Cacucci ha modificato per sempre leconomia di Puerto Escondido, ispirando il film di Salvatores. Infine: linvestimento sarebbe molto minore di quello necessario per i Grandi Eventi. Dunque perché non ragionare anche su questa strada? Unaltra strada può essere quella di trasformare in evento la rete di piccole realtà che rende ricca la vita culturale di Bologna. E ciò che si fece con Bologna Sogna, che non era "una serata col botto" ma "60 serate con 5 cose carine ciascuna". Eppure Bologna Sogna fu un Evento: tutti lo ricordano, era sui giornali nazionali e attirava gente da città vicine. E allora non si potrebbeto creare anche dinverno progetti che guidino la rete di piccole iniziative, rendendole più omogenee e quindi più comunicabili allesterno sotto un unico marchio? Poi è chiaro, sono ipotesi sintetiche. Servono a dire che la scelta non è solo tra Grandi Eventi e Piccole Iniziative. Oltre a "Liscia o Gassata" ci sono altre strade, anche diverse da quelle che ho riassunto. Forse vale la pena ragionarci.