"Tanto rumore per nulla", si potrebbe dire, se "tanto rumore" non avesse prodotto i suoi effetti. Alessandra Pinto si è dimessa. Il 30 giugno prossimo lascerà il suo incarico di Soprintendente della Galleria Nazionale d'Arte Moderna. Negli ultimi anni Alessandra Pinto era stata al centro di polemiche clamorose. Ai primi di febbraio del 2000 il pittore Piero Dorazio le aveva inviato una lettera che era una implacabile requisitoria contro la sua gestione della GNAM (la missiva era stata pubblicata dal nostro giornale). Egli paragonava la Galleria a un negozio di rigattiere e così concludeva: «Vogliamo dar ragione all'assioma di Marinetti: "I Musei sono i cimiteri dell'Arte"? Vogliamo continuare come la Bucarelli a illudere il pubblico e lo stesso Governo, facendo vedere che tutto va bene così, o vogliamo ribellarci e denunciare questa situazione e, alla fine, dimetterci? Io da artista e tu da Soprintendente?». Avesse ragione o torto, Dorazio non mancava certo di spirito profetico, pur se le dimissioni della Pinto sono giunte dopo quattro anni e pur se la propria intenzione di dimettersi da artista era puramente retorica. Ne erano seguite aspre prese di posizione pro e contro da parte degli artisti e dei critici d'arte. Ora un po' di cronistoria. L'edificio che ospita la GNAM viene costruito nel 1911 e raddoppiato nel 1933 dall'architetto ingegnere Cesare Bazzani. Nella seconda metà degli anni Cinquanta Palma Bucarelli pensa di ampliarlo e invita a Roma addirittura Walter Gropius, ma per la lentezza della burocrazia il mitico maestro nel frattempo muore (1969). Gli succede Luigi Cosenza, uno dei maggiori architetti razionalisti italiani, ma anche lui muore (1984) prima di poter portare a termine il suo progetto, le cui prime strutture sono agibili soltanto nel 1987-88. Salutate con entusiasmo da Giulio Carlo Argan, le nuove strutture vengono utilizzate per mostre di grande richiamo. Ma nel 1995 entra in scena la Pinto, la quale non le trova soddisfacenti e pensa ad un ampliamento di maggiori dimensioni. Nel 1999 bandisce un concorso. Il bando dice che il nuovo intervento mira «a concludere la vicenda dell'ampliamento progettato da Luigi Cosenza, valorizzando gli aspetti ancora attuali del disegno originale». Senonché, dei progetti presentati al concorso, la giuria, presieduta dalla Pinto, sceglie proprio quello - il progetto dello Studio svizzero Diener Diener - che prevede la totale demolizione dell'ampliamento Cosenza. Di qui la reazione rabbiosa della maggior parte degli architetti romani, i quali fanno notare, fra l'altro, che il nuovo progetto comporta un investimento di circa 35 milioni di euro, esclusa la parcella Diener Diener, mentre gli impiegati della GNAM non hanno nemmeno la carta per fare le fotocopie. Ma Alessandra Pinto sembra decisa a fronteggiare ogni possibile reazione, per quanto furiosa possa essere. Forse pensa di legare il suo nome ad un progetto grandioso. Che cosa l'ha indotta ora a rassegnare le dimissioni? (il suo mandato era scaduto, ma sarebbe potuta restare in carica ancora per un anno e mezzo). Con ogni probabilità, il fatto che la giunta comunale si è astenuta dal deliberare sul progetto Diener Diener. Ad ogni modo, la Pinto esce da tutte queste vicende con un gesto che le fa onore, specie in un Paese in cui le dimissioni sono un fenomeno molto raro.