VENERDÌ, 13 NOVEMBRE 2009 La repubblica - Cultura Inaugurato a Roma con larchistar il grande spazio per le arti del XXI secolo. Il NYT: "Bellissimo" Lartista irachena: "È incredibile avercela fatta, finalmente. Questo è un luogo nel quale immergersi per lo scambio di idee" Bianco, fluido, sconfinato: uno spazio in cui perdersi, in cui i punti di riferimento sono incerti e lo sguardo libero dentro una teoria di linee curve in cui si mescolano cristallo, acciaio, cemento. È il Maxxi, il Museo per le arti del XXI secolo progettato da Zaha Hadid, architetto Pritzker prize nel 2004, appena completato nel quartiere Flaminio a Roma, in unarea militare dismessa a pochi passi dallAuditorium di Renzo Piano. Ci sono voluti dieci anni e 150 milioni di euro per realizzare lultimo museo del contemporaneo con i suoi ventisette mila metri quadri distribuiti su tre livelli. E sei governi si sono succeduti da quando era ministro per la Cultura Veltroni a oggi, ma lidea del Maxxi - ovvero un "campus" in cui ospitare il meglio della produzione attuale, che tenesse il confronto con strutture analoghe nel resto dEuropa, dalla Tate Modern al Centre Pompidou - ha resistito ed è approdata al giorno dellapertura. Special guest per loccasione, larchitetta anglo-irachena che ha realizzato il Museo della Arti contemporanee di Cincinnati e il Guggenheim di Taiwan, autrice di lavori caratterizzati dalla sinuosità delle linee, dalla forza visionaria della creazione. Bersagliata dai flash, dice: «È incredibile avercela fatta, finalmente. Ma nel corso degli anni sono rimasta sempre ottimista su questo progetto che nasce in una città nella quale sono stata la prima volta ancora bambina. Considero il Maxxi un luogo nel quale immergersi per lo scambio di idee: non soltanto un museo, ma un centro culturale composto da un denso tessuto di spazi esterni e interni che si intersecano e dialogano in un intreccio di gallerie che si riversano su un ampio campus urbano». È il giorno del taglio del nastro ministeriale, alla presenza dei ministri Sandro Bondi e Altero Matteoli, ai Beni culturali e ai Lavori pubblici, ed è il giorno anche dei media di tutto il mondo - uno fra tutti: il New York Times, che con il suo critico darchitettura Ouroussoff ha definito il Maxxi «bellissimo, unopera che sarebbe piaciuta al Bernini». E da domani il fine settimana di visite per il pubblico e tre serate di performance della coreografa tedesca Sasha Waltz, artista che ha inaugurato, fra laltro, il Jewish Museum berlinese di Daniel Libeskind. Un pezzo di città nuova ha preso forma in questi anni sotto i condomini romani anni Trenta, poco distanti dal Tevere, in una zona residenziale: il contrasto di linee e toni del cemento della Hadid con i cromatismi dei palazzi mette in evidenza un segno architettonico fortissimo che catturerà lattenzione, secondo le stime, di 400 mila visitatori soltanto nel primo anno di apertura. Accoglie i visitatori una piazza dalla geometria diseguale, tagliata da un filare di tigli centenari e sormontata, in fondo, dalla "prua" del museo. Allingresso saranno allestite le prime opere monumentali della collezione, suddivise in due percorsi tra Museo del Contemporaneo e Museo dellArchitettura. Ai piani superiori si scoprono sale immense, avvolte in una luce lattea che scende dalle lastre di cristallo della copertura, mentre le pareti sono uniformemente grigio cemento. Tutto è pensato in modo da essere mobile, così da assicurare la massima flessibilità negli allestimenti e i più moderni supporti tecnici. Imponente nave dellarte contemporanea, il Maxxi è pronto ma ancora vuoto. Nei prossimi mesi le collezioni accantonate negli ultimi anni saranno sistemate in vista dellapertura definitiva a fine maggio 2010: circa trecento opere di artisti non solo italiani fra cui Boetti, Clemente, Kapoor, Kentridge, Merz, Penone, e archivi di architettura con opere di maestri del Novecento. Per la primavera, la fondazione Maxxi che gestisce lo spazio sta lavorando a cinque grandi mostre fra cui un omaggio a Gino De Dominicis.