non speculiamo sui morti! È quello che spesso sentiamo dire in occasione di eventi luttuosi come quello successo a Ischia. Come è capitato alcune settimane or sono in Sicilia, come è successo qualche anno fa in Costiera amalfitana e poi a Sarno, Cervinara, la frana sulla A3 in Calabria, nello scorso mese di gennaio, e prima ancora sempre a Ischia. Si potrebbe continuare scrivendo molte righe di eventi luttuosi, ormai dimenticati, connessi allabusivismo edilizio e al dissesto del territorio. Non speculiamo sui morti. Ma se di questi morti non si parla quando sono ancora lì, a ricordarci la nostra incapacità a governare i processi antropici e naturali che trasformano il territorio, non ne parleremo mai più. Subentreranno lapprossimazione e il fatalismo con il quale affrontiamo le tematiche di governo del territorio, contrapponendo alla devastazione dellabusivismo ragioni economiche e sociali; come se queste non possano essere coniugate con il corretto uso del territorio. Labusivismo edilizio è uno dei temi dove si cerca di far scontrare le libertà sociali e quelle economiche con la tutela del territorio. Il diritto alla casa e ai comfort abitativi, che il tempo che viviamo ci consentono, così come la libertà di intraprendere sono un diritto inalienabile ma non si possono affermare attraverso processi illegali. Questo è giusto che lo comprendano coloro che hanno il culto dellabusivismo edilizio; quelli che pensano che la tutela dellambiente si misuri con la quantità di norme che debbono gravano sul territorio; quei magistrati, che persi nel mare delle leggi, subordinano il principio generale del diritto alla casa o alle altre libertà costituzionali alla sanzione della infrazione specifica e quindi, come è capitato proprio a Ischia, accolgono richieste di non abbattimento di opere abusive alimentando speranze che si infrangeranno contro i provvedimenti definitivi, che non potranno che sanzionare labuso. Che lo comprendano i preti che organizzano marce di preghiera e veglie notturne per giustificare comportamenti illegali per i quali alcune volte si perde la vita. Perché, quando avremo dimenticato i morti, non ci ricorderemo più che di abusivismo edilizio e di mancata tutela del territorio si muore. Perché i fabbricati realizzati abusivamente non possono essere considerati sicuri dal punto di vista statico, in quanto non sono stati sottoposti alle procedure che la legge prevede per garantire la sicurezza statica e quella antisismica. Mentre, da una parte, il legislatore emana norme sempre più severe, in materia di resistenza delle strutture portanti, dallaltra si continua a ignorarle, consentendo a chi costruisce abusivamente di abitare manufatti pericolosi. Perché, o i manufatti abusivi sono pericolosi, oppure le norme in materia di statica degli edifici non servono a nulla. Delle due luna. Siccome le norme riguardanti la sicurezza degli edifici sono fondate e servono a salvare la vita delle persone, speculiamo sui morti, non consentendo più a nessuno di vivere in condizioni di pericolo e affrontiamo subito e risolviamo il fenomeno dellabusivismo edilizio, come succede in alcuni Stati europei dove non solo non esiste il fenomeno ma non esiste neanche il termine linguistico. Labusivismo diffuso non è solo uno sfregio ambientale. È uno sfregio alla legalità. Ai cittadini onesti, che pur avendo lesigenza della casa, in ossequio alle leggi, sono stati privati del loro diritto, consentendo ai "più furbi" labusivismo edilizio, usato come ammortizzatore di una necessità primaria. Il fabbisogno abitativo deve essere affrontato attraverso adeguati strumenti urbanistici, dei quali sono privi i Comuni di Ischia. Labusivismo edilizio falsa leconomia, in quanto consente solo agli spregiudicati di accrescere le proprie strutture produttive. Seleziona una classe di imprenditori che guardano allillegalità come modalità per accrescere il loro patrimonio. Crea il bisogno di avere una copertura amministrativa e politica perciò falsa la democrazia. Labusivismo edilizio, abbattiamolo!