Spiagge, verso la giungla delle concessioni: fermi gli investimenti Lo Stato ha bisogno di soldi e per questo sta vendendo, all'asta, alcuni "pezzi" pregiati della Toscana. Con l'obiettivo di fare cassa, dopo lo scudo fiscale per il rientro dei capitali dall'estero, ecco la vendita dei beni ambientali, i gioielli di famiglia. Non desta meraviglia che in Toscana a rischiare di più sia l'isola d'Elba, dove il demanio possiede spiagge e campagne su cui da sempre sono puntati gli occhi degli speculatori edilizi. Ma sono in vendita anche beni "minori", appartamenti, appezzamenti di terra, magazzini, perfino cabine telefoniche. Una strategia politica tesa a monetizzare, che non risparmia neppure gli "affitti", vale a dire le concessioni demaniali. «Quel che meraviglia e che ci sentiamo di contrastare - dice l'assessore regionale Paolo Cocchi - è la mancanza di concertazione con gli enti territoriali. Anche la Regione qualche volta è nella necessità di vendere, ma l'ha sempre fatto tenendo conto delle osservazioni delle amministrazioni interessate, delle loro prospettive di sviluppo, dei loro progetti. Qui invece, come nel caso di Pianosa, si calano dall'alto decisioni, senza alcun confronto. E' il metodo, anzitutto, ad essere sbagliato». La vendita di Capo Bianco. Il caso più emblematico, ma anche il più importante, riguarda la spiaggia di Capo Bianco, all'asta con una base di centodiecimila euro. Un pezzo di paradiso che il Comune di Portoferraio è deciso a difendere con gli strumenti a sua disposizione. Non avendo il denaro per partecipare e vincere l'asta, l'amministrazione locale deve fare di tutto per rendere difficile, se non impossibile, la vendita ai privati. E' quel che pensa di fare il sindaco di Portoferrario, Roberto Peria, che ha dato mandato agli uffici comunali di trasformare l'area in invariante strutturale. Ciò significa che adesso e neppure in futuro a Capo Bianco non si potrà murare neppure un mattone. «Intendiamo intervenire con decisione - sottolinea il sindaco Peria - per evitare speculazioni su un bene che rappresenta un pezzo della nostra identità. Se proprio qualcuno vorrà comprare l'ex batteria di Capo Bianco, si dovrà rassegnare a coltivare fagioli...». Le spiagge all'asta. La partita è aperta. In questo contesto si inserisce un altro capitolo che tiene in allarme centinaia di operatori turistici toscani, tenuti appesi al "gancio" del rinnovo delle concessioni demaniali. Il ministro Giulio Tremonti sembra molto attento nel seguire l'applicazione della direttiva europea che rimette tutto in gioco, alla scadenza dei contratti, per quanto riguarda la titolarità dei bagni e la loro gestione. La logica che sta dietro la normativa europea è chiara: concessioni all'asta al termine dei sei anni di contratto. Le amministrazioni locali, da Massa alla Versilia, hanno già detto che per il momento non intendono applicare la normativa europea e tutto andrà avanti come prima. Ma fino a quando? «Un primo effetto - spiega Francesco Belli, presidente dei balneari di Marina di Pietrasanta - si è già avuto: i concessionari stanno bloccando gli investimenti. Chi può dare il torto a loro, se non hanno sicurezza sul tempo degli ammortamenti?». Non manca, ovviamente, la dietrologia di sempre. Chi si vuol favorire? E' la domanda che i balneari rivolgono maliziosamente al governo: in tempi di crisi industriale, le sole risorse che non si possono delocalizzare sono quelle strettamente legate al territorio. Dunque si aspetta che sia qualche multinazionale del turismo a partecipare ai bandi di gara e a vincere le aste? Dall'altra parte ci sono gli argomenti di chi sostiene le regole del libero mercato, della logica del massimo profitto, con lo Stato imprenditore di se stesso che non guarda in faccia a nessuno pur di tutelare i propri interessi. La Regione cerca di contemperare le due esigenze. Dice l'assessore Cocchi: «Stiamo predisponendo un provvedimento di legge-ponte, che prevede una breve deroga alle scadenze contrattuali, in attesa di esaminare i piani di investimento degli operatori turistici». «Per anni - questa la conclusione - i governi si sono dimenticati di fissare regole precise, adesso si vuole passare a una disciplina ferrea in tempi radicalmente brevi, senza calcolare cosa accadrebbe nel settore in caso di un'applicazione rigida delle norme».