Un tesoro da salvare Ma è possibile mettere in vendita un'isola o una montagna? Nell'Italia del terzo millennio sì, e non solo isole, ma anche parchi naturali, frammenti di territori di pregio, paesaggi incontaminati, insomma tutto quello per cui il nostro è stato per secoli il giardino d'Europa. Tutto nasce quando i nostri padri stilarono l'articolo 9 della Costituzione. Anzi, quando lo scrissero una seconda volta, eliminando una parola fondamentale. PRESIDENTE DEL PARCO DELL'ARCIPELAGO TOSCANO Una parola fondamentale, presente nella prima stesura: «I monumenti storici, artistici e naturali del paese costituiscono patrimonio nazionale e sono sotto la protezione dello Stato», invece di «La Repubblica (...) tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». La natura appunto, cancellata, aggiungendo al danno delle guerre quello dell'oblìo giuridico-istituzionale. E infine il colpo di grazia, una legge dello Stato che rinuncia a proteggere i suoi valori culturali, naturali o artistici: la famigerata Patrimonio S.p.A. e la sua collegata Infrastrutture S.p.A. con cui si mette a garanzia del denaro necessario alle opere pubbliche il patrimonio inalienabile dello Stato. Gli strascichi di quei provvedimenti stanno producendo danni ancora oggi. In pochi pensano oggi che il paesaggio non sia un bene culturale e che un parco vada tutelato né più né meno della Cappella Sistina o di Venezia. Il collegamento fra cultura e natura è molto stretto: il nostro bene più prezioso non è tanto la somma di monumenti e bellezze naturali, ma il contesto, quello che rende unico nel mondo un paese che pone a fulcro della propria identità nazionale e della memoria collettiva il patrimonio culturale e naturalistico. In una sciagurata storia cominciata con Veltroni e Melandri e finita con Urbani - ma che inizia da quando si parlò di arte come "petrolio d'Italia" (!) - il valore venale del patrimonio culturale (e naturalistico) diventa qualcosa da investire per fare altro (le opere pubbliche), una risorsa da spremere, dando la tragicomica impressione di essere arrivati al fondo del barile mentre si hanno aspirazioni da quinta potenza industriale del mondo. Nessuno dice che si porrà in vendita l'isola di Budelli ma è grave che intanto sia diventato teoricamente possibile. Se si gestiscono i beni ambientali e culturali in ottiche di mercato il cittadino viene alienato di un patrimonio che è prima di tutto collettivo e viene trasformato in un mero consumatore; distinguendo la gestione dei beni dalla tutela si potrebbe poi avere l'impressione che privato sia comunque meglio che pubblico, magari riferendosi erroneamente all'esperienza americana i cui musei sono in realtà tutti in perdita: qualcuno sembra pensare che il Getty campi solo su biglietti e gadget, mentre è sostenuto soprattuto da donazioni a fondo perduto. Che ci sia qualcosa di altro sotto è chiaro: se si voleva far fruttare i soli beni di minor pregio non c'era bisogno di questa legge, lo si poteva tranquillamente fare prima e, anzi, lo si doveva. Il dubbio è che al pratone vicino alla ferrovia nessuno sia interessato e che le mani vogliano esser allungate sui beni di valore e sulle aree naturali ancora intatte, del resto se si ha bisogno di molti denari si devono mettere a garanzia i pezzi pregiati. E - se è vero che è meglio non fare una lista dei beni certamente inalienabili per non lasciarne fuori nessuno - perché non si rendono noti quelli eventualmente alienabili, per tacitare appetiti male indirizzati?
TOSCANA IN VENDITA - Se lo Stato mette all'asta il nostro tesoro
L'articolo discute la possibilità di mettere in vendita beni culturali e naturali in Italia. Secondo l'autore, la legge sulla Patrimonio S.p.A. e Infrastrutture S.p.A. ha creato un mercato per i beni culturali e naturali, rendendo possibili le vendite di isole, parchi naturali e altri beni di pregio. L'autore sostiene che questo approccio è sbagliato, poiché i beni culturali e naturali sono patrimonio collettivo e non possono essere trattati come beni da investire. Inoltre, l'autore critica la gestione dei beni ambientali e culturali in ottica di mercato, che può portare a una alienazione del patrimonio collettivo e a una perdita di valore culturale e naturale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo