EDILIZIA GLI EFFETTI DELLE MISURE REGIONALI I Comuni: ci chiedono informazioni, le pratiche partiranno Accoglienza gelida in Piemonte per il Piano casa, varato a luglio dalla Regione con l'approvazione della legge 202009 in attuazione dell'intasa con lo Stato del 1 aprile. A un mese dall'effettiva operatività della norma, scattata il 29 settembre, sono praticamente nulle le richieste di ampliamento o di demolizione e ricostruzione pervenute nei principali comuni. Nessuna domanda è arrivata negli uffici comunali di Torino, Alessandria, Cuneo, Novara, Verbania e Vercelli, una sola richiesta, per incremento di volumetria, è stata depositata ad Asti e due appena a Biella. La situazione si presenta simile nelle città minori: niente pratiche a Pinerolo, Susa, Ivrea, Santhià, Novi Ligure, due le richieste a Bra. I piemontesi non stanno rispondendo a un provvedimento che, almeno nelle intenzioni del Governo, avrebbe dovuto rilanciare l'edilizia in crisi e rispondere alle necessità delle famiglie, desiderose di poter ampliare la propria abitazione. Sui motivi che stanno determinando quantomeno una "mancata corsa" a presentare la domanda, le versioni sono però diverse e, in certi casi, discordanti. «Si tratta solo di una questione di tempo spiegano dal settore che sovrintende, a Torino, il rilascio dei permessi di costruire, guidato dall'architetto Mauro Cortese Anche se non è ancora arrivata nessuna richiesta, molti professionisti ci hanno però contattato per avere informazioni sulle modalità di applicazione del piano». Le misure straordinarie introdotte dalla legge 20 potranno, del resto, essere sfruttate fino al 31 dicembre del 2011: non è perciò da escludere che i privati, in un momento di crisi, preferiscano agire con cautela. A propendere per l'ipotesi di una partenza lenta a cui seguirà, però, un certo numero di interventi sono anche il settore Urbanistica del Comune di Asti e quello all'Edilizia privata di Verbania, che segnala una certa vivacità nel richiedere informazioni agli sportelli comunali. Più critica è invece la posizione di altre amministrazioni. A fare da deterrente spiegano i tecnici del Settore sviluppo urbano ed economico dei comuni è la richiesta contenuta nella legge di abbatterne l'intero fabbisogno energetico del 40 per cento. «La legge non ha modificato quello che si poteva già fare secondo il nostro piano regolatore spiega Liliana Patriarca, dirigente del settore Sviluppo urbano ed economico del Comune di Vercelli come nel caso degli ampliamenti una tantum per le abitazioni e per i capannoni e del 20 per le case. Il problema è la difficile situazione economica, anche i permessi per costruire sono in calo negli ultimi anni. Speriamo che arrivino delle domande, ma sarà difficile». Su una linea più critica il Comune di Novara. «La legge ha fissato paletti troppo stretti spiega Paolo Zanolli, dirigente del settore Edilizia privata Senza contare che in città la maggior parte delle case è stata costruita a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta, quando la distanza minima fra gli edifici era di due o tre metri. Probabilmente per le limitazioni poste dalla legge, ad oggi non c'è particolare interesse». Un primo bilancio arriva anche dalla Regione. «Le legge 20 spiega Sergio Conti, assessore alle Politiche territoriali si rivolge ai proprietari di case uni e bifamialiari e pertanto sarà applicata soprattutto nei piccoli centri, dove sono maggiormente presenti le villette, e non tanto nelle città caratterizzate soprattutto da condomini. Siamo convinti che le richieste aumenteranno, soprattutto in certe aree quali il cuneese, man mano che crescerà l'informazione sulle possibilità introdotte dal piano. La richiesta di precisi standard energetici spingerà le famiglie a un investimento supplementare per la sostenibilità degli interventi. Per quanto riguarda le operazioni sui capannoni, crediamo che presenterà domanda solo chi effettivamente avrà bisogno di riqualificare la propria attività». Per non gravare troppo su un testo legislativo giudicato già restrittivo, la maggior parte dei grandi Comuni piemontesi ha comunque deciso di non sfruttare la possibilità - che è scaduta lo scorso 29 settembre - di escludere in tutto o in parte il proprio territorio dalle disposizioni straordinarie del Piano casa. A eccezione di Torino (vedi sotto). Sono inoltre scese in campo per limitare l'applicazione tout-court della legge 20 anche le amministrazioni cuneesi di Saluzzo e di Alba. Per l'intera efficacia della legge, i Comuni piemontesi potranno infine intervenire, anche se non retroattivamente, per indicare quali parametri quantitativi e qualitativi del proprio piano regolatore (tra cui anche le altezze) non potranno essere modificati dal Piano casa. LA LEGGE PIEMONTESE La regole. Ecco cosa prevede la norma piemontese presentando Dia o permesso di costruire entro il 31 dicembre 2011. Ampliamenti residenziali. Riguardano gli edifici uni e bi-familiari esistenti che possono essere ingranditi, anche in deroga ai Prg, fino al 20 e per un massimo di 200 mc (ma ad intervento finito la volumetria complessiva non dovrà superare i 1.200 mc). La condizione di base è però che l'intero immobile sia oggetto di una riqualificazione che ne abbatta i consumi primari del 40 o consenta il raggiungimento dei requisiti minimi di rendimento energetico fissati dalla legge 132007. Demolizioni e ricostruzioni. Sono consentite per gli interi edifici residenziali. Il bonus di cubatura è del 25 nel caso il fabbricato raggiunga, a livello di sostenibilità ambientale, un punteggio di 1,5 del Protocollo Itaca Sintetico oppure del 35 se il valore è di 2,5. L'intervento deve avvenire nell'unità catastale originaria, rispettare la destinazione d'uso iniziale ed essere autorizzato dal Comune Edifici produttivi. Possono essere ingranditi, in deroga, fino al 20 e per un massimo di 200 mq o essere soppalcati fino al 30 della superficie utile lorda. La legge non prevede, in questo caso, vincoli di adeguamento ambientale. Per la demolizione e ricostruzione, è consentita all'interno di programmi di rigenerazione urbana promossi dai Comuni, con bonus di cubatura fino al 35 e se l'attività è ricollocata in aree produttive ecologicamente attrezzate