IL BLOCCO - Le pratiche dei «perdoni» varati dal 1985 al 2004 sono ancora tutte ferme per la mancanza del piano di dettaglio «Persino il telegramma! C'è stato qualcuno che ha tentato di impugnare persino il telegramma con cui, dopo la sentenza definitiva di Cassazione, il comune annunciava l'arrivo delle ruspe». A Nino Daniele, sindaco di Ercolano, bastano poche parole per descrivere le resistenze che ha dovuto superare nella lotta agli abusi edilizi. «Le prime demolizioni erano guerra ricorda . Adesso, nella maggior parte dei casi, i proprietari pagano di tasca propria e il comune non deve neppure anticipare le spese dell'abbattimento attingendo ai 350mila euro stanziati per il 2009-10». Negli ultimi due anni e mezzo gli abbattimenti sono stati una quarantina: piccole abitazioni, capannoni, depositi. Tutti o quasi, ovviamente, realizzati dopo il 2003, perché su quelli precedenti si estende la copertura dei condoni edilizi del 1985, del 1994 e, appunto, del 2003. E proprio i condoni sono una delle eredità avvelenate che Ercolano, come altri comuni italiani, si trova a dover gestire: 5.500 istanze di sanatoria, e neppure una pratica decisa. Esattamente così: neppure una domanda accolta o rigettata in 24 anni. La ragione formale è la mancanza del «piano di dettaglio», previsto dal piano territoriale provinciale per l'area del Vesuvio: strumento indispensabile, e mai adottato. Ma è evidente che c'è dell'altro. «Nel Mezzogiorno ammette Daniele intorno al condono si costruisce consenso, ci sono reti di interessi...». E c'è la camorra, che «pesa nel momento in cui si fanno gli abusi, con imprese irregolari e lavoro nero, ma nell'esame delle pratiche non c'entra». Qualcosa, però, adesso si muove. Il comune ha elaborato il piano di dettaglio, che ora è al vaglio della Soprintendenza di Napoli. Nel frattempo sono state istituite due commissioni di tecnici che hanno istruito le prime pratiche. Se tutto va come previsto, prima delle elezioni (primavera 2010) il comune chiuderà le prime pratiche. E per la prevenzione c'è un'idea nuova: non i 100 militari di cui il sindaco ha chiesto e ottenuto l'arrivo in primavera, ma gli 80 volontari reclutati nelle ronde ambientali istituite dal comune.