Sembra quasi impossibile che sia così difficile. Un regalo è un regalo e, gradito o no, andrebbe comunque accettato. Magari, senza che il donatore debba aspettare quarant'anni per vedere soddisfatto il suo desiderio di magnanimità. Eppure, non è sempre così semplice. Lo sa bene l'ex Rettore dell'Università degli studi di Torino, Mario Umberto Dianzani, che solo in questi giorni ha finalmente potuto coronare un sogno lungo quasi mezzo secolo: donare la sua collezione di reperti archeologici etruschi al Museo di antichità torinese. «È dal 1965 che desidero regalare questa raccolta a un'istituzione museale - spiega il collezionista toscano, da ormai quarant'anni residente a Torino - Fin da quando la ereditai da mio padre, che a sua volta l'aveva avuta da mio nonno, un coltivatore diretto con la passione per l'archeologia». E aggiunge: «Purtroppo, la burocrazia e i restauri hanno fatto volare gli anni. Di una cosa, però, sono felice: di essere riuscito, alla mia veneranda età, a vedere la mia collezione in un museo». Insomma, meglio tardi che mai. D'altronde, per tirare fuori gli oltre quattrocento vasi etruschi dalle casse di cocci di casa Dianzani, ci sono voluti anni di interventi e parte dei 200mila euro, erogati tra il 1998 e il 2003 dalla Compagnia di San Paolo per la valorizzazione delle raccolte del Museo di antichità. Ora, però, il lavoro è finito. E il pubblico può finalmente ammirare, in tutta la sua bellezza, una collezione costituita a seguito dei rinvenimenti occasionali di tombe effettuati da Giuseppe Dianzani alla fine dell'Ottocento nei poderi da lui coltivati in un sito della provincia di Grosseto, Poggio Buco nella Valle del Fiore. Fra gli oggetti in mostra nel nuovo spazio del Museo, creato in continuità al già presente settore etrusco, si potranno ammirare diversi vasi rappresentativi delle produzioni ceramiche locali: da quella prevalentemente d'impasto a quella a superficie decorata con applicazioni metalliche, dal bucchero alla ceramica sopra dipinta etrusco-corinzia. Si tratta in gran parte di vasellame destinato al consumo del vino, sia nel banchetto che nel corso di cerimonie. Completano la raccolta alcuni oggetti in bronzo, preziosa testimonianza della floridezza economica raggiunta dai centri aristocratici delle località delle Valli del Fiora e dell'Albegna. Insomma, l'attesa è stata tanta ma ne è sicuramente valsa la pena. Non solo. «La collezione Dianzani - come ha sottolineato la soprintendente per i beni archeologici del Piemonte Marina Sapelli Ragni - arriva in un momento molto particolare della vita del Museo di antichità. Un museo che sta crescendo e si sta ampliando, in vista della nascita della terza sezione dedicata ad Augusta Taurinorum». Per quella, però, serve altra pazienza. Occorre aspettare almeno fino al 2005.