Restauri Dopo oltre due anni di lavori riapre la Sala Ovale dell'Oratorio dei Filippini C'è un gioiello del Barocco romano, gioiello unico e di livello mondiale, restituito da ieri alla città: è la Sala Ovale del complesso dell'Oratorio dei Filippini in piazza della Chiesa Nuova, opera del genio di Francesco Borromini e da oggi nuova sede per la sala di consultazione dell'Archivio Storico Capitolino, istituzione di cui si ha notizia dal 1166 e che nell'Oratorio ha sede dal 1922. Di lavori di restauro del complesso monumentale si cominciò a parlare cinque anni fa, in tempi di giunta Veltroni. I fondi arrivarono con la legge su Roma Capitale. Il cantiere fu aperto e la «macchina» avviata. Ieri, l'onore di inaugurare la prima importante tranche di lavori portati a termine nello straordinaria architettura seicentesca è toccato al sindaco Gianni Alemanno e all'assessore alla Cultura Umberto Croppi, che nell'ultimo anno molto si è speso in prima persona affinché i restauri terminassero (e i lavori, oltre all'ambiente ovale, ex sala di ricreazione per i frati, hanno riguardato anche interventi di consolidamento e razionalizzazione della struttura, con abbattimento di barriere, interventi di impiantistica e accorpamento di funzioni in merito ad accoglienza del pubblico, depositi e uffici). Splendida, davvero, la Sala, di mano del Borromini, bianca con eleganti curvature e camino in marmo. Adibita in passato a deposito, da oggi è sala di consultazione dell'Archivio, con ingresso da piazza dell'Orologio 4, 28 postazioni attrezzate, banche dati on line, incremento dell'orario di apertura al pubblico e accessi snelliti con tessere informatizzate (info: www.archiviocapitolino.it, 06.67108100). Due anni e 40 giorni di restauri, finanziati con 5,6 milioni di euro, e un altro intervento che entro un anno dovrebbe concludersi con la restituzione, tra gli altri spazi, anche della Sala Borromini (e altri 2 milioni stanziati con fondi «Roma Capitale » ) . Ad accogliere ieri sindaco e assessore, il direttore dell'Archivio Paola Pavan, che ha guidato i rappresentanti istituzionali in un minitour alla scoperta di alcuni «gioielli di famiglia» di questa istituzione, che da secoli custodisce la memoria della città (oltre due milioni e mezzo di documenti cartacei, pergamene a partire dal XIIsecolo, 200 mila tra disegni e piante e un'emeroteca a disposizione di studiosi e cittadini). Tra le «carte» mostrate all'inaugurazione (seguita da benedizione e Pater Noster ), documenti pontifici risalenti a Bonifacio IX, il primo codice conservato degli statuti della città, 1363, un incunabolo e un disegno del 1925 con progetto del municipio di Ostia di Vincenzo Fasolo, grande firma del «barocchetto» romano e autore del liceo Mamiani, di cui l'Archivio conserva un importante fondo. Edoardo Sassi
ROMA - Il gioiello di Borromini. Sede degli Archivi capitolini, pronta tra un anno la sala monumentale
La Sala Ovale dell'Oratorio dei Filippini, opera di Francesco Borromini, è stata riaperta dopo due anni di lavori di restauro. La sala, unica e di livello mondiale, è stata trasformata in sede per la sala di consultazione dell'Archivio Storico Capitolino. I lavori, finanziati con 5,6 milioni di euro, hanno riguardato la consolidamento e la razionalizzazione della struttura, con l'abbattimento di barriere e l'introduzione di nuove tecnologie. La sala è stata adibita a deposito e deposito, con 28 postazioni attrezzate e banche dati online. L'Archivio Storico Capitolino custodisce oltre due milioni e mezzo di documenti cartacei, pergamene e disegni.
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