ANNI di dispute e controversie corredate da raccomandate, solleciti e richieste di risarcimento. Ma senza mai ottenere risposte apprezzabili. Così ora il Comune di Milano ha deciso di rompere ogni indugio e di trascinare in Tribunale gli enti con cui è in lite fin dal 2004, cioè il Ministero degli affari esteri, il Museo d'Ixelles di Bruxelles e la compagnia di assicurazioni ma Assitalia. Il motivo di tanto acceso contendere è presto detto: il mancato accordo sul risarcimento danni a una prestigiosa scultura dell'artista Umberto Boccioni, dal titolo «Forme uniche della continuità nello spazio», prestata il 10 ottobre del 2003 al Museo d'Ixelles per una mostra sul futurismo italiano e riconsegnata circa tre mesi dopo mezza rovinata. SI È DETTO MANCATO ACCORDO, ma è un eufemismo definirlo tale, se solo si confronta la differenza tra la richiesta e l'offerta: il Comune esige 287 mila euro, mentre la compagnia ma che ha assicurato l'opera è disposta a sborsarne non più di 3 mila. Il Comune di Milano, ovviamente, non ci sta e dopo vari tentativi di mediazione, su delibera della Giunta, ha dato mandato all'ufficio legale di intraprendere azione giudiziaria nei confronti del Ministero degli esteri, del Museo d'Ixelles e dell'Ina. Ma come si è arrivati alle aule di Tribunale? Tutto comincia nel 2003, quando il Ministero degli esteri nel corso dell'edizione del «Festival Europalia Italia» decide di organizzare una mostra al Museo d'Ixelles di Bruxelles dal titolo «Il futurismo italiano 1909-1926». A tale scopo il Ministero chiede in prestito gratuito al Comune nove opere di Umberto Boccioni di proprietà delle Civiche raccolte d'arte di Milano. Tra queste opere c'è anche la frisione in bronzo «Forme uniche della continuità nello spazio», che insieme alle altre viene assicurata dal Ministero degli esteri preso la compagnia ma Assitalia di Roma. La mostra dura tre mesi, dal 15 ottobre 2003 al 15 gennaio 2004 e al termine le opere vengono trasferite direttamente all'Istituto centrale del restauro (Icr) di Roma, presso il Ministero della cultura, per l'accertamento di eventuali danni e per il conseguente restauro. Passa più di un anno e il 1 giugno 2005 l'Icr invia una allarmata relazione, corredata da analisi scientifiche, da cui emerge che sull'opera «Forme uniche della continuità nello spazio» si sono riscontrati «danni permanenti e irreversibili pari al 35,94 per cento della superficie totale. La relazione dell'Istituto centrale del restauro viene immediatamente girata al Ministero degli esteri e all'Ina Assitalia, il cui perito, però, risponde con un'offerta risarcitoria che va oltre i limiti del risibile: 3 mila euro. Il Comune risponde con una raccomandata datata 4 novembre 2005 nella quale contesta l'inadeguatezza della perizia e dell'offerta e chiede il pagamento di 287 mila e 520 euro a titolo di deprezzamento dell'opera rapportato al 35,94 per cento del valore assicurato. NESSUNO RISPONDE E, UN ANNO dopo, l'8 novembre del 2006, il Comune invia un sollecito al Ministero degli esteri che, in una nota del 16 febbraio 2007, dice non solo di «non poter aderire alla richiesta di risarcimento avanzata dalle Civiche raccolte d'arte del Castello Sforzesco», ma di «condividere la stima operata dall assicurazione». Quanto al Museo d'Ixelles, al quale in data 21 febbraio 2007 viene inviata per raccomandata una richiesta risarcitoria, non si degna neppure di rispondere. Fa un pò meglio la Direzione generale dell'Ina, la quale in una raccomandata del 31 luglio 2008 si dichiara «disponibile a una composizione bonaria», ma comunque non alla cifre chieste dal Comune, considerando per di più che nel frattempo è sopraggiunta la prescrizione. La risposta del Comune non può essere che una: si va in Tribunale. «Promuovere Milano significa anche sapersi difendere a tutti i livelli», commenta l'assessore alla cultura Massimiliano Finazzer Flory. Che aggiunge con un filo d'ironia: «Parlando di futurismo poi, ci batteremo fino alla morte...».