Il caso Nominato un custode della collezione E dunque potrebbe essere il fisco a salvare l'Archivio Vasari di Arezzo in via di cessione per 150 milioni di euro a un gruppo (per la verità non ancora bene identificato) di magnati russi. L'ultimo colpo di scena, di una vicenda dai contorni ancora oscuri, è arrivato ieri sera con la notizia del provvedimento firmato da Equitalia, società di riscossione dell'erario. Il motivo? Un debito, ancora non quantificato, degli eredi di Giovanni Festari (nella foto), scomparso il 17 ottobre e venuto a sua volta in possesso dell'archivio nei primi anni Novanta da una famiglia patrizia toscana. Secondo indiscrezioni, il provvedimento non fa riferimento ai 400 mila euro di debiti che Festari aveva contratto con una banca toscana e che furono effettivamente ripianati. Si parla invece di presunti passivi che il conte avrebbe accumulato a partire dai primi anni Novanta durante l'acquisizione dell'eredità. La notizia è stata accolta non senza una certa soddisfazione dal ministro per i Beni e le Attività culturali, Sandro Bondi, che ha ribadito l'interesse del dicastero per l'Archivio confermando anche un'inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Roma. La soprintendente archivistica della Toscana, Diana Toccafondi, ha parlato di «elemento che garantisce ancor più il bene«. L'accesso all'Archivio non subirà alcuna limitazione. «Custode del bene ha spiegato Toccafondi è stato nominato proprio l'attuale custode di casa Vasari, dove l'Archivio è conservato: un dipendente del ministero che adesso avrà una doppia responsabilità». L'avvocato della famiglia Festari, Alberto Marchetti, a Mosca per la compravendita, ieri sera ha detto che il pignoramento non è un problema. «Non abbiamo la più pallida idea dell'entità del debito perché l'atto non è stato neppure comunicato ai familiari e dunque potrebbe essere irregolare. La vendita non è bloccata, ma solo sospesa. L'eventuale debito sarà pagato con una minima parte dei ricavi della compravendita».