Dopo il furto al Vittoriano abbiamo voluto misurare il livello di sicurezza all'interno delle gallerie d'arte della capitale. Ecco un giro a campione fra le maggiori sale espositive della città. Presi a caso quattro centri di grande richiamo, primi fra tutti i Musei Capitolini, si è entrati ieri pomeriggio come normali turisti ma con un corredo che oltre alla macchina fotografica prevedeva anche un coltello. Non una lama di grandi dimensioni, otto centimetri di lunghezza e quasi due nel punto di maggior larghezza, ma estremamente affilata e con punta molto acuminata. Uno dei tanti coltelli che ormai compaiono nelle cucine italiane, in quei gruppi di lame in varia misura, estremamente raffinate ed efficaci nel taglio. In più, preparandosi a questo test sulla sicurezza museale, oltre alla lama nascosta nel contenitore della macchina fotografica, ci si è riempiti le tasche di parecchi mazzi di chiavi e monete. L'intento era di scoprire se i metal detector eventualmente presenti, fossero capaci di rilevare la massa metallica. In tal caso questo avrebbe rappresentato anche un tentativo di sviare l'attenzione dalla borsa con il coltello. Di rilevatori neppure l'ombra o, se erano occultati, non hanno dato l'allarme. Al Museo Capitolino telecamere e personale sono sparsi dovunque, ma è facile trovare una falla nel sistema di sicurezza. Entrati alle 15 di ieri insieme a pochi turisti - nessuna fila per fare i biglietti - si sono potute ammirare le opere d'arte lì contenute, le pregevoli decorazioni delle sale e fare sfoggio del fedele coltello. L'occhio delle telecamere non deve coprire ogni centimetro quadrato di camere e saloni. Tant'è che si è avuto il tempo di fare tre scatti tenendo in mano la lama, anche in uno dei saloni della Pinacoteca al secondo piano. L'operazione richiede ben più tempo di quella che un qualsiasi malvivente o malato mentale potrebbe attuare per danneggiare una delle opere d'arte. Basta estrarre l'arma e lanciarsi contro il quadro, l'arazzo. Sempre che non si voglia far del male ai visitatori. Simile discorso al Complesso del Vittoriano per la mostra dell'artista Paul Klee, ma non è stato possibile fare alcuna foto. I sorveglianti erano continuamente in agitazione. Il divieto (qui sì) di fare foto rendeva impossibile immortalare il solito coltello che, comunque, continuava a farci compagnia spuntando con il manico dalla solita borsetta. Se si volevano fare danni, sarebbe stato possibile. Stessa operazione al Museo Nazionale Romano a piazza dei Cinquecento. Il personale è dovunque e le telecamere suppliscono all'impossibile ubiquità dei sorveglianti. Purtroppo, o nessuno controlla i monitor, oppure gli obiettivi non coprono tutta l'area. Qui si è potuta rifare la foto con il coltello. Poi si è usciti dal museo in tutta tranquillità. Dulcis in fundo, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna. Anche qui si può fare di tutto. Le foto sono venute abbastanza bene e si è potuta scegliere l'inquadratura. L'unica complicazione è venuta dall'illuminazione non ottimale per scattare le immagini.
Musei, la sicurezza è un optional
Ieri pomeriggio, un uomo ha tentato di introdurre un coltello nascosto in una macchina fotografica per tentare di superare i controlli di sicurezza nei musei di Roma. Il tentativo è stato fallito a causa della mancanza di telecamere di sorveglianza efficaci. L'uomo è entrato nei musei Capitolini, Pinacoteca e Museo Nazionale Romano, mostrando il coltello e facendo scatti fotografici. I sorveglianti non hanno rilevato la presenza del coltello, e l'uomo è uscito dai musei senza problemi. Il tentativo di superare i controlli di sicurezza ha evidenziato le lacune nel sistema di sicurezza dei musei.
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