MAXXI Macro, Palaexpò: tre prestigiose istituzioni che con percorsi diversi, ma paralleli, stanno portando a Roma le vie del Contemporaneo. Veri e propri templi dell'arte, ognuno con una propria storia: il MAXXI di Zaha Hadid viene aperto oggi, ma diventerà un museo nella prossima primavera (anche se già si parla di un possibile slittamento); il Macro ha inaugurato a metà (lo vedremo nel pieno delle sue funzioni all'interno delle sale progettate da Odile Decq probabilmente in estate) e il Palazzo che funziona già da anni, ma potrebbe trovarsi a instaurare un dialogo con i nuovi arrivati non solo di formale benvenuto. Tutti e tre lanciati verso un auspicabile Rinascimento della città. E tutti e tre rallentati da un semaforo lampeggiante. Diventerà verde dando via libera a una Capitale che può confrontarsi con l'Europa e con il mondo, forte di musei pubblici protetti da forme giuridiche e finanziamenti adeguati? O i sogni verranno ridimensionati dal cartello lavori in corso? «Stiamo vivendo un momento importante per la storia della città - risponde l'assessore alle Politiche Culturali del Comune di Roma, Umberto Croppi - e la stampa internazionale ci segue con un inedito interesse. E, nei limiti del nostro bilancio, abbiamo tutte le intenzioni di non deludere le aspettative. Anche se non credo che riusciremo a inaugurare MAXXI e Macro in primavera». Perchè? «I motivi sono diversi, ma il risultato sarà lo stesso. Il Macro, che è ancora un cantiere, ha già una linea artistica ben definita. L'ultima mostra è stata un successo: quasi 40.000 visitatori paganti. Ma è ancora allo studio la formula giuridica di gestione. Una fondazione, certo, ma va avviata una procedura formale, definita la partecipazione di privati». Spieghi meglio? «Sarà comunque una fondazione di gestione di patrimonio pubblico». Il comune avrà la maggioranza? «Si stabilirà». L'Enel avrà una partecipazione? «E' un rapporto ormai consolidato, ma l'intesa è ancora da ratificare». Il MAXXI e il Macro: hanno in comune soltanto la data d'inaugurazione o è allo studio altro? «Il MAXXI è un museo del Ministero e non del Comune e ha già una Fondazione. Ora bisogna mettere a punto lo scambio di partecipazioni tra Ministero e Comune per la gestione di MAXXI e Macro. Il Comune potrebbe entrare nella Fondazione MAXXI e il Ministero nella futura Fondazione Macro. Oppure si potrebbe ipotizzare un'altra forma di scambio. Certo è che si va verso un'unica piattaforma per ottimizzare le risorse». Una piattaforma per tre? Con il Palaexpò? «Fino al 2010 è prevista una copertura in bilancio per mantenere l'attuale assetto dell'Azienda che ha un nuovo presidente, Emmanuele Emanuele. Ma ci stiamo muovendo verso una governance meno frammentata». Si parla di un forte interessamento di Emanuele verso questa direzione? - «Con il presidente della Fondazione Roma abbiamo avviato e stabilito un rapporto concreto. Ora ha un ruolo all'interno del Palazzo, è il presidente. Il resto è tutto da verificare». Ma questa futura piattaforma non rischia di appiattire la pluralità dell'offerta? «Ogni museo avrà una sua identità e una sua direzione artistica».