L'OSPEDALE CHE CI SERVE Leggo con un certo stupore gli interventi, frequenti ed anche autorevoli, che puntano a far ripensare o comunque a far ridiscutere l'idea di realizzare un nuovo ospedale nella nostra città. Credo sinceramente che sull'argomento si sia anche trop po riflettuto, discusso e progettato, con l'unico risultato di non fare mai niente di concreto e lasciando che la struttura ospedaliera invecchiasse tanto da essere ormai strutturalmente inadeguata e con costi di manutenzione ingenti e destinati a crescere. Da cittadino livornese, ancora prima che da medico, ritengo che se una nuova struttura ospedaliera ce la saremmo meritata già da molto tempo, adesso sia assolutamente indispensabile non solo per la difficoltà a collocare strumentazioni sempre più avanzate in spazi improbabili non più adatti, ma anche e soprattutto per la difficoltà nel garantire un'adeguata accoglienza ambientale. Per essere più espliciti, vi sembra normale che un paziente nella nostra città debba condividere la camera con almeno altre tre o cinque malati, che non possa soffrire le proprie pene senza condividerle e che per andare in bagno debba uscire nel corridoio, con asciugamano e carta igienica sotto il braccio? Queste difficoltà strutturali abbassano inevitabilmente il livello di percezione della qualità della prestazione offerta da parte dei cittadini, con la conseguenza che, anche attività di alto profilo e di elevata professionalità che certo non mancano nella nostra struttura, vengano percepite come mediocri nell'immaginario collettivo. Vorrei poi stigmatizzare due aspetti del problema che emergono di solito nella discussione. Il primo è l'idea stessa di ospedale: evidentemente c'è, anche fra chi si reputa addetto ai lavori, una scarsa conoscenza dei modelli organizzativi con i quali si dovrà realizzare il nuovo ospedale. Ho l'impressione che quasi tutti siano convinti che l'operazione consista nel creare una nuova struttura architettonica nella quale ricollocare tout court quello che oggi c'è e si fa nell'attuale ospedale. In realtà deve essere ben spiegato che per quanto l'ospedale rimanga un pilastro fondamentale del sistema sanitario, non può più essere considerato il fulcro attorno al quale tutto ruota, ma deve essere identificato esclusivamente come il luogo dove si curano le malattie acute, quando sono necessarie tecnologie diagnostiche e terapeutiche particolari. Nel nuovo ospedale quindi non si dovrà riportare tutta l'attività ambulatoriale e di diagnostica strumentale e di laboratorio, che probabilmente in larga parte continuerà ad essere erogata nelle strutture attuali adeguatamente riqualificate (processo, peraltro già in corso), questo tranquillizzerebbe anche tutti coloro che vedono nell'operazione solo una grande speculazione edilizia a discapito del patrimonio architettonico cittadino, di cui l'ospedale di viale Alfieri rappresenta una buona parte. Se il nuovo ospedale dovrà contenere tutte le attività di ricovero e i servizi ad esse correlati, dovrà parallelamente essere sviluppato un tessuto di attività territoriali nell'ambito delle strutture distrettuali. Evidentemente questo tipo di ospedale non potrà che essere una struttura realizzata secondo le moderne concezioni della architettura sanitaria e a patto che sia facilmente accessibile dai mezzi di soccorso e dai cittadini e che sia collegata in modo rapido ed efficiente agli altri presidi della rete ospedaliera. E qui che entra in gioco il secondo aspetto che è quello delle polemiche sulla viabilità e sulla scelta del sito dove realizzare l'opera. L'azienda Sanitaria ed il Comune hanno presentato un progetto ed hanno identificato un sito che, peraltro, consente di risparmiare soldi perché già di proprietà del Comune. Siamo ancora in una fase in cui le ipotesi devono essere vagliate da esperti di alto profilo che daranno il loro parere sia sulla localizzazione che sulle necessarie opere di urbanizzazione. Mi sembra sterile e pretestuoso polemizzare col solo risultato di contrastare l'idea di fare un nuovo ospedale: credo che noi cittadini dovremmo, invece di fare come al solito i "commissari tecnici della nazionale", vigilare affinché le scelte vengano realizzate con le adeguate garanzie. Assemblea al Lem. Parlano sindaco e direttore Asl Soltanto con il nuovo ospedale avremo livelli adeguati di cura LIVORNO. «Il nuovo ospedale? Non può più aspettare. Quello che vi presentiamo oggi non è il progetto definitivo, un pacchetto che non potrà essere modificato. Ma la realizzazione del nuovo presidio è comunque ormai alle porte». Insomma - lo aggiungiamo noi, ma fra le righe è già chiarissimo - non è più in discussione. Ieri sera il sindaco Cosimi e la direttrice generale della Asl 6, Monica Calamai, hanno incontrato nelle sala del Lem i consiglieri delle cinque Circoscrizioni cittadine, insieme al personale sanitario che opera nella struttura (ma non solo) di viale Alfieri. «Un passaggio importante», come sottolineato da Cosimi, in vista del protocollo d'intesa che sarà firmato entro la fine del mese tra Regione Toscana, Comune e Azienda sanitaria e che, in qualche modo, blinderà la realizzazione della nuova struttura. Un mega complesso organizzato secondo il modello dell'intensità di cura, che sorgerà nell'area sud di villa Serena. «Si tratta di un' evoluzione - ha ribadito ancora una volta Monica Calamai - che comporterà un ripensamento generale della sanità locale, non più ospedalecentrica ma strutturata a rete». In altre parole, i servizi dovranno essere "spalmati" sul territorio, grazie anche a un potenziamento dei distretti sanitari. A dare man forte alla posizione del sindaco e della direttrice, una relazione tecnica dell'ingegnere del Comune, Gianfranco Chetoni, e del responsabile di epidemiologia, Luca Bianciardi, che ha evidenziato la necessità di «adattare le strutture sanitarie ai cambiamenti sia demografici che sociali cui va incontro la nostra città». Primo fra tutti - ha evidenziato - «un invecchiamento progressivo della popolazione con l'aumento di malattie croniche. L'ospedale di oggi, nato per gestire le emergenze e le lunghe degenze, risulterà inappropriato». Chetoni ha snocciolato, per finire, i numeri della nuova struttura ospedaliera prevista a Montenero: 400 posti letto (più 47 posti tecnici), due parcheggi con 1600 posti auto complessivi (900 per i dipendenti e 700 per i visitatori), un'area di ricerca e un centro direzionale con annesso auditorium. J.G. Strade e soldi: dubbi dalle circoscrizioni Raffica di domande dalla platea, l'opposizione compatta boccia il piano Anche dai consiglieri di maggioranza critiche sulla viabilità JUNA GOTI LIVORNO. Domande a raffica, tanti dubbi e una discussione che, tra difese e critiche più o meno costruttive, è andata avanti fino a tarda notte. Quello di ieri sera, nelle sale del Lem, è stato il primo vero confronto pubblico tra i vertici della Asl, i rappresentanti dell'amministrazione comunale e i consiglieri delle cinque Circoscrizioni presenti sul territorio. In platea, insieme ai rappresentanti del mondo della politica e al personale medico (primari, infermieri e medici di base), anche alcuni residenti della zona di Montenero e Banditella, nelle cui vicinanze nascerà il nuovo presidio ospedaliero. Dopo l'introduzione del sindaco, della direttrice generale della Asl 6 e la lunga relazione dei tecnici, può partire il dibattito e il pubblico si scalda. Dalle opposizioni - sia quelle di centrodestra che quelle di sinistra - piovono forti critiche: a non convincere sono finanziamenti dell'opera, tempi di realizzazione della struttura e soprattutto le problematiche relative all'area scelta (il fazzoletto ai piedi della collina di Montenero) che, a detta di molti, porta con sé il nodo, «che difficilmete potrà essere sciolto in tempi ragionevoli», della viabilità. Sul fronte della maggioranza, nonostante un sì di massima e giudizi generalmente positivi, non mancano interventi (soprattutto dai consiglieri di Sinistra e Libertà, ma anche da esponenti dello stesso Partito Democratico) volti a ottenere chiarimenti sull'intera operazione. Ma andiamo al dibattito. «Perché - chiede in modo provocatorio Fausto Fagiolini, consigliere Pdl alla Circoscrizione 4 - i rappresentanti dell'amministrazione hanno optato per la realizzazione del nuovo ospedale nonostante il piano regionale del 2004 prevedesse lavori straordinari sulla vecchia struttura? Sono rimasti folgorati sulla via di Damasco o sono mossi da logiche, ad esempio la classica legge del mattone, di cui non vogliono parlare?». E rivolgendosi al sindaco: «Come potete garantirci che per la viabilità questo spostamento non sarà un suicidio: come cambierà, ad esempio, il disegno del trasporto pubblico?». Di viabilità in termini critici parla anche il collega di partito alla "5", Luca Tacchi: «Raggiungere la zona di Montenero, in alcuni casi, è già abbastanza problematico. Prendiamo, ad esempio, il sottopasso di Ardenza: si allaga in continuazione. Senza contare che l'uscita autostradale, anche per chi viene dalla parte più a sud della nostra provincia, è solo a Stagno». Sull'area «che non va» interviene anche Raffaele Canu (Idv alla "1"): «La zona più giusta sarebbe quella dei Due Archi, ma l'avete scartata perché di proprietà della Coop: non abbiamo già fatto abbastanza favori alla super cooperativa con la realizzazione di Porta a Terra?». Dubbi di carattere politico-logistico, ma non solo. «State per sistemare una scatola di medicinali sul davanzale di una finestra affacciata sul mare - riprende Tacchi - e senza aver prima consultato, o comunque reso partecipi, tutti gli attori presenti sul territorio, a partire proprio dalle forze politiche». Di mancata partecipazione parla anche Ettore Carpené, esponente di Sinistra e Libertà alla "1": «Come avverrà l'attivazione della legge regionale sulla partecipazione?». Sempre dal fronte di Sinistra e Libertà piovono richieste di chiarimento sui finanziamenti. «Non ho visto un numero nella vostra relazione - attacca Luigi Cocchella, Circoscrizione 3 - non sono contro la realizzazione di una nuova struttura, ma mi sembra che manchi un piano strategico di fattibilità, che guardi in modo certo sia ai finanziamenti che alla tempistica». In casa di Rifondazione gli occhi sono puntati soprattutto sui distretti territoriali, «molti dei quali versano in condizioni critiche e necessitano di interventi immediati». «Non era più semplice - interviene Gianluigi Pegolo, della "5" - ristrutturare l'attuale presidio e contemporaneamente potenziare i servizi territoriali che col tempo, visto il progressivo invecchiamento della popolazione e il cambiamento degli stili di vita, diventeranno il centro della rete sanitaria della nostra città?». Non è d'accordo Etrusco Bargelli, Pd alla "3": «Da parte delle opposizioni solo resistenze ideologiche. Già nel '97 si parlava di nuovo ospedale: non perdiamo questa occasione, in Toscana non l'ha fatto nessuno. Al sindaco, però, pongo un quesito: cosa faremo, concretamente, della vecchia area?». COMUNE E ASL Il progetto in pillole LA LOCALIZZAZIONE. L'area bassa di Villa Serena, secondo il report geologico di pre-fattibilità e valutazioni ambientali preliminari, presenta maggiori elementi di sostenibilità con un minor numero di criticità tematiche non riscontrate eo riconosciute e l'assenza di criticità di elevato rango. Questa area è stata preferita alle altre quattro oggetto della comparazione: Picchianti; area alta di Villa Serena; zona del carcere Le Sughere; Leccia-Scopaia. PERCHÈ SI FA? Nel luglio 2008 è stato fatto uno studio comparato tra la costruzione di un nuovo ospedale e la ristrutturazione di quello vecchio: amministrazione comunale e Asl hanno individuato 14 punti a sfavore della seconda ipotesi. Una per tutte: con la ristrutturazione si rischia di sostenere spese superiori a quelle derivanti dalla costruzione ex novo e con un rischio di imprevisti enormemente superiore. URBANISTICA. L'area interessata dall'operazione, di 265.000 metri quadrati, è interamente di proprietà del Comune. Per realizzare l'opera non sarà necessario effettuare una variante, perché il regolamento urbanistico la cataloga come area a servizi. E di fatto è già destinata a servizi sanitari, visto che lì si trovano due residenze sanitarie assistite (Pascoli e Villa Serena). IL NUOVO PRESIDIO. Sorgerà nella parte dove si trova il complesso del Pascoli, che sarà abbattuto. E' prevista la costruizione di più edifici collegati: complessivamente ci saranno 440 posti letto più 47 posti tecnici, un auditorium, l'area di ricerca, il centro direzionale e 2 parcheggi (900 posti auto per i dipendenti, 700 per i visitatori). Villa Serena sarà riutilizzata. VIABILITÀ. C'è una ipotesi con tre vie d'accesso: ampliamento di via Mondolfi, per realizzare le corsie preferenziali per i mezzi di soccorso; modifica dello svincolo della Variante di Montenero; bretella di collegamento tra Variante e Aurelio: il tracciato del cavalcavia partirebbe dagli impianti sportivi di Banditella. QUANTO COSTERÀ E' un'operazione da 220-250 milioni di euro, che la Regione finanzierà con circa 140 milioni di euro. L'Asl metterà in vendita il patrimonio immobiliare (compresa la sede di Monterotondo) per contribuire al finanziamento: contestualmente sarà rivista la rete dei servizi sanitari con tre nuovi distretti. Anche il Comune contribuirà valorizzando il suo patrimonio. E IL VECCHIO OSPEDALE? Nella struttura di viale Alfieri troveranno posto le rsa Pascoli e Villa Serena. Inoltre sarà realizzato l'ospedale di comunità. Una parte potrebbe poi essere destinata a polo scolastico. La zona non vincolata sarà trasformata in abitazioni. (dallo studio redatto da Comune, Asl 6 e Regione Toscana)