Un pezzo pregiato, certo, quel codice botanico del 1770 prestato dalla bibiloteca Casanatense, ma non il più prezioso in mostra. Eppure proprio quel manoscritto hanno scelto i ladri che mercoledì scorso sono usciti indisturbati dal Museo del Vittoriano, a Roma, dopo averlo prelevato da una teca, in pieno giorno, senza neppure doversi ingegnare troppo per beffare chissà quali misure di sicurezza. Un colpo facile, facile, sicuramente su commissione, vista la particolarità del reperto, valutato comunque dagli esperti intorno ai 300mila euro. Ad accorgersi del furto, poco prima dell'orario di chiusura, gli organizzatori della mostra «Le radici della Nazione», durante il consueto giro di controllo. Nessun segno di effrazione: l'erbario settecentesco era semplicemente scomparso dalla teca che lo custodiva. Del resto, nella sala Zanardelli che ospitava l'antico libro, non c'erano sistemi d'allarme. Lì la sorveglianza dei pezzi esposti era garantita soltanto dalle continue ispezioni del personale. E questo chi ha agito lo sapeva, tanto da portare a termine un furto in pieno giorno beffando il servizio di sicurezza interno e il sistema di videosorveglianza. Dopo la denuncia, i carabinieri del vicino comando di piazza Venezia hanno cominciato ad indagare. I colleghi del Comando Tutela Patrimonio Culturale, invece, specialisti in furti di opere d'arte, stanno cercando di recuperare la refurtiva e di individuare ladri e committente. Chi ruba un codice botanico del Settecento sa a chi rivendere il pezzo. In esposizione al Vittoriano, infatti, c'erano opere ben più preziose, come per esempio un testo del Cantico delle Creature firmato da San Francesco. Non è stato neppure sfiorato. Le modalità del colpo hanno creato non pochi imbarazzi. Non solo perché «Le radici della Nazione» era ospitata in un ambiente prestigioso e in teoria «protetto» come il Vittoriano, ma anche perché l'esposizione, inaugurata in occasione della festa della Repubblica, è stata voluta dal ministro per i Beni Culturali Giuliano Urbani e dal presidente del Senato Marcello Pera.