Scrittori, docenti, avvocati e artisti raccontano le loro priorità per la città Bologna deve diventare un vero laboratorio della solidarietà e della green economy Sogno una città scorrevole, nel senso più ampio dal traffico alla comunicazione Riscopriamo il ruolo dei giovani, esercitiamo maggior coraggio, sperimentiamo di più Vorrei veder realizzata la nuova stazione. Ora è un luogo triste, pessimo biglietto da visita La cultura, innanzi tutto: la cultura è la risorsa che sta più a cuore. Intesa nei mille sensi in cui la si può declinare, la qualità del pensiero e la qualità del quotidiano, listruzione e la tolleranza. E poi il traffico, questo traffico che ci distrugge. E la decadenza, arrestiamo la decadenza. Se voi foste il sindaco, se foste il consiglio comunale, comunque al governo delle città, quali sono le cose che sul serio Bologna non dovrebbe fare a meno di cambiare o realizzare? È il sondaggio che abbiamo sottoposto a chi, a Bologna, lavora alluniversità o nelle aule dei tribunali, a chi recita a teatro e a chi scrive, a chi si occupa darte e a chi si occupa di calcio. E al primo posto cè la cultura. «Fare di Bologna una capitale europea della cultura» è la priorità cui metter mano per Carlo Lucarelli, scrittore e autore televisivo: «La cultura è una risorsa che Bologna ha sempre avuto, e che tutti i paesi le riconoscono, benché noi sappiamo che non è più cosi. Per tornare a essere una capitale, una città "scorrevole" dal traffico alla comunicazione, è sufficiente riprendere le cose che Bologna ha sempre fatto, ma che ha smesso di fare. Da tanti anni». E, per favore, «cultura» non siano solo «parole politicamente corrette»: «Vorrei che chi ci governa - dice Silvia Evangelisti, direttore di Arte Fiera - dimostrasse un suo vero interesse per la cultura», il che significa «frequentare i teatri, i musei, le mostre, i concerti e farlo per amore e non perché costretti dal ruolo, o dallinaugurazione. Abbiamo bisogno di buoni esempi». Secondo: «Sarebbe utilissimo un punto di riferimento comune per tutte le attività e le iniziative culturali, dove coordinare le forse e sviluppare le idee». Ma soprattutto - primo - dateci una nuova stazione: «Lattuale stazione è un luogo deprimente, triste, disadorno e sgradevole. È un pessimo biglietto da visita». E poi svégliati, bella addormentata. «Riscoprire Bologna come città dei giovani, rilanciare sua vocazione alla formazione, esprimere più coraggio, saper riconoscere e dare spazio alle sperimentazioni culturali», è lauspicio di Niva Lorenzini italianista e direttore dellomonimo Dipartimento. «Sogno ununiversità fuori dalla città, con un grande campus. E vorrei più impegno contro gli affitti in nero a danno degli studenti», aggiunge Vito. E anche secondo lavvocato Alessandro Gamberini, «la prima cosa da fare è un accordo per spostare, decentrandole, alcune facoltà, in modo che il centro cittadino possa recuperare la sua identità. Lelefantiasi universitaria è in gran parte responsabile di problemi come il degrado, la microcriminalità, il traffico. E si riflette sul mercato degli affitti, con gli studenti costretti ad accettare anche sistemazioni indecenti». Ma lAlma Mater, aggiunge Gamberini, è anche «unenorme risorsa poco valorizzata». Lo pensa Vincenzo Balzani, docente di Chimica: «Bologna deve utilizzare il potenziale delluniversità per fare cultura». Lo ripete Luigi Guerra, preside di Scienze della Formazione, «Bologna deve diventare città degli studi: ora lo è senza merito». E Andrea Segrè, preside di Agraria, rincara: «Bologna deve diventare la città delleconomia solidale, nuovo modello per il paese. Penso a una città-laboratorio sulla green economy e sugli stili di vita. A cominciare da nuovi indicatori: non più il Pil, ma il benessere interno lordo». E, ancora, secondo Vito, «bisogna rilanciare le politiche di accoglienza e integrazione». Riflettere sulle trasformazioni della città è una priorità anche per lavvocato Gamberini: «Penso a certe vie del centro i cui negozi sono interamente appannaggio di stranieri. È una realtà che va gestita, se occorre anche incentivata, ma non lasciata alliniziativa del singolo». «Non sono un amministratore, non vorrei passare per presuntuoso - si schernisce Franco Colomba, allenatore del Bologna Calcio - Nel mio lavoro tutti dicono tutto e giudicano tutto, non vorrei cadere anchio in quel tranello. Ma mi vengono in mente due cose: la prima riguarda il traffico, migliorare la circolazione credo sia unesigenza fondamentale. Il secondo desiderio, magari non piacerà ai Verdi, ma lo propongo lo stesso: taglierei gli alberi che offuscano un po la visuale di una chiesa così bella come quella di San Francesco. Per me San Francesco vale come Notre-Dame a Parigi».