Quando, al termine del percorso della nuova ala settecentesca della Galleria Regionale della Sicilia - che riapre oggi al pubblico - il visitatore si affaccia sul camminamento esterno, gli si para di fronte lo spettacolo di un rettangolo di mare incastonato tra gli edifici. Non si tratta soltanto di un panorama spettacolare: da una angolazione inedita, quel colpo docchio coglie infatti la stratificazione complessa del quartiere della Kalsa, spazia sul corpo di fabbrica dellOratorio dei Bianchi, sulla navata di Santa Teresa e sullo skyline della chiesa e del monastero dei Crociferi rendendo conto, così, del passaggio cruciale dalla quattrocentesca Palermo mercantile in cui Francesco Abatellis, maestro portulano, fece edificare il suo palazzo affidandolo al magistero di Matteo Carnalivari alla città viceregia inquadrata nel nuovo ordine mondiale imperniato sullimpero di Spagna. Lo stesso passaggio che ora è narrato grazie allampliamento delle collezioni e degli spazi espositivi del museo, che al classico ordinamento di Carlo Scarpa uno dei capolavori assoluti della museografia italiana che si arrestava tuttavia al Cinquecento giustappone la sequenza fondamentale delle opere scalate tra la metà del XVI secolo e il Seicento, in cui lordito di trame culturali e commerciali che da sempre costituisce lasse portante della storia dellarte in Sicilia conobbe un nuovo assetto. Sono trascorsi 55 anni da quel 1954 quando la Galleria (allora) Nazionale della Sicilia venne inaugurata, separando le collezioni sino a prima della guerra alloggiate nel vecchio Museo archeologico, e già da allora si dava per prossimo il recupero dellala limitrofa. Un arco di tempo sufficientemente ampio per mutare le prospettive storiografiche e inserire nelle grandi correnti del gusto tardomanierista prima e barocco poi episodi e autori per molto tempo confinati in un spazio di interesse soltanto locale, da Giuseppe Albina a Filippo Paladini, da Pietro Novelli a Matthias Stom; e, in questo senso, lallestimento della nuova ala, disposto su due piani, segue da presso quanto emerso dagli studi dellultimo ventennio, in particolare da quelli promossi da Vincenzo Abbate (predecessore dellattuale direttore Giulia Davì, che ne ha completato lopera) addentrandosi nei magazzini ricchissimi della galleria e valorizzandoli in una serie di mostre. Lasciata intatta, come del resto promesso, la lezione di Scarpa, le attenzioni erano tutte rivolte alle sale settecentesche: ordinate facendo i conti con una limitata profondità di campo che ha imposto la soluzione non ottimale di pareti sfalsate ad angolo, con fondali colorati come oggi è duso e tuttavia, nella giusta volontà di sottrarsi a un confronto comunque impari come quello con larchitetto veneziano, marcando una differenza di qualità, di inventiva e di soluzioni forse sin troppo netta rispetto agli ambienti del palazzo quattrocentesco. Non ci sono quindi sorprese nella selezione dei dipinti, né era questa loccasione per attenderle: gli spazi recuperati infatti non sono amplissimi, e lasciano sospese buona parte delle esigenze che le opere dei depositi continuano a reclamare, dai dipinti del Settecento alla ricchissimo lascito di arti decorative. Non è una questione da poco: se è giusto festeggiare la riapertura del museo (se ne occuperà Valerio Festi, che ha curato la regia del vernissage di oggi, con ingresso gratuito dalle 20 alle 24) è anche opportuno spingere in direzione della acquisizione del limitrofo convento che Giulia Davì indica come il nuovo orizzonte del museo, la soluzione capace di un impianto museale realmente adeguato alle collezioni. Per adesso si può essere (moderatamente) soddisfatti della musealizzazione della cultura figurativa isolana tra Cinque e Seicento, e della più completa possibilità di lettura che essa permette dei tanti episodi ancora alloggiati nei luoghi originari. E una tesi espressa tante volte da Salvatore Settis per spiegare la ricchezza unica del patrimonio culturale italiano: la corrispondenza cioè tra i percorsi del museo e il più ampio tessuto artistico cittadino, la possibilità di vedere Novelli (o Paladini, o Van Dyck) non soltanto nelle sale di una galleria ma anche nelle chiese, nei palazzi e negli oratori per i quali la loro opera fu richiesta. Sotto questo aspetto, il nuovo Palazzo Abatellis è tanto un punto di arrivo quanto (si auspica) un punto di partenza. Magari con una precauzione: di intercettare ed eliminare, prima che lestate prossima giunga in prestito dal Metropolitan di New York "I musici" di Caravaggio (come è stato annunciato, in cambio del trittico Malvagna di Jan Mabuse, che invece volerebbe verso gli Stati Uniti) le infiltrazioni di umidità che, a restauro appena concluso, già maculano le pareti nella sala della "Madonna dellUmiltà", al piano nobile delledificio di Carnalivari.
SICILIA - un gioiello recuperato: palazzo Abatellis
Riassunto in 200 parole:
La Galleria Regionale della Sicilia, dopo 55 anni, riapre al pubblico con una nuova ala settecentesca. La visita al museo si affaccia sul panorama del mare, che mostra la stratificazione del quartiere della Kalsa. La galleria ha ampliato le collezioni e gli spazi espositivi, aggiungendo la sequenza fondamentale delle opere scalate tra la metà del XVI secolo e il Seicento. La nuova ala è stata disposta su due piani e segue gli studi dell'ultimo ventennio, in particolare quelli di Vincenzo Abbate. La lezione di Carlo Scarpa è stata mantenuta, ma le attenzioni sono state rivolte alle sale settecentesche, che hanno una limitata profondità di campo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo