Il Cratere di Asteas deve ritornare a tutti i costi nel Museo Caudino. Questo è l'obiettivo degli amministratori che però, vedono ancora incerta la sorte dell'importante reperto archeologico... Il Cratere di Asteas deve ritornare a tutti i costi nel Museo Caudino. Questo è l'obiettivo degli amministratori che però, vedono ancora incerta la sorte dell'importante reperto archeologico che di diritto dovrebbe essere esposto in modo permanente nel Museo Caudino, mentre sembra che la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle province di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta, abbia scelto il Museo di Paestum come luogo di esposizione definitiva del Cratere. E' ancora aperta, quindi, la battaglia che l'amministrazione comunale di Montesarchio ha intrapreso per restituire alla collettività caudina il Cratere a calice in argilla rosata, prodotto dal ceramografo Asteas del IV secolo a.C. raffigura il Ratto d'Europa. Sabato 21 novembre, per dare ancora più significato a questo percorso intrapreso, gli amministratori ed una folta rappresentanza di cittadini e la stampa, saranno a Paestum, in occasione della Borsa del Turismo Archeologico, che si svolge dal 19 al 22 novembre, nell'ambito della quale la Soprintendenza ha ritenuto opportuno celebrare il definitivo rientro in Campania del Cratere, organizzando una Mostra dedicata alle officine dei ceramografi Asteas e Python, che operavano a Paestum nel IV secolo a.C. e di cui il vaso di Saticula rappresenta una delle opere più significative. L'evento sarà presentato presso il Museo Nazionale di Paestum nel corso della Borsa del Turismo Archeologico, giunta alla dodicesima edizione, che richiama operatori del settore, studiosi e appassionati di archeologia dall'Italia e dall'estero. La Mostra sarà corredata da un opuscolo curato da Maria Luisa Nava, Marina Cipriani, Angela Pontrandolfo e Emanuele Greco, che ripercorrerà la storia del cratere, con le vicissitudini che lo hanno portato al di là dell'oceano, e illustrerà le caratteristiche delle botteghe pestane che producevano vasi a figure rosse, ben rappresentate nel Sannio caudino sia nelle tombe di Saticula che in quelle di Montesarchio. Nei giorni scorsi, intanto, l'assessore alla cultura Sorrentino ed il sindaco Izzo, hanno incontrato la dott.ssa Maria Luisa Nava, per esporre ancora una volta le ragioni a lei ben note, per cui è opportuno che il Cratere sia esposto a Montesarchio nel Museo Caudino, ma non hanno avuto ancora nessuna rassicurazione sulla destinazione finale del Cratere. Ricordiamo che il prestigioso vaso, trafugato dalla ricca necropoli dell'antica Saticula l'attuale Sant'Agata dei Goti negli anni Settanta del secolo scorso e acquistato dal Getty Museum di Malibu, è stato restituito all'Italia nel 2007 grazie ad una approfondita azione investigativa del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico dei Carabinieri. E' stato esposto nel giugno 2007 a Montesarchio in occasione dell'inaugurazione del Museo Archeologico Nazionale, ed ha fatto il giro del mondo in occasione di Mostre di altissimo livello scientifico che hanno attirato un grande pubblico, ma il Museo Archeologico caudino, è il luogo ideale dove il Cratere possa avere una giusta esposizione, in quanto nel Museo di Montesarchio sono raccolte le testimonianze più significative dei principali insediamenti delle Valli Caudina e Telesina, Caudium, Saticula-Sant'Agata de' Goti, e Telesia S.Salvatore Telesino, documentate soprattutto dai ricchi corredi funerari che ne attestano la frequentazione della Prima Età del Ferro- fine X, inizi IX sec. a.C., all'epoca della romanizzazione. Per il prestigio ed il significato profondo che il Cratere rappresenta per la città di Montesarchio e per tutta la Valle Caudina, gli amministratori non intendono cedere passivamente che venga sottratto un reperto archeologico così importante e che rappresenta la storia dei luoghi.