La Provincia lo vuole demolire perché da tempo non è più funzionale come scuola 1.500 firme per salvare l'edificio, appello del giornalista Furio Colombo PISA. Quattro ore d'assemblea per dire «giù le mani» dal complesso Marchesi. Scende in campo anche il celebre giornalista Furio Colombo a difesa della "Grande Scala", il nome affettuoso che gli studenti hanno attribuito alla scuola. Ieri si sono riunite le associazioni contrarie alla variante urbanistica del Comune che alla scheda 5.6 prevede la demolizione. La costruzione della struttura fu affidata nel 1971 all'architetto Luigi Pellegrin. Sui testi è considerata come «il massimo esempio italiano di architettura sociale». Ma nacque con un peccato originale: per abbattere i costi e i tempi di realizzazione furono adoperati materiali prefabbricati di tipo autostradale; ciò provocò infiltrazioni d'acqua piovana mai risolte. GIANLUCA CAMPANELLA PISA. Quattro ore d'assemblea per dire «giù le mani» dal complesso Marchesi. Scende in campo anche Furio Colombo a difesa della "Grande Scala", il nome affettuoso che gli studenti hanno attribuito alla loro scuola. Ieri si sono riunite le associazioni contrarie alla variante urbanistica del Comune che alla scheda 5.6 consente la demolizione del complesso Marchesi. Tra queste l'Ordine degli Architetti di Roma e di Pisa, e la Fondazione Bruno Zevi. Non hanno risparmiato effetti speciali, tra cui un video sulla storia della scuola; l'annuncio del ricorso al Tar, qualora il 19 novembre il consiglio comunale dovesse approvare la variante; e il messaggio dell'ex direttore dell'Unità Furio Colombo. Il famoso giornalista è fra i 1.500 firmatari che hanno chiesto all'amministrazione di ripensarci. Nel suo contributo alla conferenza, Colombo ha prima ricostruito i passaggi della vicenda con un accenno critico: «Il Comune e la Provincia di Pisa hanno annunciato l'intenzione di abbattere il "complesso scolastico Marchesi" che ospita un Liceo Scientifico e un Istituto Tecnico. Le ragioni sarebbero legate a difficoltà di manutenzione che forse coprono ben altri interessi e certamente rilevano una stupefacente mancanza d'informazione, cultura e consapevolezza dell'opera di cui si sta parlando». Infine l'appello: «Distruggere il Marchesi costituirebbe un atto grande e indimenticabile come la sua progettazione e costruzione. La differenza però è fra la nascita dell'opera di un maestro e la sua distruzione. Niente più che un atto cieco e vandalico, in una brutta Italia. Una ferita grave allo straordinario rapporto tra antico e moderno in una città come Pisa». La costruzione della struttura fu affidata nel 1971 all'architetto Luigi Pellegrin, vincitore di un concorso internazionale. Sui testi del settore è considerata come «il massimo esempio italiano di architettura sociale, cioè pensata per coniugare il rapporto comunicativo tra professori e studenti con la funzionalità stessa». Ma nacque con un peccato originale: per abbattere i costi e i tempi di realizzazione furono adoperati materiali prefabbricati di tipo autostradale; questo provocò infiltrazioni d'acqua piovana che non sono mai state completamente risolte. Inoltre non fu capito lo spirito di "scuola aperta" e, dopo le prime siringhe trovate nel cortile, si decise di sigillare la struttura di sera, con delle cancellate. Secondo gli studiosi, ciò non inficia l'importanza del progetto e il servizio che rende al quartiere, con due biblioteche, una palestra e una piscina. Pertanto la soluzione è il restauro.