Noi di Urban abbiamo provato a delineare cosa poteva diventare questa città Senza polo espositivo si va verso il declino Era il capogrogetto del Parco Expò di Urban. Roberto Vezzosi, architetto e urbanista (al suo attivo una serie di nuovi Prg in Toscana e in Emilia), ex 38-1, uno dei think tank più prolifici di Prato, resta uno dei sostenitori più determinati e convinti della necessità di realizzare un polo espositivo multifunzionale nell'area ex Banci. Polo no, polo sì, polo un po' più piccolo. Di certezza sul progetto che avrebbe dovuto essere quello determinante per lo sviluppo della città, non ce ne sono più. Però Prato non discute. Come mai architetto? «C'è chi immagina la città solo in negativo: no al Polo, no al tram, no alla ztl, i divieti sui kebab, le macchine sequestrate, i militari in piazza. Direi che la "civitas" è il lato più nascosto, come tutto sembra nascondersi fino a scomparire senza confronti. E' difficile discutere liberamente al di là delle posizioni rituali e degli schieramenti politici, di cos'era e di cosa voglia diventare questa città. Noi di Urban ci abbiamo provato. Abbiamo mostrato il primo masterplan del Polo all'Unione industriale, alla Cna, alle tre Camere di Commercio di Firenze, Prato e Pistoia, lo stesso per le Aci, agli ordini professionali, a tutta la città a più riprese. Poi le conferme al nostro scenario. La Fortezza chiuderà e non sappiamo per quanto, la Regione deve per forza riorganizzare il sistema espositivo, nella "piana" mancano strutture polifunzionali per attrarre eventi e attività, il rischio è il declino. Abbiamo uno studio sulla mobilità, dal quale noto che anche l'attuale amministrazione pesca qua e là, per esempio per la terza corsia dell'autostrada, dedicata al trasporto pubblico per i collegamenti con l'aeroporto. Abbiamo il lavoro di Sinloc che descrive il mercato e i competitors, ma sopratutto fa comprendere le ricadute e le molte economie che una operazione come quella del polo potrebbe favorire. Per farla, una cosa così, c'è bisogno di tutti. E allora discussioni, confronti? Niente. Tutti zitti e autoreferenziali. Nella città che fino a qualche tempo fa contava più di trentamila imprese il silenzio è agghiacciante. Possibile che gli stessi attori non vogliano conoscere quegli studi, non ne vogliano discutere? E in una fase come questa, il loro silenzio a cosa serve? La politica poi, lasciamo perdere, non sembra proprio intenzionata a mobilitare le intelligenze». Il sindaco sogna la città dei parchi, è fattibile? «Contestano a Sinloc la sosteniblità economica del polo, parchi e musei si pagano da soli? La possibile messa in liquidazione di Urban avrà come conseguenza l'archiviazione definitiva del progetto Parco Expò? «Il progetto di Urban nasce dallo Sviluppo Economico e stava in piedi associando al polo altri obiettivi. Anche per questo si è aggiudicato il bando Pius: riqualificazione urbanistica e sociale di un importante pezzo di città, la diversificazione economica di Prato, la sua rinascita culturale. Pensare alle opere da finanziare e dimenticare gli obiettivi che ci eravamo posti, riduce le opportunità e significa comunque fallire. Certo, così la prospettiva di un polo di rilevanza regionale si allontana. Si è pensato addirittura a farlo più piccolo, per farci cosa, la sagra del cencio? Auguro per questo miglior fortuna a Carrara o ad Arezzo che magari nei prossimi mesi si vedranno trasferire anche i dieci milioni di euro del fondo regionale straordinario degli investimenti di cui nessuno parla e che già era stato assegnato al polo di Prato». Eppure secondo il Comune il Polo firmato Urban è assolutamente fuori scala. «Il piano di Sinloc afferma la fattibilità dell'intervento, individua quali sono le criticità che devono essere superate ed evidenzia alcuni oggettivi vantaggi. Nessun'altra area in Toscana può contare su un contesto così favorevole come il nostro. Il progetto di Urban parte prima del Piuss, l'orizzonte in cui è immaginato è quello di una operazione che si deve ripagare a prescindere dai finanziamenti a fondo perduto. Il progetto vive, sul piano urbanistico, se si tiene tutto insieme e sul piano finaziario se si individuano strumenti e soggetti appropriati per governare e promuovere il rapporto pubblico-privato e se si dedica altrettanta attenzione alla gestione e ai progetti, anche qui non certo con gli strumenti e mezzi convenzionali. Occorre un agenzia ad hoc per tutto questo. Che il Comune ha? «No. L'ostacolo vero sono le abitudini e a complicare ulteriormente la situazione di Urban sono stati anche gli uffici comunali, quelli che si sono sentiti scavalcati su decisioni e competenze. Cosa si è ottenuto? Un progetto sbagliato ha ottenuto che ora si abbandonino anche gli ingenti finanziamenti per la tramvia. Senza nessun confronto sui temi si è approvato una variante al regolamento urbanistico che ha come obiettivo quello di costruire le case, come si è sempre fatto, e di non fare il Polo. Poi si è smaltato tutto con la perequazione urbanistica, pensando che rendere difficili le cose, le renda più nobili. Si è giocato sui ruoli sovrapposti dell'Ufficio di Piano e di Urban e questa contraddizione noi l'abbiamo vissuta sulla pelle, tutte le volte che andavamo a far vedere i disegni e a parlare con gli abitanti. Pensate a dove l'attuale amministrazione vorrebbe fare il parco per l'arte: è esattamente dove lo prevedeva il tanto vituperato piano Secchi. Nel frattempo però al posto del parco abbiamo visto sorgere un distributore e un fast food. Un'area così preziosa, fondamentale per l'immagine della città, ce la siamo giocata per scelte miopi e inadeguate, prima di tutto sul piano culturale. E ora il Regolamento urbanistico prevede, nello stesso triangolo di terra, oltre al parco delle sculture, ben sessantamila metri cubi di uffici, trascurando che queste funzioni sono previste nell'area Banci e nel secondo Macrolotto». Quindi sono poche le speranze per lo sviluppo futuro di Prato? «Che si torni alle proposte, ai progetti ai quali far corrispondere strategie di sviluppo e, per favore, basta negazioni».
PRATO.Prato è diventata la città delle negazioni. Secondo l'architetto Roberto Vezzosi a rischio lo sviluppo futuro
L'articolo parla del progetto di Urban per creare un polo espositivo multifunzionale a Prato, che sarebbe stato un capogrogetto per il Parco Expò. L'architetto Roberto Vezzosi e il think tank Urban hanno presentato il progetto all'Unione industriale, alla Cna e alle Camere di Commercio, ma non sono stati ascoltati. Il progetto è stato criticato per essere "fuori scala" e per non essere sostenibile economicamente. Il Comune di Prato ha anche criticato il progetto, affermando che non è fattibile. L'articolo conclude che il progetto è stato abbandonato e che la città di Prato non discute del progetto, ma piuttosto si concentra sulle proprie abitudini e sulle proprie esigenze.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo