"Attrarre molti visitatori da fuori città permette di costruire nuove conoscenze delle raccolte permanenti" Marco Goldin è un Re Mida dellarte. Bologna lha corteggiato in più duna occasione, ma è a Rimini, con la Fondazione Cassa di Risparmio di quella città, che Goldin ha siglato il suo primo contratto: prevede lallestimento fino al 14 marzo a Castel Sismondo della mostra dei capolavori del museo di Boston, «Da Rembrandt a Gauguin e Picasso. Lincanto della pittura», che il direttore di Linea dombra ha presentato ieri sera allArena del Sole, due mostre su «Pittura dItalia» e la messa a punto di quattro itinerari incentrati su «Piero della Francesca e i tesori darte a Rimini». Questultimo progetto è stato affidato ad Antonio Paolucci, già soprintendente del Polo Museale Fiorentino, e questo ridimensiona assai laccusa mossa a Goldin da suoi detrattori (per lo più direttori di musei e soprintendenti) di essere lalfiere del «mostrismo», a scapito delle raccolte permanenti di musei e istituzioni. Direttore Goldin, la mostra a Castel Sismondo ha già accolto più di 30mila visitatori, le prenotazioni sono oltre 50mila... «E molti di questi visitatori hanno seguito anche la mostra itinerario attraverso i musei e alla scoperta dei monumenti di Rimini e dellentroterra: sono persone che giungono da fuori, ma anche riminesi. Cè molta soddisfazione, per questo risultato. Si riesce a offrire unimmagine diversa della città, che non si esaurisce nella sua spiaggia né nel cinema di Fellini». A Bologna si sta discutendo, oggi come in passato, dellutilità o meno del «grande evento» per rivitalizzare la città e i suoi istituti culturali. Qual è la sua opinione? «Non sono solo io a credere che il cosiddetto "grande evento", se realizzato in modo serio, sia utile a mettere un circolo energie positive. Se si attraggono molti visitatori da fuori città, questo permette di costruire nuovi itinerari e nuove conoscenze rispetto alle raccolte e al patrimonio storico permanenti. Viviamo in un tipo di società che ha bisogno di uscire dalla routine. Investire su qualcosa che già cè, ossia solo sul patrimonio permanente, è molto difficile e i risultati sono scarsi. Se attraverso il richiamo di uniniziativa temporanea riesco a portare il grande pubblico nei musei, ecco, mi sembra un uso intelligente del cosiddetto grande evento». In quanto tempo lo si costruisce? «Per realizzare una buona mostra, seria anche dal punto di vista critico, occorrono due anni; e questo è anche il tempo necessario per fare sistema, come si dice con una parola orribile, nel territorio». E con che entità di investimenti? «La mostra dei capolavori dal Museum of Fine Arts di Boston è costata 2,3 milioni. Linvestimento maggiore, 2 milioni, è sulle spalle di Linea dombra; 300mila euro è linvestimento della Fondazione Cariri. Comune, Provincia, Camera di Commercio, Fiera e Apt di Rimini hanno concorso ciascuno con cifre da 8mila a 28mila euro». In passato lei ha avuto diversi contatti con lamministrazione e altre realtà bolognesi. Sono rimasti tutte senza seguito? «Sì, ho avuto non pochi contatti con Bologna, in particolare con il presidente della Fondazione Carisbo Fabio Roversi-Monaco, e anche recentemente, ma proprio un lampo, allinizio dellestate, con la nuova amministrazione comunale. Poi non si è andati avanti». Lassessore comunale al patrimonio culturale, Luciano Sita, giudica Bologna una città «sazia e autoreferenziale». «Non so se sia giusto un giudizio così severo. Il rapporto che personalmente ho con i cittadini di Bologna è straordinario. È la città in assoluto che ha mandato il maggior numero di visitatori alle mie mostre. Al momento Bologna è la seconda città per numero di visitatori e prenotazioni alla mostra di Rimini». E quindi esiste una domanda reale. «Bologna ha potenzialità enormi, qui si potrebbe fare un lavoro straordinario e io ho sempre sperato di fare qualcosa per questa città. Bisogna avere delle idee e dar loro concretezza».