«In vista dell'Expo 2015, noi stiamo iniziando il corso di informatica esclusivamente finalizzato alla dematerializzazione degli archivi». E' questa un'altra scommessa vinta nel carcere di Cremona dove ieri una decina di detenuti stava frequentando il corso. Ma l'attività di dematerializzazione è un altro fiore all'occhiello di Cà del Ferro. Un giorno di qualche anno fa, il direttore Ornella Bellezza e il giudice Pierpaolo Beluzzi, magistrato con il pallino dell'informatica e padre del Digit, la digitalizzazione dei fascicoli processuali, si sono trovati e hanno deciso di mettere in piedi un progetto pilota: la smaterializzazione degli atti del processo sulla strage di Piazza Fontana. Nel 2007, con la nascita della cooperativa Labor, l'attività è partita. Nel carcere è stato realizzato un laboratorio: quattro postazioni per quattro detenuti assistiti dal volontario Franco Brunelli, i quali scannerizzano « 70-80 pagine al minuto per 2000 pagine al giorno», spiega Gerardo Maffei. Poi è arrivata la richiesta di mettere su Dvd le 400mila pagine del processo Telecom, il caso Tavaroli. Ma a Cà del Ferro si sono rivolti anche l'archivio Arcai e l'Università Cattolica di Brescia, mentre a breve sarà illustrata alla stampa la digitalizzazione dei registri antichi conservati all'Archivio di Stato di Cremona.