Viaggio nel cantiere alla scoperta di come cambia uno storico spazio. Chiamparino: un altro tassello della nuova città Confino: effetti speciali per raccontare una storia italiana Lo scenografo del museo del Cinema: "Vogliamo dare movimento alla rappresentazione" I lavori finiranno nel 2010: restyling da 32 milioni per 250 mila visitatori lanno Il primo effetto è una mattina di pioggia e fantasia, dove la realtà virtuale e la forza immaginativa evocano quel che sarà. Si chiama visita guidata al cantiere, cè anche il sindaco Chiamparino, cè lassessore Alfieri, hanno lelmetto da minatore e sembrano personaggi dei cartoni. Gli ingegneri della Recchi, direzione lavori, della Proger e poi larchitetto Cino Zucchi e ovviamente monsieur Confino con laccento sulla o si sgolano in esercizi di futuro. E tra cavi che penzolano, pannelli e gusci, piramidi rovesciate e odore di vernice, tra una ruspa e un coffee-break si intuisce il museo che verrà (fine lavori tra sei mesi, inaugurazione tra un anno). «Vogliamo dare movimento alla rappresentazione e raccontare una storia» dice Confino. La storia dellautomobile nel ventesimo secolo, e delle persone che lhanno creata e usata, e del mondo attorno e un po anche di Torino. Il modello, si diceva, è il Museo del Cinema: un allestimento che diverte e acchiappa le famiglie, non solo i patiti. Un breve video aiuta a immaginare e capire: dal veicolo a molla di Leonardo, dai "cavalli che diventano fantasmi" quando li sostituisce una caldaia, passando per il futurismo e i bulloni del Novecento, e un paio di guerre, e il boom, e lausterity, e il consumismo ma anche la crisi, fino a quellultima parola - destino - che reclama lattenzione del futuro, e le esigenze dellambiente, e lauto ecologica nelle città (forse, magari) più pulite. Un film dentro un teatro dentro una sceneggiatura dentro un romanzo dentro un drive-in dentro un ex garage. Ed è appena qualcosa. «Il museo dellauto raddoppia gli spazi, è spettacolo e insieme didattica» racconta tra i ponteggi il direttore, Rodolfo Gaffino Rossi. «Ci sarà spazio per la divulgazione, per la tecnologia, faremo capire quanterano bravi a inizio secolo con pochi mezzi e molte idee». Ci sarà una grande biblioteca e una "corte coperta" da riempire come si vorrà, palcoscenico e portico. Tutto immerso nella luce che è la prima forma dellarchitettura, lo spazio che si fa volume. «Il museo sarà anche paesaggio» spiega Cino Zucchi «perché tra fiume e collina di fronte, e città alle spalle, il luogo è veramente unico. Chi arriva da sud e incontra Il complesso di Italia 61, sfiora allistante quellidea forse un po ingenua ma ancora suggestiva secondo la quale il progresso porta felicità». Tra i molti prezzi da pagare, anche qualche notevole equilibrismo tecnico: «Più facile restaurare un Palladio che unarchitettura degli anni Sessanta, con quelle piastrelle introvabili e quelluso del cemento armato». Nel giorno della pioggia e della fantasia, in un tempo ancora così lontano dallinaugurazione, qualcosa si comincia a intravedere. Per esempio la densità della luce che farà irruzione dalle vetrate su corso Unità dItalia, dove il vecchio ingresso è rispettato pur nel cambiamento (via il tunnel daccesso diretto in auto) e dove la ripa viene un po spianata, per creare una sorta di effetto terrazza sul Po. Tutto il sistema degli ingressi è stato rivisto, per creare la parte posteriore del museo, anche questa trasparente, spinta verso lalto perché è lì che inizierà la visita. Una delle idee fisse di monsieur Confino: si sale, poi si scende in senso orario. Il tutto alla non modica cifra di 32 milioni di euro (23 finanziati dalla città). «In barba agli scettici sta nascendo un altro tassello importante della nuova Torino» dice il sindaco con lelmetto blu. «Sono venuto qui per vedere e per capire, e mi pare che ci siamo. Anche stavolta è servito il coraggio della sfida, e sono soddisfatto anche per il rispetto dei tempi». È solo un assaggio, uno stuzzichino del museo che sarà, tuttavia è già ben chiara lidea portante: passare dalla collezione statica di auto nel vecchio garage a un allestimento veloce e dinamico, perché oggi questi spazi devono essere qualcosa da toccare e da far agire. Cè la narrazione, ma come dentro lo schermo di un computer, come nel ritmo di un videogioco: il primo impatto può sorprendere chi non è abituato, poi però è difficile non divertirsi. Basterebbero, per questo, i bolidi di Formula Uno disposti su duecento metri di pista parabolica, e sembra di sentire lurlo di quei motori. (Stiano comunque tranquilli gli ammalati dellauto: continuerà ad esserci anche la classica sfilata dei pezzi pregiati, tipo quella rarissima Mercedes che neppure la Mercedes di Stoccarda possiede, e avrebbe acquistato a qualunque cifra e invece no, spiacenti ma i torinesi se la tengono). Nel giorno in cui si celebrano i ventanni della Germania unita, non è mancata unanticipazione che è anche una citazione berlinese. Lha raccontata Confino: «Avremo un allestimento del Check-Point Charlie, da una parte la Berlino Est con le vecchie Trabant che facevano il fumo blu dagli scappamenti, e dallaltra - nello spaccato del muro - una Ferrari rossa fiammante parcheggiata a Berlino Ovest». E comunque non ci sono soltanto scene o sceneggiature. Lo si capisce leggendo i "capitoli" del racconto. Tipo: "Sinfonia meccanica". Oppure: "Il paradosso della velocità". O ancora: "Follia". Cioè quellingrediente che non può mancare allo spettacolo, fatta salva la filologia, sacro nume tutelare; perché Torino, e la sua storia a quattro ruote "quadrate", sono una cosa troppo solida per abbandonarsi soltanto al gioco. Anche se alla fine della visita, ormai messi sul gusto, proprio questo viene voglia di chiedere: fateci giocare.