E'UNO dei musei più importanti di Roma. Forse è uno dei meno vigilati. Sicuramente è quello più amato dai ladri. Il complesso del Vittoriano, infatti, ha fatto registrare un nuovo clamoroso furto. Questa volta è sparito un libro antico quanto prezioso: un codice botanico del XVIII secolo che la Biblioteca del Senato aveva messo a disposizione per la mostra "Le Radici della Nazione" inaugurata proprio in occasione della festa della Repubblica. A denunciare il "colpaccio" sono stati gli stessi organizzatori (Comunicare Organizzando) dell'evento espositivo che vanta l'alto patronato della Presidenza della Repubblica e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Mercoledì, appena si sono resi conto della scomparsa dell'antico codice botanico, hanno contattato la stazione dei carabinieri di piazza Venezia. E pensare che il volume, il cui valore secondo gli esperti si aggira sui 300 mila euro, è stato rubato nonostante fosse custodito dentro una teca nella sala Zanardelli, aggirando il servizio di sicurezza interno e il sistema di videosorveglianza. Ora le indagini saranno condotte dal Nucleo Tutela Patrimonio artistico dei carabinieri che avranno il loro bel da fare nel tentativo di recuperare la refurtiva e individuare i responsabili. Una cosa è certa: i ladri devono aver studiato il piano nei minimi particolari. Come già avevano fatto qualche tempo fa quando svaligiarono la cassaforte del museo portando via l'incasso dei bar al termine di uno dei fine settimana col maggior numero di visitatori. In quell'occasione i "soliti ignoti" raggiunsero gli uffici amministrativi al quarto piano dove sono custodite ben due casseforti: in una viene conservato il ricavato della vendita di gadget, cartoline e depliant; nell'altra, più piccola, invece vengono custoditi gli incassi dei due bar all'interno del museo. E proprio quest'ultima venne presa di mira dai ladri che conoscevano così bene la "location" che non dovettero nemmeno faticare per scassinarla: la chiave che ne apriva la serratura, infatti, era a sua volta conservata all'interno di un cassetto di una delle scrivanie dell'ufficio. Resta una domanda: ma è possibile che il museo della Patria, al centro della Capitale, che da quando è stato riaperto staacquistando sempre maggiore importanza non meriti una difesa maggiore?