L'ex sindaco Mattei ricorda come è nato il progetto della nuova Lazzerini Siamo arrivati quasi alla fine dell'imponente intervento di recupero dell'ex cimatoria Campolmi nel quartiere di Santa Chiara. Con l'inaugurazione ufficiale della nuova biblioteca Lazzerini, in programma lunedì prossimo, si restituisce ai pratesi uno dei principali luoghi della cultura e dell'aggregazione giovanile e uno dei simboli dell'identità tessile cittadina. E' un sogno che si realizza e che ha visto il passaggio, negli anni, di ben quattro diverse amministrazioni comunali. Oggi la giunta Cenni può festeggiare, ma il percorso è stato lungo e tortuoso, pieno di sfide e ostacoli molto spesso di natura economica. Le prime basi del progetto furono gettate nel 1989 grazie alla lungimiranza dell'allora assessore all'Urbanistica e poi sindaco Fabrizio Mattei. Se questi non avesse posto attenzione sulla splendida fabbrica di via Santa Chiara, questo patrimonio di archeologia industriale oggi non esisterebbe più, ma avrebbe seguito la strada più semplice della demolizione che ha interessato tanti altri stabili del centro storico pratese. «Era la fine degli anni '80 e tante vecchie fabbriche della città venivano demolite. - ricorda Mattei - Anche la Campolmi avrebbe rischiato una fine simile e questo avrebbe poi significato la perdita di identità storica per una città come la nostra». La scelta di "salvare" questa cimatoria fu in buona parte casuale. Venti anni fa la fabbrica svolgeva ancora attività tessile, ma l'area in cui si trovava stava ormai trasformandosi in zona residenziale, con case e alcuni esercizi commerciali. «Vi erano problemi di natura ambientale e in più si cominciavano a porre problemi di spazio per la biblioteca comunale collocata in via del Ceppo Vecchio - fa riferimento Mattei - Tenendo conto di tutte queste situazioni, pensai che il Comune non potesse farsi sfuggire l'occasione per compiere un'operazione di archeologia industriale, recuperando questa grande fabbrica con funzioni nuove e legate alla cultura. Fu una vera a propria sfida per quel periodo. Volemmo dare un segnale alla città e ai privati affinché non si perdessero i segni della nostra tradizione». Niente fu però scontato e immediato. Il Comune decise fin da subito di procedere all'acquisto dell'immobile che riuscì finalmente a concludersi nel 1999 e con una spesa ingente di 7 miliardi di lire. Proprio il costo della struttura fu, fin dall'inizio, uno dei principali motivi di riflessione pubblica. Inizialmente il Comune ipotizzò di comprare solo metà della ex fabbrica e di lasciare il resto ai privati, ma poi prese campo il progetto dell'acquisto totale dell'edificio che avrebbe trovato due diverse destinazioni, una parte come Museo del Tessuto e il resto come biblioteca. «Il Comune ha partecipato in prima persona alle spese dell'ex Campolmi - precisa Mattei - La parte più sostanziosa è stata versata da noi, a cui si sono aggiunti dei finanziamenti regionali e altri erogati dall'Unione Europea. Fin da subito è stato un investimento importante, ma ci siamo resi conto della sua necessità. Erano anche gli anni in cui l'amministrazione interveniva nel recupero di quartieri e zone del centro storico: penso al Cassero, agli ex Macelli, al parcheggio del Serraglio e dello stabile dell'Università, alla zona di San Fabiano e alla piazza di Sant'Agostino, al Teatro Politeama». Una spesa totale che supera i 30 milioni di euro, una cifra lievitata negli anni a causa di interventi non previsti. La prima fase di recupero ha interessato l'ala ovest della fabbrica e si è conclusa con l'apertura nel 2003 dello spazio museale. Oggi, con tre anni di ritardo dagli annunciati tempi di apertura dei locali per la lettura, si aggiungono i 5300 metri quadrati della biblioteca, ma i lavori non sono conclusi del tutto: manca ancora la sistemazione della piazzetta di ingresso e nuove aree parcheggio per motorini e auto. Mattei ricorda che il piano di recupero del quartiere di Santa Chiara riguardava anche la demolizione di vecchi capannoni nella zona per l'inserimento di nuove aree di sosta, e l'apertura della porta nelle vecchie mura con passaggio da via Pomeria. Solo così si potrà ovviare al problema reale dell'accesso alla "fabbrica della cultura", da sempre reso difficile per la sua collocazione tra storiche viuzze cittadine e poco visibile a chi non sia munito di un aggiornato navigatore satellitare. La nuova Lazzerini avrà un patrimonio librario e documentario invidiabile, costituito da migliaia di volumi, raccolte, cd e dvd. Solo un grande rammarico: il non possedere l'archivio di Curzio Malaparte, passato, solo pochi mesi fa, dagli eredi dello scrittore pratese alla Biblioteca di via del Senato a Milano. «Penso che possa essere possibile recuperare tale materiale - spiega Mattei - Sarà compito dell'amministrazione curare i rapporti con la biblioteca milanese».