Il TURISMO ha una marcia in più. Si chiama Arcus Spa. E' la società per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo, istituita dal Ministero per le Beni e le attività culturali. Per la realizzazione delle proprie attività si avvale delle risorse di cui all'articolo 60, comma 4, della legge 27 dicembre 2002, n.289 (legge finanziaria 2003): il 3 degli stanziamenti previsti per le infrastrutture è destinato alla spesa per la tutela e gli interventi dei beni e delle attività culturali. «E' una società - spiega il presidente Mario Ciaccia, banchiere di professione - che si fa catalizzatrice sul territorio dei diversi soggetti deputati allo sviluppo dello stesso, siano essi enti pubblici, e quindi regioni, province e comuni, siano essi soggetti privati (Federcultura, Civita, Aie, fondazioni bancarie ecc.). Arcus non gestisce Beni e attività culturali ma deve riuscire in un sistema integrato di turismo, trasporti e accoglienza a realizzare e sostenere quanto più possibile progetti e iniziative correlate. Deve riuscire a individuare aree del territorio in cui insistono beni o attività di diversa tipologia (siti archeologici, musei, spettacolo, arte moderna, cinema, ecc.) e nell'intesa coi soggetti che sono sul territorio attrarre il turismo culturale, un fenomeno sempre più massiccio e da sviluppare anche alla luce dei futuri turisti: da qui al 2020 è previsto che SOOmilioni di cinesi avranno tra i 15 e i 30 mila euro ciascuno e diventeranno i turisti in Italia per eccellenza». In quest'ottica, Arcus può essere anche volano di sviluppo per la piccola e media impresa incrementando il merchandising. «Noi oggi non disponiamo ancora di un vero merchandising - fa notare Giaccia -. Nei nostri bookshop non c'è artigianato di qualità, quando disponiamo di artigiani che ci vengono invidiati da tutto il mondo. Non a caso siamo stati chiamati per il restauro della città proibita in Cina. Invece va valorizzato, utilizzando questo tipo di applicazioni con le riproduzioni di loghi del Ministero (il logo di Arcus riproduce un'antica moneta di Diocleziano dove è raffigurato un ponte, che rappresenta il passaggio verso la cultura, ndr) e vendere questi prodotti d'artigianato di qualità su tutto il territorio nazionale e non soltanto nei bookshop museali. In più si potrebbe creare una catena di franchising volta verso l'estero dove il prodotto può essere acquistato. Al tempo stesso il medesimo prodotto potrebbe fornire l'immagine corretta del made in Italy. Al momento Arcus sta definendo il piano d'impresa che verrà portato quanto prima all'attenzione del Consiglio di amministrazione. «Siamo in attesa - dice Giaccia - di poter firmare la convenzione attuativa per il trasferimento dei fondi che per legge deve essere firmata dal Ministero delle infrastrutture, dal Ministero per i Beni e le attività culturali e il presidente di Arcus. Alla luce di questo disporremo di circa 55-56miloni di euro per quest'anno destinati a crescere di anno in anno per promuovere iniziative. Alcune partiranno immediatamente perché è lo stesso legislatore che le ha individuate e saranno mirate al barocco leccese». Previsti anche interventi nella grande area della Biennale di Venezia per consentire a tutto il sito Veneto e, non solo a Venezia, di essere sede permanente di eventi. Ma in agenda già ci sono pure aree non ancora valorizzate, come la città di Caserta e il suo sito di San Leucio.