La chiesa è nata in un convento nellultimo ventennio del Quattro-cento, voluto dagli Agostiniani provenienti dalla casa madre di San Giovanni a Carbonara, nelle adiacenze della piazzetta Villanova, che era il cuore pulsante della piccola comunità contadina insediata su buona parte di Posillipo. Anche il convento svolse un ruolo fondamentale nella vita di quella popolazione, non solo sul piano spirituale ed educativo, bensì su quello socio-economico, facendo da tramite fra il borgo e la città. E ciò fino a quando le leggi decretate da Giuseppe Bonaparte e Giocchino Murat tra il 1806 e il 1810 non accelerarono, come altrove, la fin des paysans. Purtroppo, dopo la soppressione, lex convento non ebbe la fortuna di altri enti ecclesiastici (gli Agostiniani erano stati privati di altri conventi già precedentemente) di essere distaccato. Esemplare il caso del monastero di Santa Brigida sopra Posillipo. Già appartenuto ai Domenicani e venduto allasta a privati, fu acquistato dai Gesuiti, e con il nome di San Luigi il complesso fa mostra di sé in via Petrarca. Acquirente dellex convento agostiniano fu Girolamo de Curtis, presenza assidua tra coloro che "assalirono la diligenza", soprattutto per persona da nominare, come nel caso del cospicuo fondo degli Agostiniani Scalzi nei pressi del Palazzo DonnAnna, per conto dellintellettuale napoletano don Francesco Carelli. Finalmente, negli anni Cinquanta dellOttocento, lex convento fu acquistato dal cardinale Sisto Riaro Sforza e donato al Seminario diocesano. Negli anni successivi, avendo il "distretto Villanova" subito ulteriori modificazioni nelle sue strutture socio-economiche e territoriali, si avvertirono nuovi bisogni. Laumentata popolazione, e con essa il numero dei fanciulli, pose nuovi problemi. A questultimi occorreva assicurare non soltanto unistruzione scolastica, bensì unistruzione religiosa, impartita da secoli dagli Agostiniani, fino al loro allontanamento. A tal fine, negli anni Ottanta, furono istituiti una scuola maschile, due femminili, un asilo infantile diretto dalle Suore dIvrea, e un oratorio detto del Buon Pastore, nei locali dellex convento, trasformatosi in luogo di accoglienza di ragazze madri e dei loro figli. A distanza di oltre un secolo la meritoria istituzione, alla quale le Suore avevano dedicato tutte le cure possibili per il decoro anche architettonico, complice il dopoterremoto, è stata dismessa. Da quel momento, il complesso monumentale, di cui il popolo di Villanova conserva un grato e nostalgico ricordo, versa nel più totale abbandono, con il grave rischio che possano essere cancellate per sempre le poche parti architettoniche degne di rilievo (alle quali certamente larchitetto Ferdinando Sanfelice diede il suo contributo) che sono sopravvissute. Penso al chiostro, alla scala di pietra, crollata per metà, alla cappella. Da studiosa e da posillipina di adozione mi sento di dire: salviamo il salvabile, finché si è ancora in tempo. Ho appreso, da un articolo di Patrizia Capua su queste pagine, che le possibilità ci sarebbero; e gli ultimi acquirenti ne danno piena assicurazione, congiuntamente alla disponibilità di accedere alle richieste di «abbattimento di alcune superfetazioni» e di cedere «uno spazio a uso pubblico». Che gli stessi stanno conducendo una battaglia sfibrante e dispendiosa tra cavilli burocratico-amministrativi, ricorsi e carte bollate, autorizzazioni prima date e poi revocate, alla ricerca di prove che probabilmente non potranno essere fornite oggi e tantomeno domani. E allora che fare? Rischiare di cancellare per sempre un pezzo di storia napoletana; rischiare la perdita di un complesso architettonico assai caro alla comunità di Villanova e dei napoletani in generale? Sotto locchio vigile della Sovrintendenza, a salvaguardia di quel che resta degli antichi valori, perché non imboccare il sentiero del buon senso? Ai responsabili amministrativi vorrei ripetere: salviamo il salvabile, prima che i rischi di crollo totale possano danneggiare, tra laltro, lattigua chiesa della Consolazione, consumando un duplice delitto. Lautrice è professore ordinario di Storia economica nellUniversità di Napoli Federico II