uando nel 1915 scoppiò la guerra non ci si preoccupò più di tanto. Il fronte era lontano e il patrimonio artistico dei musei milanesi sembrava non correre rischi. Alla dichiarazione del conflitto la pinacoteca di Brera venne chiusa al pubblico, ma non si ritenne necessario spostare altrove i quadri. Essi vennero semplicemente staccati dalle pareti (lasciando sui muri le cornici vuote), imballati e portati al pian terreno, in un locale considerato a prova di bomba. I grandi dipinti come la Pala di Pesaro del Savoldo o la Predica di San Marco dei fratelli Bellini vennero riuniti nella sala XVIII e protetti da sacchetti di sabbia. Di queste "grandi manovre" compiute tra le mura della pinacoteca milanese si conserva ancor'oggi la documentazione fotografica. Sono immagini di grande qualità e di eccezionale valore perché testimoniano in modo diretto e immediato quali traversie abbia subito il nostro patrimonio artistico nei momenti di crisi. Ma c'è di più: le immagini gelosamente conservate fino a oggi negli archivi della soprintendenza sono quasi tutte inedite. Per questo dobbiamo plaudire all'idea della soprintendenza braidense di inserire, nell'ambito delle iniziative legate dei 200 anni della pinacoteca, la mostra «Brera e la guerra», dedicata alle foto dei musei milanesi durante le due avventure belliche mondiali. È difficile guardare questi scatti senza provare emozioni. All'inizio nessuno pare turbato. Le immagini ci mostrano una Brera tranquillamente impacchettata in attesa che passi la bufera. Solo quando l'esercito italiano cedette sulla linea di Caporetto nel 1917 lo spavento dilagò alla grande. È allora che si passò alle vie di fatto: messe da parte tutte le riserve sui «pericoli dei viaggi», Brera e i principali musei milanesi (Castello Sforzesco, Ambrosiana e Poldi Pezzoli) vennero evacuati in fretta e furia. Le casse con le opere vennero fatte salire sui treni e spedite a Roma. Sui convogli viaggiarono anche l'Altare d'oro della Basilica di Sant'Ambrogio e il tesoro del Duomo di Monza. Le fotografie ci mostrano i "cortei trionfali" delle casse milanesi mentre attraversano piazza Venezia per essere ricoverate nell'omonimo palazzo, oppure ci illustrano gli arrivi delle opere nel cortile di San Damaso in Vaticano. Queste immagini non sono drammatiche: i carichi partono e arrivano nelle stazioni tranquillamente e i carri dei traslochi attraversano le vie di Roma senza alcuna fretta. Tali trasporti sembrano quasi delle scampagnate, suscitano la divertita curiosità dei passanti e persino il compiacimento dei facchini, che posano con fierezza davanti all'obiettivo dei fotografi. Ben altro spessore di tragedia avranno invece le foto scattate in occasione della Seconda guerra mondiale. Se osserviamo questo secondo nucleo di immagini proviamo ancor'oggi i brividi. Nel 1940 la task force di Brera (composta dal soprintendente Pacchioni e dai funzionari Dell'Acqua, Wittgens e Ottino Della Chiesa) non si fa trovare impreparata: i capolavori vengono imballati e nascosti nei sotterranei della Cariplo e del Castello Sforzesco, oppure spediti in un due ville nei pressi di Brescia e Perugia. Più tardi verranno spostati nelle Marche. Nessuno può ancora immaginare a quale ecatombe stia andando incontro il patrimonio museale milanese. Nell'agosto del 1943 il centro di Milano viene devastato dai bombardamenti. L'Ambrosiana brucia, il Poldi Pezzoli va in cenere e molti spezzoni incendiari colpiscono Brera sopra le Sale Napoleoniche. Dai «Diari» di Gian Alberto Dell'Acqua (ampliamente citati in catalogo) apprendiamo che si tentò di scongiurare la rovina salendo sui tetti della pinacoteca e togliendo a mani nude i tizzoni ardenti. Purtroppo il fuoco avrebbe avuto la meglio, come documentano le desolanti foto scattate da Claudio Emmer dopo l'immane rogo. Le opere d'arte, evacuate altrove, uscirono incolumi dai bombardamenti, ma corsero egualmente terribili pericoli. Con l'8 settembre l'Italia tracollò, venne divisa in due e trasformata in un campo di battaglia. Dov'erano nascosti i capolavori di Brera? Ahinoi, si trovavano proprio lungo la Linea Gotica, dalle parti di Urbino. Se oggi possiamo nuovamente ammirarli, dobbiamo dir grazie al coraggio di alcuni gloriosi funzionari come Pacchioni, Dell'Acqua e Pasquale Rotondi. Mettendo a repentaglio la vita e agendo tra perigli d'ogni sorta, essi riuscirono a sottrarre i tesori di Brera alla bramosia dei tedeschi e ai pericoli dei combattimenti. Poi, attraverso viaggi e traversie degne di un film di Indiana Jones, riuscirono a portarli in salvo tra le valli e i laghi lombardi, mentre altre opere avrebbero trovato la salvezza oltre le mura del Vaticano. L'ultimo capitolo della mostra è dedicata alla ricostruzione: foto intense e commuoventi ci aiutano a capire come i milanesi, volendo sollevarsi da tanta rovina, cercarono di recuperare la dignità perduta ricostruendo, prima di ogni altra cosa, i loro grandi musei. «Brera e la guerra» a cura di Cecilia Ghibaudi, Milano, Pinacoteca di Brera dal 10 novembre 2009 al 21 marzo 2010. Catalogo Electa.
MILANO - Guerra al museo
La Pinacoteca di Brera a Milano fu chiusa al pubblico nel 1915 a causa della guerra e i quadri furono imballati e portati al pian terreno in un locale considerato a prova di bomba. I dipinti più grandi vennero riuniti nella sala XVIII e protetti da sacchetti di sabbia. Le immagini fotografiche di questo periodo sono state conservate e mostrate nella mostra "Brera e la guerra" per ricordare le traversie subite dal patrimonio artistico durante le due guerre mondiali. Nel 1940, i capolavori furono imballati e nascosti nei sotterranei della Cariplo e del Castello Sforzesco, oppure spediti in ville nei pressi di Brescia e Perugia.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo