Linventore della Fiera di Rho-Pero concorda con Gregotti: però non facciamone una guerra di religione Non dimentichiamo quella che era la funzione urbanistica delle piante nellOttocento E comunque per risolvere i problemi ce ne vorrebbero milioni, altro che novantamila Lidea di Abbado e di Piano è molto bella ma io vedrei alberi in via Manzoni o in Fatebenefratelli. E poi perché no, anche nelle aree dismesse tipo ex Varesine e vicino alla Bocconi «Gli alberi di Abbado nel centro sono unidea bellissima, ma non in piazza Duomo». Massimiliano Fuksas, uno dei più noti architetti italiani, interviene nel dibattito su Repubblica sul progetto di piantare gli alberi donati dal celebre direttore dorchestra a Milano, che Renzo Piano vorrebbe anche in piazza Duomo. Dalla Cina dove sta realizzando a Shenzhen uno dei più grandi aeroporti del mondo, lautore, tra laltro, del progetto del nuovo polo fieristico di Rho-Pero lancia un appello: «Non facciamone una guerra di religione. Lasciamo la decisione ai paesaggisti e ai botanici». Architetto Fuksas, il suo giudizio sul verde di Milano? «Per risolvere il problema del verde ci vorrebbero milioni di alberi non 90mila. Intendiamoci, il maestro Claudio Abbado merita tutto il nostro rispetto prima di tutto come musicista e anche per questa splendida iniziativa. Ce ne fossero tante di persone come lui in Italia, soprattutto in momenti come questi. Ma certo non si può pretendere di scaricare tutto sulle sue spalle un problema come quello del verde di questa città». Cioè? «Il problema è che sia a Milano come a Roma si tagliano sempre di più gli alberi vecchi dicendo che sono malati perché la manutenzione costa troppo. E quel che è più grave è che non vengono ripiantati». La sua ricetta? «Se nè parlato per venticinque anni e non se ne è fatto nulla. Piantare alberi è diventato più difficile che costruire case abusive. Ogni città può avere unidea di verde diversa a seconda di come è stata progettata. NellOttocento i viali alberati avevano una funzione urbanistica non solo decorativa. Coincidevano con il perimetro delle mura di fortificazione ormai abbattute». E Milano? «È una città che è stata pensata per avere un centro storico molto minerale, cioè senza alberi. Anche a New York, come ha ben raccontato nei suoi film Woody Allen, ci sono strade che sono punteggiate di piccoli alberi. La cosa che mi piace di più di Milano è che è una città minerale fuori, cioè priva di alberi, mentre nasconde dentro cortili pieni di verde a terrazzi con alberi di alto fusto». Come giudica lidea di piantare gli alberi di Abbado anche in piazza Duomo? «Una cosa che adoro di Milano sono le sue strade prive di alberi che si contrappongono ai giardini nascosti nei cortili o sui terrazzi dove sono stati piantati anche alberi di alto fusto. Attici che col tempo si sono trasformati in vere e proprie foreste. Milano ha avuto uno sviluppo ottocentesco del verde. Piazza Duomo, invece, ha avuto unimmagine nel cinema neorealista. Mi ricordo un film in cui Totò diceva che a Milano cera la nebbia anche se non si vedeva. Lì gli alberi forse non centrano molto». Dunque boccia il progetto del suo collega Renzo Piano? «In Italia si litiga già troppo. Ci manca di farlo anche sugli alberi. La questione non è alberi sì e no, ma semmai dove piantarli. Non vorrei apparire troppo conservatore, ma forse noi architetti faremmo bene a lasciare il campo in questo caso ai paesaggisti e ai botanici. Già ci occupiamo di troppe cose». Lei comunque dove li pianterebbe questi alberi? «Ci sono molte vie del centro dove starebbero bene. In via Manzoni, in via Fatebenefratelli, ma anche in molte aree dismesse». Per esempio? «Dallarea delle ex Varesine al quartiere Garibaldi. Anche vicino allarea delluniversità Bocconi se ne potrebbero piantare tantissimi. Si potrebbe anche pensare di valorizzare il quartiere Ticinese. La prima cosa da fare sarebbe un censimento del verde di Milano. Non ne farei una guerra di religione tra questioni metodologiche o storicistiche. Cercherei di vedere tutta la questione sotto forma di innovazione. Ma anche nel rispetto della storia urbanistica di questa città. Come si fa quando si decide di conservare un determinato selciato o particolare una pietra».