Abbiamo scritto più volte che la salvaguardia del territorio dovrebbe essere una carta forte del centrosinistra nelle prossime Regionali. Riconoscendo i propri errori, dovrebbe lanciare lallarme per lo stato del territorio regionale, non solo sotto laspetto delle bellezze paesaggistiche, ma anche sotto quello dei suoi beni urbanistici e architettonici e sotto quello della sicurezza idrogeologica. Le premesse del piano casa non sono incoraggianti. Le difficoltà sulla variante blu, la debolezza di fronte ai comuni vogliosi di cemento sono certo oggettive, ma anche indizio di incertezza, di titubanza nellopera di protezione territoriale, di scarsa convinzione, di sensibilità ambientale intermittente. Il fatto è che la sinistra paga il pedaggio di una cultura che lha a lungo indotta a considerare i beni naturali e storici come uno strumento da sfruttare e non un patrimonio da conservare e trasmettere. Lasciando, così, al radicalismo un po sfizioso e maniacale dei verdi e alla generosità ingenua di qualche associazione ambientalista la gestione di una dimensione che invece dovrebbe starle a cuore più che a qualunque altra forza politica. La tutela della natura e della storia architettonica pregiata è infatti un modo per conservare un bene di tutti, che giova soprattutto a chi non ha altra ricchezza che quella comune, collettiva, storica e naturale. Ci sono purtroppo ancora, a sinistra, una fatica, una difficoltà a comprendere limportanza sociale ed economica della protezione del paesaggio, dovute, forse, allimpostazione veteromarxista dellideologia originaria, che vedeva nellattività produttiva e costruttiva lunico centro motore delleconomia e della politica. Questo, probabilmente, spiega lappoggio, nel recente passato, allattivismo edilizio nei porti e la dissennata politica cementizia nel savonese. Lo noto oggi anche nella mia città dorigine, a Imperia, dove la sinistra locale non riesce a convincersi dellopportunità di una battaglia per il riconoscimento e la tutela dei porti storici, di pregio e centralità urbana, come quello di Oneglia (o di Camogli o di Portofino), e premette logiche di sfruttamento commerciale (pur opportune, necessarie, ma non primarie e comunque da commisurare allambiente e al decoro circostanti) a quelle di valorizzazione architettonica e culturale dellantico bacino, che pure avrebbero ricadute importanti sul turismo. Invece, una grande forza politica popolare dovrebbe cercare di diffondere una sensibilità che riconosca a centri cittadini, a paesaggi costieri e montani (larchitettura mirabile e utilissima dei muri a secco dellentroterra, oggi fatiscente e in frana libera!) il pregio di monumenti storici e naturali, il valore di bene comune, insegnando che essi costituiscono il maggior patrimonio della Liguria e la sua carta didentità nel mondo. A questo riguardo, come abbiamo già scritto, la Regione dovrebbe rivendicare il suo ruolo di garante del paesaggio naturale e urbano, non cedendolo al controllo esclusivo dellente locale più prossimo (il Comune), il meno indicato, come ben si sa, a proteggerlo, per comprensibili tentazioni di fare cassa attraverso di esso e l inevitabile esposizione alla pressione cementizia e speculativa degli abitanti. Le proteste dellimperiese intorno al pur largheggiante piano casa sono indicative. Saprà, vorrà Burlando lanciare un grande progetto, finanziario e legislativo, di salvaguardia della Liguria, chiamare a raccolta i liguri perché possano lasciare ai loro figli una regione perlomeno non troppo peggiore, possibilmente migliore di quella ricevuta gratuitamente dai padri?
LIGURIA - Il cemento veteromarxista. Caro Burlando, salviamo la liguria dal cemento
La salvaguardia del territorio dovrebbe essere una priorità per il centrosinistra nelle prossime Regionali. La regione dovrebbe riconoscere i propri errori e lanciare un allarme per lo stato del territorio, sia per le bellezze paesaggistiche che per i beni urbanistici e architettonici. Il piano casa non è incoraggianti, con difficoltà sulla variante blu e debolezza di fronte ai comuni vogliosi di cemento. La sinistra dovrebbe riconoscere il pregio di monumenti storici e naturali, il valore di bene comune, insegnando che essi costituiscono il maggior patrimonio della Liguria e la sua carta didentità nel mondo.
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