Mondragone Frotte di bambini delle elementari a bocca aperta a fare «ohooo», un maschietto a indicare alle compagne con solennità «Questa è proprio la Coppa del Mondo che teneva in braccio Fabio Cannavaro». Poi gruppi di studenti, lampeggiare di flash dai telefonini, la fila per farsi fotografare accanto alla coppa. Uno esclama accorato: «Guagliù, ci pensate, questa è la Coppa che gli azzurri di Lippi quasi se la mangiavano». E, rivolto ai severi vigilantes «Per piacere, una carezza, una sola, fatemela toccare». Due sinuosità, due bellezze affiancate: quella superba, bronzea della Venere di Prassitele e lo splendore aureo della Coppa del Mondo. Nel Museo archeologico civico di Mondragone per due giorni due miti accostati, quello dell'arte e quello dello sport. La coppa , arrivata di buon mattino di venerdì, riparte oggi in serata dalla città rivierasca casertana alla volta di Roma per proseguire il pellegrinaggio intrapreso il 26 agosto scorso. «L'altro ieri spiega Francesco Cola, dirigente della Figc, custode e responsabile del 'tesoro' l'abbiamo esposta a Coverciano in occasione del congresso dei giornalisti sportivi. Da domenica nuovamente in giro per l'Italia». A Mondragone la sosta del trofeo che ricorda l'epico mundial conquistato dall'Italia nel 2006, è stata voluta dall'amministrazione comunale per sottolineare opportunamente il convegno inaugurato in serata sul tema «Lo sport nell'antichità romana e il fair play». Promotore dell'iniziativa il consigliere Fabio Gallo che spiega: «Il calcio rappresenta occasione di socializzazione, si pratica lo sport, si fa amicizia, ci si sfida nel rispetto delle regole del gioco. E la coppa dimostra quali risultati si possono raggiungere con l'impegno agonistico». La coppa accanto alla Venere attribuita a Prassitele, recuperata dal mare di Sinuessa: accostamento blasfemo? «No, tutt'altro dice Luigi Crimaco, direttore del museo . Non si dimentichi il valore che aveva lo sport nell'antica Grecia, nella Roma imperiale e a quali fatiche si sottoponevano gli atleti per conquistare un coppa. Oggi questo trofeo calcistico ha lo stesso significato e in questa occasione fa da traino alle preziosità museali. Ha visto quanti giovani non conoscevano la Venere?». Gli fa eco un ragazzo, tutto gel e simpatia, Antonio Parisi che dice ai compagni: «Io lo sapevo e l'ho detto a questi qua che conoscono soltanto Cannavaro e Del Piero». Franco Tontoli